Sangue del mio sangue

Sangue del mio sangue

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Un Bellocchio minore torna in concorso a Venezia: Sangue del mio sangue è un divertissement sbilenco, a tratti piacevole ma sostanzialmente sterile.

Bobbio borgo natio

Federico, un giovane uomo d’armi, viene sedotto, proprio come il suo gemello prete, da suor Benedetta che verrà condannata ad essere murata viva nelle antiche prigioni di Bobbio. Nello stesso luogo, secoli dopo, tornerà un altro Federico, sedicente ispettore ministeriale, che scoprirà che l’edificio è ancora abitato da un misterioso conte che vive solo di notte… [sinossi]

L’immediato paragone che vien da fare con Sangue del mio sangue è Sorelle mai, film del 2010 che Marco Bellocchio diresse con l’aiuto e il contributo degli studenti della sua scuola di cinema e che ambientò interamente nella natia Bobbio, un titolo minore – e comunque interessante – della sua filmografia presentato nella sezione Extra al Festival di Roma. Ora, Sangue del mio sangue, che tra l’altro appare anche meno riuscito di Sorelle mai, è invece in concorso a Venezia 2015: una decisione che ci sembra eccessiva per un film che porta con sé in maniera evidente i segni di una insistita amatorialità e di un divertissement in famiglia. Tutto ciò accade mentre il prossimo film importante – anche a livello produttivo – del regista piacentino, Fai bei sogni, con nel cast Berenice Bejo e Valerio Mastandrea, è in lavorazione e probabilmente finirà per andare a Cannes. E già da questa differenza di destinazione d’uso delle due più recenti opere di Bellocchio ci pare evidente cogliere come le distanze tra i due festival vadano allargandosi sempre di più, con Venezia che perde progressivamente d’importanza non solo per la mancanza endemica di strutture adeguate, ma anche per una serie di scelte al ribasso da parte del comitato di selezione.

Comunque, in Sangue del mio sangue, Bellocchio ripropone alcune delle classiche ossessioni del suo cinema: il doloroso anti-clericalismo, la morbosità familiare e la vita oppressiva in una piccola comunità (qui di nuovo la cara Bobbio). Stavolta, un po’ sull’onda del recente Bella addormentata, vi sono però diversi piani narrativi che dovrebbero specchiarsi l’un l’altro per permettere di dare maggiore dimensione e profondità ai simboli che vanno man mano ad enuclearsi. E questi due piani narrativi sono addirittura ambientati in differenti periodi storici, il Seicento per il primo, il presente per il secondo, anche se la location è unica: un ex convento, trasformato in carcere e ora abbandonato.
Attraverso di essi, Bellocchio ha provato a creare risonanze e rimandi, affidando ad esempio agli stessi attori due ruoli, uno nel presente e uno nel passato, a partire dal protagonista, suo figlio Pier Giorgio. Ma, al di là della trovata dell’unica location (in cui all’inizio si agitano dei monaci seicenteschi e dopo, nel presente, un Herlitzka vampiresco), le vicende restano totalmente differenti: nella prima una giovane viene murata viva nel monastero perché accusata di intendersela con un prelato, nella seconda un ispettore ministeriale entra nell’edificio e scopre che lì vi abita un anziano e misterioso signore (Herlitzka per l’appunto). E non bastano parallelismi grossolani, come quello tra l’enigmatico Herlitzka a caccia di fanciulle in fiore e il cardinale anziano che permise di far murare viva la giovane, per lasciar sviluppare discorsi come il parassitismo della vecchiaia o la bellezza sacrale della gioventù, tutt’altro.
Sangue del mio sangue infatti appare piuttosto un coacervo di ispirazioni diverse cui si è tentato di dare coerenza in modo forzato e in cui quel che resta di stimolante non è il qui abusato simbolismo bellocchiano, quanto piuttosto alcune intuizioni e/o banalmente alcune scene divertenti (quale quella delle due racchie che giacciono con il protagonista).

Va in effetti a sprazzi il nuovo film di Bellocchio, finendo alla lunga per affossarsi e concedendosi solo alcune, rare, buone idee (come un incipit molto efficace all’interno del monastero). In più, ad aumentare ulteriormente la sensazione di confusione vi è anche l’ingresso nella vicenda contemporanea di riferimenti alla mala-politica, alla corruzione e quant’altro, tanto per alludere che là dove il male era la Chiesa, ora è il cosiddetto Palazzo. Ebbene, questo spirito un po’ post-pannelliano e un po’ neo-grillino non contribuisce a sviluppare un discorso, anzi lo impoverisce ulteriormente nel tentare di mettersi in maniera artefatta e forzata a parlarci dei mali del presente. E, in un’ultima parte che va sempre peggiorando, vi è almeno un dettaglio degno di nota: l’insegna di un Bed and breakfast chiamato Buongiorno, notte. Il richiamo al film su Aldo Moro vuole forse essere un boutade atta a sottolineare l’innato gattopardismo italiano? Vuole fare riferimento alla storia che si ripete prima in forma di tragedia e poi di farsa? Forse… ma è più probabile che si tratti dell’ennesimo sghiribizzo autoriale di cui è costellato Sangue del mio sangue. In ogni caso da Bellocchio è lecito aspettarsi sempre qualcosa in più.

Info
Sangue del mio sangue sul sito della Mostra del Cinema di Venezia.
Il trailer ufficiale di Sangue del mio sangue.
Sangue del mio sangue sul sito della 01 Distribution.
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