C’era una volta

C’era una volta

di

Quasi cinquant’anni prima di Matteo Garrone fu Francesco Rosi a portare in scena i racconti di Giovanbattista Basile. C’era una volta, un fantasy ‘sudista’ con Omar Sharif e Sophia Loren.

Aglie, fravaglie, fatture ca nun quaglie

Nel regno di Napoli, sotto la dominazione spagnola, vive la splendida Isabella, popolana abilissima in cucina sia a preparare che a lavare i piatti, che vive di piccoli espedienti con l’aiuto di alcuni ragazzini. Amico della ragazza è Giuseppe da Copertino, un monaco in odore di santità che svolazza sui tetti del convento, e che di lì a poco morirà. Un giorno, vestito in panni borghesi, capita da quelle parti in sella ad un cavallo appena domato il principe, che, invaghitosi immediatamente di Isabella e per metterla alla prova, le chiede di preparargli sette gnocchi… [sinossi]

Se c’è un paragone che in pochi hanno promosso nel corso degli ultimi anni, è quello tra Matteo Garrone e Francesco Rosi. Un afflato etico, politico e popolare non dissimile, un’attenzione certosina a temi affini, un’attrazione per quell’umanità immersa nella Storia ma laterale, ostacolo (a volte, se non spesso, involontario) agli ingranaggi del sistema. Ciò che è strano, e da un punto di vista storico e critico decisamente grave, è che quasi tutti coloro che si sono approcciati lo scorso maggio a Tale of Tales – Il racconto dei racconti, all’epoca della presentazione a Cannes e dell’uscita in sala, abbiano mancato di fare riferimento a Francesco Rosi e al suo adattamento delle fiabe di Giovan Battista (o Giambattista) Basile. Sono trascorsi, è vero, quasi cinquant’anni, ma la memoria corta non è un difetto da prendere sottogamba.
Nel 1967 la carriera di Carlo Ponti sta raggiungendo l’apice. Dribblate le accuse di bigamia per il matrimonio con Sophia Loren a Città del Messico (Ponti è ancora sposato con Giuliana Fiastri, visto che il divorzio in Italia è ancora lontano) e divisa la carriera professionale che lo legava a Dino De Laurentiis, Ponti è di stanza a Hollywood. Lì produce, tra gli altri, Il dottor Zivago, che impone al pubblico mondiale un nuovo divo, Omar Sharif. Tra i progetti che il produttore di Magenta vorrebbe riuscire a portare sullo schermo c’è una revisione piuttosto libera delle fiabe di Basile, a cui è appassionato. Un’occasione per dare nuovo slancio a Sharif, in un film di facile intrattenimento, e alla stessa consorte.

