Interrogation

Interrogation

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Il cinema in lingua tamil fa la sua irruzione nella Mostra di Venezia con il tesissimo thriller poliziesco Interrogation, di Vetri Maaran, che riesce a coniugare impegno politico e afflato popolare. Nel concorso di Orizzonti.

Chennai odia: la polizia non può sparare

Un gruppo di immigrati (Pandi, Murugan, Afsal e Kumar) vengono arrestati dalla polizia di Stato locale, torturati e costretti a confessare un crimine di cui non sanno nulla. Quando tutte le speranze sembrano perse, un poliziotto della loro città d’origine parla in loro difesa all’udienza in tribunale, facendoli scarcerare. Il poliziotto chiede di ricambiare il favore e i ragazzi acconsentono, ignari del triste destino che li attende. Dopo essere diventati involontariamente testimoni di un tradimento politico, il sistema cerca di zittirli a ogni costo. Ma Pandi è deciso a farsi sentire. [sinossi]

Se c’è una cinematografia che esce vittoriosa dalla settantaduesima edizione della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, si tratta senza dubbio alcuno di quella indiana. Al di là del restauro in digitale dell’indispensabile Sete eterna (Pyaasa) di Guru Dutt del 1957, testimonianza di un passato tanto glorioso quanto pressoché sconosciuto alla stragrande maggioranza degli appassionati e degli addetti ai lavori, il Lido è stato illuminato dalla presenza di due opere provenienti dal Subcontinente. Di For the Love of a Man, documentario di Rinku Kalsy inserito in Venezia Classici, si è già avuto modo di scrivere: un intelligente resoconto del divismo che si spinge fino a pochi passi dalla pura e semplice idolatria. Ma il vero colpo al cuore, nonché un delle visioni più avvincenti dell’intera Mostra, è passato sugli schermi durante gli ultimi giorni (quelli in cui la kermesse veneziana ha preso a salire di livello in modo quasi vertiginoso). Interrogation non è solo un cupo thriller poliziesco che indaga la corruzione politica indiana, e non è neanche un semplice film di denuncia. Certo, mescola i due aspetti in modo uniforme, ma non è tutto qui.
Nel meticciamento tra impeto “sociale” e struttura popolare, Interrogation è la dimostrazione della vitalità di una nazione che da un punto di vista strettamente cinematografico viene ancora con troppa facilità associata a Bollywood.

Ma non è parlato in hindi, il film di Vetri Maaran, quarantenne già autore di Ruthless Man (2007) e Arena (2011), perché come il documentario della Kalsy proviene dal Tamil Nadu. Anche nello stato in cui emigrano i protagonisti di Interrogation, l’Andhra Pradesh, si parla una lingua diversa dall’hindi, il telugu; dettagli che al pigro occhio occidentale con troppa facilità sfuggono, o vengono dati per scontati. Il peso di Interrogation non si valuta solo sul suo già eccellente valore estetico e cinematografico, ma anche sull’importanza che acquista la sua presenza all’interno di un festival internazionale: Bollywood non è più l’unico punto d’approdo per chi avesse voglia di confrontarsi con un prodotto mainstream indiano.
Perché Maaran dimostra di saper gestire una materia tutt’altro che facile come quella della storia (vera) che porta in scena con la sicurezza del veterano. Il ritmo a cui lo spettatore deve abituarsi fin dalle prime sequenze non lascia scampo, e non per una scelta ipercinetica. È l’angoscia, il sentimento della paura, la certezza di non essere mai al sicuro di niente, che attanaglia le viscere del pubblico, legandole a doppio nodo alla poltrona del cinema. Non è facile uscire indenni dalla visione di un film come Interrogation, brutale atto d’accusa contro il sistema indiano nel suo complesso (e sotto il profilo della lettura politica, la scelta di ambientare la vicenda in due stati diversi dell’India è davvero convincente) che prende spunto da una vicenda realmente accaduta. Un gruppo di emigranti tamil vengono accusati di un crimine che non hanno commesso. La polizia dell’Andhra Pradesh vuole convincerli a forza di botte a confessare, perché il furto per il quale sono stati arrestati si è svolto nella casa di un pezzo grosso della politica locale. Li tortura, fino a estorcere una confessione. Quando tutto sembra perduto, una squadra di poliziotti tamil, in trasferta per portare a termine un arresto (tutt’altro che legale), riesce a intercedere per i quattro sventurati e a ottenerne il rilascio. I quattro decidono di tornare nella loro terra d’origine, approfittando del passaggio che può dar loro il poliziotto. Ma è l’inizio dell’incubo, non la fine. Perché della polizia non ci si può fidare, in un sistema corrotto e basato su regole antidemocratiche.

Quello che sembra a prima vista durante la proiezione una suddivisione in due parti (il modo in cui sono trattati coloro che emigrano, pur sempre all’interno dell’India, e la mala politica dei palazzi del potere) si rivela a conti fatti un unico grande organismo, messa alla berlina del potere e delle sue infinite storture. Un film politico che, come già si accennava, non rinuncia mai alla sua vocazione popolare, intrattenendo – se così si può dire – lo spettatore. Un thriller poliziesco tesissimo, che procede a nervi scoperti verso una tragedia ineluttabile. Nel mirabile uso degli spazi – Interrogation si fonda essenzialmente su due location, la stazione di polizia nell’Andhra Pradesh e quella nel Tamil Nadu – Vetri Maaran costruisce sequenze destinate a rimanere a lungo impresse nella memoria del cinefilo. Su tutte valga l’esempio del lungo finale nel canneto, in cui il carattere di genere del film prende il sopravvento.
Ma è lo stato incubale in cui il regista fa sprofondare i suoi sventurati protagonisti – colpevoli di essere di una casta senza valore, pedine da utilizzare come si preferisce – a spostare in maniera definitiva l’ago della bilancia. Un’opera visivamente potente, livida, buia e cupa, che traccia le coordinate di una nazione slabbrata e incancrenita, che del pensiero del padre della patria Mohandas Karamchand Gandhi non possiede più neanche le briciole. Ovviamente sarà impossibile recuperarlo in Italia, per cui si procederà alla tecnica del download selvaggio, di qui a qualche mese. Un peccato, perché Interrogation è uno di quei film che vanno goduti nel buio di una sala, di fronte a uno schermo nel quale sia possibile far sprofondare lo sguardo.

Info
Interrogation sul sito della Biennale.
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1 Commento

  1. Ganesh 11/10/2015
    Rispondi

    Salve ,
    Vivendo a Chennai,avevo scoperto questo film grazie che parlo Italiano. Fatto :uno dei sous regista di questo film ha cercato qualcuno di
    Conoscenza della lingua .

    Ganesh

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