Gli uomini di questa città io non li conosco. Vita e teatro di Franco Scaldati

Gli uomini di questa città io non li conosco. Vita e teatro di Franco Scaldati

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A un anno da Belluscone, una storia siciliana, Franco Maresco torna al Lido con un film di nero pessimismo che si costruisce come un nuovo elogio della sconfitta: Gli uomini di questa città io non li conosco. Vita e teatro di Franco Scaldati, dedicato al poeta, drammaturgo, regista e attore palermitano scomparso poco più di due anni fa.

Quanti personaggi utili ho indossato

La vita e l’opera di Franco Scaldati, che ci ha lasciati nel 2013 e che è stata una delle figure più significative della seconda metà del Novecento europeo. Resta nella sua opera l’irripetibile rappresentazione di un’umanità marginale, sconosciuta e ormai scomparsa nella sua essenza… [sinossi]

Possiamo finalmente dirlo: Franco Maresco è riuscito a superare la fase più difficile della sua carriera, quella fase nata con lo scioglimento della coppia con Daniele Ciprì. L’ha superata faticosamente e con mille difficoltà, ma soprattutto l’ha superata riuscendo a realizzare in cinque anni tre film di assoluto valore: Io sono Tony Scott del 2010, Belluscone, una storia siciliana dello scorso anno e Gli uomini di questa città io non li conosco. Vita e teatro di Franco Scaldati, presentato fuori concorso alla 72esima edizione della Mostra del Cinema di Venezia. Si tratta di tre film che ruotano intorno allo stesso tema, quello della scomparsa definitiva di un mondo, tema però declinato in modo diverso e secondo differenti prospettive.
Nel caso di Gli uomini di questa città io non li conosco. Vita e teatro di Franco Scaldati è centrale la città di Palermo e la figura per l’appunto di questo uomo di teatro appartato – scomparso poco più di due anni fa – che non ha avuto mai il giusto riconoscimento per la sua opera e intorno a cui Maresco – che ne è stato lungamente amico – costruisce il racconto.
La struttura seguita è molto simile a quella di Io sono Tony Scott: una ricostruzione storica che attraversa diverse fasi – tra cui anche quella dell’ascesa – e che arriva fino a un presente di desolazione e sconfitta, di scomparsa e disfacimento, di perdita della memoria sociale e collettiva. Anche Scaldati, come Tony Scott, è un dimenticato, un rimosso, che ha goduto solo di un parziale riconoscimento, in particolare negli anni Ottanta, ma che al contrario del clarinettista americano non si è chiuso in se stesso e, piuttosto, ha continuato a promuovere la cultura teatrale a Palermo, arrivando a tenere workshop nei quartieri popolari e ad esperire direttamente la vita sottoproletaria e a riconoscersi in essa, come del resto aveva sempre fatto nel corso della sua vita.

Intervenendo con la sua consueta voice over, Maresco ci parla perciò della carriera di Scaldati, della sua importanza nell’aver riportato alla luce gli aspetti più arcaici della lingua palermitana e nell’aver dato voce agli ultimi, ai sommersi. Viene quindi progressivamente alla luce un parallelismo che si fa sempre più evidente nel corso del film, vale a dire quanto un programma come Cinico Tv debba a Scaldati, quanto quei corpi deformi e grotteschi fotografati in bianco e nero siano figli del teatro viscerale di quest’altra grande figura di artista palermitano.
E, allora, rispetto a Tony Scott, dove il parallelismo con lo stesso Maresco avveniva nel segno di un’uguale solitudine e di un identico afflato alla dimenticanza, alla depressione – cui il regista si identificava pienamente -, qui si aggiunge un discorso in più: la filiazione nei confronti di Scaldati, che vale come sottolineatura delle proprie origini. E, nel momento in cui si parla di se stessi e si racconta da dove si è nati, da dove si proviene, vuol dire che ci si ritrova e ci si riappacifica.
E infatti, in Gli uomini di questa città io non li conosco. Vita e teatro di Franco Scaldati, Maresco forse come mai in passato, ci parla di Palermo, di quella Palermo sanguigna sporca e vitale che non aveva conosciuto ancora né i palazzinari né Berlusconi, ci parla del teatro dei pupi, delle radici di una cultura e di un’arte popolari, il cui ribollire, la cui sofferenza ha preso corpo nel corso dei secoli fino ad arrivare ad essere espressa, nelle sue ultime propaggini, prima in Scaldati, poi nei Ciprì-Maresco di Cinico Tv.
Allora il nero pessimismo di cui è disseminato il film – si parla comunque di un uomo che è stato completamente dimenticato dalle istituzioni, così come ci viene mostrato nel finale – si colora di altri accenni rispetto al passato. L’epopea dei perdenti si fa qui infatti ancor più consapevole e non è un caso che, proprio nel finale del film, vi sia la citazione di una poesia di Scaldati dedicata alla sconfitta, perché chi ha perso è in qualche modo più valoroso, più degno di rispetto. E l’esaltazione della sconfitta – oltre ad essere un meccanismo tipicamente wellesiano, che ci fa ravvisare un altro parallelismo tra Maresco e l’autore di F for Fake – è in qualche modo una vittoria, è il valore nel riconoscere la propria dignità di perdente, di Cassandra inascoltata, la cui voce però finirà per forza per arrivare a qualcuno.

Oltre ai preziosi materiali di repertorio che ci permettono di assistere sia alla Palermo più povera che a quella della ricostruzione, Gli uomini di questa città io non li conosco si compone soprattutto di estratti dagli spettacoli teatrali di Scaldati, frammenti di riprese sparse, compreso un bellissimo episodio di Cinico Tv in cui Scaldati si esibisce in uno spassoso dialogo in grammelot con l’amico e collega di sempre, Gaspare Cucinella. Ed è in questi frammenti presi dai suoi spettacoli che possiamo apprezzare la cavernosità della voce di Scaldati, una voce che sembrava arrivare dalle viscere della terra, che dava colore e corpo ai bassifondi, a partire dalla stessa spazzatura, più volte citata come parte integrante della vita di strada di un tempo.
Ma Scaldati, ci ricorda Maresco, era molto altro che un semplice attore, interprete tra gli altri anche per gli stessi Ciprì e Maresco in Il ritorno di Cagliostro o per i fratelli Taviani in Kaos: era anche un poeta, un drammaturgo, un regista teatrale. Eppure in pochi, in pochissimi lo ricordano, sia in Sicilia che ancor di più nel resto d’Italia. Maresco ci ha aiutato a saperne qualcosa di più. Ora tocca a noi proseguire e informarci ancora su Scaldati, magari andandoci a leggere qualche suo testo teatrale. E bisognerà andare in biblioteca, forse alla Nazionale, perché i suoi libri sembrano essere tutti quanti fuori catalogo…

Info
La scheda di Gli uomini di questa città io non li conosco. Vita e teatro di Franco Scaldati sul sito della Biennale.
Una clip tratta da Gli uomini di questa città io non li conosco. Vita e teatro di Franco Scaldati.
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