In realtà è difficile immaginare cosa sarebbe potuto essere un film come C’era una volta se Ponti non avesse trovato dietro la macchina da presa un regista come Rosi. Un autore che veniva da tutt’altro tipo di cinema e che aveva portato a termine nel 1964 un altro gioiello perduto e da ritrovare, il sublime Il momento della verità, un dramma tra toreador con protagonista Miguel Mateo Miguelín: un momento di passaggio anche per Rosi, che abbandona la collaborazione con il direttore della fotografia Gianni Di Venanzo per iniziare quella con Pasqualino De Santis.
C’era una volta è senza dubbio il film più “popolare” di Rosi, quello che si avvicina ai canoni del racconto classico senza alcun tipo di ritrosia: ma lo sguardo che il regista di Salvatore Giuliano e Le mani sulla città posa sulla vicenda della buffa e tormentata storia d’amore tra il principe e la bella popolana Isabella non si limita ad adattarsi a un territorio fino a quel momento meno battuto. Raro esempio di cinema favolistico italiano – anche nell’epoca d’oro della produzione di genere e dell’industria, tra la fine degli anni Cinquanta e la metà degli anni Settanta, il fantasy rimane in un angolo, ridotto a una nicchia dagli horror, dai western, dai polizieschi e dai gialli – C’era una volta sorprende a distanza di quasi cinquant’anni per la sua capacità di muoversi sul doppio registro del reale e dell’immaginifico senza smarrire mai la direzione.
Merito, ovviamente, della regia di Rosi, in grado di prendere personaggi/macchietta e di immergerli nel paesaggio. Un paesaggio che non è mai mero sfondo, ma diventa a suo modo personaggio a sua volta: è l’Italia del sud, rimasta immutabile e immota nei secoli, ancorata a credi ancestrali ma anche in grado di una sana fuga verso la “giustizia”. Un’indole battagliera che è ben racchiusa nel ruolo affidato alla Loren, che combatte contro qualsiasi imposizione, sia essa impartita anche dall’uomo di cui è follemente innamorata. Là dove il fantasy dell’epoca spesso fa leva su stordenti ricostruzioni scenografiche, a Rosi basta la realtà nella quale sta ambientando la sua storia per evocare il fantastico: in questo senso assume ancora maggior peso il raffronto tra C’era una volta e Tale of Tales – Il racconto dei racconti. Tra il Tavoliere delle Puglie e il Vallo di Diano, senza dimenticare l’immancabile Matera, Rosi trova la naturale ambientazione di una storia grottesca, buffonesca, che non si prende mai sul serio ma mette comunque alla berlina le stolide certezze del potere, e di chi lo esercita. Con un grande Carlo Pisacane nel ruolo della strega (sua la battuta che dà il titolo a questo breve excursus critico: “Aglie, fravaglie, fatture ca nun quaglie”) e Leslie French volante nei panni di Giuseppe da Copertino, C’era una volta è un esempio di cinema popolare che all’epoca fu bistrattato e che ancora oggi viene nascosto sotto il tappeto, quasi si desiderasse fare finta che Rosi non l’abbia mai girato. Una distorsione critica che palesa i soliti problemi che affliggono il cinema italiano e la lettura che si dà di esso. Nel vedere French librarsi in aria o la ricostruzione del celebre banchetto della “frittatona” non si può che provare un senso di mestizia per le sfide che la produzione italiana era in grado di affrontare, senza porsi particolari problemi. Dopotutto lo afferma con chiarezza il titolo stesso. C’era una volta…

Info
Una scena di C’era una volta.
Il dvd di C’era una volta sul sito della CG.
  • Cera-una-volta-1967-Franceesco-Rosi-01.jpg
  • Cera-una-volta-1967-Franceesco-Rosi-02.jpg
  • Cera-una-volta-1967-Franceesco-Rosi-03.jpg
  • Cera-una-volta-1967-Franceesco-Rosi-04.jpg
  • Cera-una-volta-1967-Franceesco-Rosi-05.jpg
  • Cera-una-volta-1967-Franceesco-Rosi-06.jpg
  • Cera-una-volta-1967-Franceesco-Rosi-07.jpg
  • Cera-una-volta-1967-Franceesco-Rosi-08.jpg

Articoli correlati

Array
  • Festival

    Festival di Roma 2015Roma 2015

    Il Festival del Film di Roma 2015, dal 16 al 24 ottobre, giunto alla decima edizione. Come già l'anno scorso, si conferma il ritorno all'idea di Festa. Con quali risultati?
  • Festival

    Roma 2015 – Minuto per minuto

    Annotazioni, pensieri, piccole e grandi polemiche: il resoconto della vita quotidiana nei fatidici giorni della decima edizione della Festa del Cinema di Roma, dal 16 al 24 ottobre 2015.
  • Blu-Ray

    Salvatore Giuliano

    di Tragedia di Stato, trasversali idee d'autorità e misteri senza verità. Salvatore Giuliano supera il film-inchiesta e il dato contingente per dirigersi verso universali riflessioni su storia e cinema. Prima volta in blu-ray per Cristaldi Film e CG.
  • Archivio

    Il racconto dei racconti RecensioneIl racconto dei racconti – Tale of Tales

    di Matteo Garrone si avvicina al fantasy traendo ispirazione dalla raccolta di fiabe Lu cunto de li cunti di Giambattista Basile. In concorso al Festival di Cannes 2015 e nelle sale italiane.
  • DVD

    Le mani sulla città RecensioneLe mani sulla città

    di Per Mustang Entertainment e CG Home Video esce in dvd per la prima volta in Italia Le mani sulla città, uno dei film più acclamati e significativi di Francesco Rosi. Capolavoro del nostro cinema, tra film-inchiesta, elegante commistione di generi e tragedia nazionale.