Il paese dove gli alberi volano. Eugenio Barba e i giorni dell’Odin

Il paese dove gli alberi volano. Eugenio Barba e i giorni dell’Odin

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Presentato alle Giornate degli autori, esce ora in sala il secondo lavoro di Jacopo Quadri, qui con la co-regia di Davide Barletti, che rientra in una serie di ritratti dedicati ai grandi del teatro. Dopo La scuola d’estate su Luca Ronconi, è la volta di Eugenio Barba con Il paese dove gli alberi volano.

Sventurato il teatro che ha bisogno di registi

Nella silenziosa provincia danese si preparano i festeggiamenti per i cinquant’anni dell’Odin Teatret, la compagnia teatrale che, sotto la guida di Eugenio Barba, ha cambiato le coordinate dello spettacolo del secondo Novecento. Dalle più diverse latitudini del pianeta arrivano a Holstebro squadre di artisti. L’Odin non è solo una compagnia, è una comunità allargata e atemporale. Attori che sono anche muratori-sarti-organizzatori e una fattoria come teatro. La preparazione di questa festa invoca la possibilità del teatro di miscelare cielo e terra, tra falò rigenerativi e alberi che volano. [sinossi]

La delusione di Eugenio Barba stesso, manifestata subito pubblicamente al q&a della prima proiezione pubblica veneziana, dà un’idea delle coordinate con cui valutare, con i suoi limiti intrinseci, questo secondo ritratto teatrale di Jacopo Quadri, coadiuvato da Davide Barletti. “La mia figura singola non può essere isolata da quel gruppo di persone con cui lavoro e convivo da cinquant’anni”: è il concetto che ha sostanzialmente espresso il grande uomo di teatro. E in effetti, a parte Julia Varley, in Il paese dove gli alberi volano. Eugenio Barba e i giorni dell’Odin si vedono poco gli altri protagonisti, Jan Ferslev, Tage Larsen, Iben Nagel Rasmussen, Roberta Carreri, che sono entrati a far parte del pantheon della storia del teatro.
C’è un abisso tra il teatro di regia di Luca Ronconi, per di più un regista estremamente accentratore e perfezionista su cui era incentrato La scuola d’estate, il primo lavoro di Jacopo Quadri sui maestri del teatro, e l’antropologia teatrale, il Terzo Teatro di Eugenio Barba. L’Odin Teatret funziona come un collettivo artistico, lavora in ensemble, è una comune di artisti che vivono in simbiosi. Dall’altra parte però c’è la necessità rivendicata da Quadri di dover costruire per Il paese dove gli alberi volano un ritratto artistico, cui probabilmente si deve aggiungere, com’è giusto, l’interesse dell’Apulia Film Commission nella parabola umana del pugliese Eugenio Barba. Si tratta di qualcosa di più di una semplice incomprensione, che va a coinvolgere lo scarto stesso tra cinema e teatro. Se il primo infatti ha sempre avuto bisogno del regista, di questa figura che è come esterna al gruppo di attori, nel secondo è un’introduzione recente, al posto del tradizionale capocomico, fatta risalire a fine Ottocento e propria del Novecento, dove comunque non sempre è centrale.

Un gruppo di bambini di Nairobi: il simbolo del respiro terzomondista dell’Odin Teatret, gruppo teatrale che recita nella lingua del paese ospite, della concezione del teatro e della danza come dialogo interculturale, ponti tra tradizioni lontane. Artisti, teatranti, danzatori, musicisti, danzatori, maschere, artisti circensi, e spettatori, da tutto il mondo si radunano a Hostelbro, piccola cittadina danese, per la Festuge, la celebrazione che combacia con i cinquant’anni di attività dell’Odin. La camera di Quadri e Barletti si aggira per la città. È un centro pulito e ordinato, Hostelbro, tipico dei paesi nordici, dalle siepi ben pettinate, percorso da vigili poliziotti a cavallo, sotto un cielo terso, e i registi ne colgono i piccoli momenti di ordinaria manutenzione, i giardinieri intenti nella potatura. Le strade e le piazze di Hostelbro saranno presto invase da spettacoli colorati, da artisti, trampolieri, giocolieri, sotto l’egida di Mr. Peanut, il pupazzo scheletrino archetipo dell’Odin.

La storia della compagnia, come raccontata in Il paese dove gli alberi volano, è anche quella di una cittadina dagli amministratori illuminati che vollero fornire una sede all’Odin, fargli i ponti d’oro, in modo che potesse produrre i suoi spettacoli da portare in giro per il mondo. Una condizione particolarmente fortunata e rara nella storia del teatro e dell’arte, che non si può non contrapporre, per contemporaneità di visioni veneziane, a quella di Franco Scaldati, figura ostracizzata, come raccontato da Franco Maresco in Gli uomini di questa città io non li conosco.
In una geografia teatrale Hostelbro è l’equivalente di Wuppertal per Pina Bausch. Come Wenders scandagliava la cittadina tedesca in Pina, Barletti e Quadri fanno lo stesso con Hostelbro. Ma tra il modello Wenders e quello del Wiseman autore dei lavori sulla danza e sul teatro, come Ballet, La Comédie-Française ou L’amour joué, La danse e Crazy Horse, i due registi di Il paese dove gli alberi volano propendono decisamente per il secondo che, per esempio in La danse, riusciva a cogliere momenti come l’assemblea sindacale dei ballerini. Non lasciano parlare la danza o il teatro, non si adagiano. Sono più interessati ai meccanismi, al funzionamento della macchina dello spettacolo, alla sua genesi, all’allestimento stesso del festival e anche, come si è detto, dei ritmi della cittadina, lavorando rigorosamente senza voce off. Le parti di spettacolo vero e proprio sono minime rispetto a quelle di prove, allenamenti, training, incontri. Ed emerge un uomo, Eugenio Barba, quasi ottantenne, estremamente dinamico, in movimento perenne. E qui si coglie l’essenza di un teatro in continuo divenire, che nasce dall’esercizio fisico costante, dal training con gli attori, che sono anche registi, dove non c’è separazione netta tra le prove e lo spettacolo vero e proprio. Il teatro che, a differenza del cinema che funziona in una dimensione naturalistica, è il terreno della magia, dove gli alberi volano.

Di Ronconi, Quadri coglieva l’aspetto pedagogico, e contemporaneamente umano, mostrandolo al lavoro nella sua scuola estiva per attori a lavorare con loro su testi, come puro esercizio, senza uno spettacolo come fine. Una dimensione dove l’autogestione del gruppo veniva semplicemente smentita dalla presenza di cuochi e camerieri. Di fronte a Barba e all’Odin, i registi di Il paese dove gli alberi volano riescono ancora a stupirsi. E noi con loro.

Info
La scheda di Il paese dove gli alberi volano. Eugenio Barba e i giorni dell’Odin sul sito delle Giornate degli Autori.
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