A Brighter Summer Day

A Brighter Summer Day

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La versione restaurata in 35mm di A Brighter Summer Day, il fluviale capolavoro di Edward Yang, è stata presentata al pubblico durante la decima edizione della Festa del Cinema di Roma.

Taipei Story

Taipei, 1960. I figli delle famiglie arrivate nell’isola in fuga dalla Cina di Mao e di quelle autoctone si dividono in bande di teppisti in perenne guerra tra di loro; tra i figli degli esuli dalla Mainland China c’è anche Xiao Si’r, innamorato della bella Ming, la ragazza del carismatico Honey… [sinossi]

Spesso, sospinti da una diatriba a un’altra, ci si trova a fronteggiare l’interrogativo su quale valore abbiano ancora oggi i festival, in un’epoca di piattaforme online, digitalizzazione selvaggia, downloading e passaggi televisivi ad alta fedeltà. Quasi sempre, di fronte a questa problematica, la discussione si ingolfa in fretta e furia, slittando sulla buccia di banana dei finanziamenti statali, dello spreco di denaro, dell’opulenza ostentata ma evitabile. Tutto vero, e spesso fin troppo puntuale. Ciò non toglie che esistano momenti, per i cinefili di stretta (non necessariamente strettissima) osservanza, che da soli valgono l’esistenza di un’intera kermesse, o poco meno. In questo senso abbastanza paradigmatico appare l’esempio della decima edizione della Festa del Cinema di Roma, dove nonostante una a tratti preoccupante penuria di titoli degni di un qualche interesse, ci si è potuti imbattere in alcuni frammenti di cinema con la C maiuscola.
Il primo venerdì di festival (errata corrige: “festa”), in un Auditorium semivuoto, il Teatro Studio – la sala che l’amministrazione capitolina insieme alla Fondazione Cinema per Roma ha voluto dedicare alla memoria di Gianni Borgna – si è illuminato dei bagliori del cinema di Edward Yang. Per di più in una proiezione in pellicola, sempre più una rarità nei festival internazionali. All’interno dei “film del cuore” dei selezionatori, infatti, è stato presentato allo scarno pubblico – una quarantina di persone, nonostante non ci fosse pressoché nulla in contemporanea e la proiezione fosse aperta a qualsiasi tipo di accredito e perfino al pubblico, che poteva accedere grazie alla “free entrance” – A Brighter Summer Day, nella copia restaurata nel 2009 dalla World Cinema Foundation nei laboratori de L’immagine ritrovata. Il crepitare ballonzolante del 35mm, ad accompagnare le immagini e i suoni del cinema di Yang, ha permesso agli spettatori di accedere a un luogo altro, mitico e cristallizzato nel tempo, dove gli adolescenti si uniscono in gang in lotta tra loro per trovare un senso a un’esistenza spaesata, senza radici, ancorata a un universo che è distante anni luce, nonostante si trovi solo al di là del mare.

A Brighter Summer Day non è solo un fiammeggiante e tragico fermo immagine su un’epoca di Taiwan, in cui gli esuli cinesi, fuggiti nell’isola al seguito delle truppe di Chiang Kai-shek, guardavano ancora a Shanghai e al momento in cui avrebbero ottenuto la loro rivalsa sui maoisti. È molto di più: è un saggio, mai pedante e mai dimentico della narrazione, di etica cinematografica. Yang, che nel 1960 (anno in cui inizia il film) aveva tredici anni, proprio come alcuni dei protagonisti, si affida ai ricordi innestando fin dalle prime inquadrature il seme della nostalgia: ma quando la storia di Xiao Si’r, delle sue amicizie e dei suoi amori, si affatica dietro un’esistenza slabbrata, insoddisfatta e incapace di comprenderlo, anche la nostalgia inizia a corrompersi, lasciando spazio al rimpianto, alla sofferenza, perfino al disprezzo.
Non è casuale che il titolo inglese scelto per il mercato internazionale, A Brighter Summer Day (l’originale 牯嶺街少年殺人事件, traslato in Gǔ lǐng jiē shàonián shārén shìjiàn, è traducibile come “L’omicidio accidentale del ragazzo di via Guling”), sia estrapolato da un distico del testo di Are You Lonesome Tonight?, il classico portato al successo da Elvis Preasley. È Elvis che sognano i ragazzi delle due bande che si fronteggiano, in modo sempre più acceso e violento, per il predominio della cittadina: è l’immagine stereotipata di un altro mondo, che rifugga le ambizioni conservatrici della Cina di Chiang ma anche l’ideale “democratico” di Sun Yat-sen.
Il risveglio a nuova vita di Xiao Si’r e dei suoi sodali esplode in ogni direzione: nella negazione dei dettami culturali nei quali è stato svezzato, nella profanazione dell’ideale lealtà che dovrebbe essere alla base di ogni divisione in gang, nella scoperta dell’attrazione sessuale, del desiderio, dell’umiliazione, della gelosia. A Brighter Summer Day coglie in profondità il senso intimo dell’adolescenza, la sua naturale propensione a un ribellismo privo di struttura (come faceva, proprio negli anni in cui è ambientato il film, anche il cinema hollywoodiano, con la creazione di icone come quella di James Dean), la sua inevitabile sconfitta nei confronti della vita, e dell’età adulta. Ma Yang ha anche il coraggio di mettere in scena due adolescenze, tra loro parallele: quella del suo riottoso protagonista – che il padre cerca in ogni modo di trasferire dalle classi serali a quelle mattutine, senza riuscire a oliare gli ingranaggi già incancreniti del potere – e quella della nazione in cui vive.

Per questo A Brighter Summer Day è anche (soprattutto?) un grande film su Taiwan e sulle sue radici reinventate, rattoppate alla bene e meglio: un tema, quello della crescita ribollente e incontrollata di Taiwan, già alla base dei film precedenti di Yang, come Taipei Story (1985) e The Terrorizers (1986) e che in seguito tornerà anche in Mahjong (1996) e soprattutto in Yi Yi – e uno… e due… (2000). Mentre le bande giovanili se le danno di santa ragione, arrivando anche a uccidersi a vicenda, la polizia segreta controlla la situazione prendendo di mira tutti gli intellettuali – o le persone ritenute tali – che non si adeguano a uno stile di vita “consono” ai dettami di Chiang e del suo nazionalismo. I carri armati sfilano avanti e indietro nelle strade di campagna, senza che nessuno in apparenza ne avverta il peso.
La regia di Yang non è mai stata così ellittica, virulenta e ieratica allo stesso tempo, sacrale e naturale, classica e innovativa. La nouvelle vague che per un pugno di anni animò la produzione nazionale (è interessante recuperare ciò che ci ha confidato a riguardo Hou Hsiao-hsien durante l’intervista che ci ha concesso a Venezia) trova in A Brighter Summer Day la sua sublimazione naturale, priva di qualsiasi forzatura. Opera di una potenza di fronte alla quale è davvero impossibile opporre resistenza, questo fluviale racconto di quattro ore non si accontenta di filmare un “trancio di vita”, ma penetra fino nelle profondità dell’umano, e della sua fragilità più dolce e disperata. Quella, per l’appunto, di essere umano. Un capolavoro senza tempo.

Info
Una scena di A Brighter Summer Day.
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