La delgada línea amarilla

La delgada línea amarilla

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Un film d’amicizia maschile che non evita schemi usurati e si adegua a ogni cliché a disposizione. La delgada línea amarilla di Celso R. García, alla decima Festa del Cinema di Roma.

Sulla strada

Il viaggio di cinque uomini che hanno il compito di tracciare la linea mediana di una strada che unisce due città messicane: più di duecento chilometri di manto stradale e vernice gialla, il tutto da completare in meno di quindici giorni. Cinque uomini solitari riuniti insieme dal fato, con lo scopo di guadagnare qualche soldo, ma senza aspettative. Il viaggio cambierà il loro approccio alla vita. Alla fine della strada scopriranno che c’è una linea sottile tra giusto e sbagliato, tra riso e pianto, vita e morte. [sinossi]

Chissà cosa spinge molti registi, agli albori degli anni Duemila, a sfruttare la linea di mezzeria di una strada per tentare di raccontare qualcosa sull’umanità, o su una parte di essa. Ebbe inizio il tutto nel 2011 al Torino Film Festival, quando fece la sua apparizione in concorso Á annan veg, vale a dire Either Way, dell’esordiente islandese Hafsteinn Gunnar Sigurdsson; il film, che raccontava la storia dei due “quasi cognati” Finnbogi e Alfred che nei primi anni Ottanta in Islanda devono tratteggiare le linee di una strada perduta nel nulla, si portò a casa nientemeno che la vittoria del Festival sotto la Mole. Il suo successo valicò non solo i confini islandesi e italiani, visto che neanche un anno e mezzo dopo, nel febbraio del 2013, nel concorso della Berlinale approdò Prince Avalanche, il remake diretto da David Gordon Green con qualche variazione nella sceneggiatura e lo spostamento geografico dalla brulla Islanda alle foreste del Texas. Anche in questo caso il successo andò ben oltre le aspettative, visto che David Gordon Green ottenne il riconoscimento come miglior regista.
Magari ambisce a percorrere gli stessi fasti festivalieri anche il trentanovenne Celso R. García, che esordisce alla regia con La delgada línea amarilla dopo una lunga gavetta nell’universo dei cortometraggi. Il film, che è uscito in patria addirittura lo scorso marzo, è nella selezione ufficiale della decima Festa del Cinema di Roma e, vista parte della concorrenza, potrebbe perfino agognare a un riconoscimento finale.

Dopotutto non c’è dubbio che García faccia di tutto per prestare continua attenzione alla dimensione “popolare” di ciò che sta mettendo in scena: ogni singolo punto di svolta de La delgada línea amarilla è calcolata fin nei minimi dettagli, studiata con il bilancino. Lo dimostra, qualora si avesse qualche dubbio, già la scelta dei caratteri da portare in scena: il burbero e disilluso Toño, il tenero e timido Gabriel, il buffonesco Atayde, il misterioso e forse infido Mario, il giovane idealista e sincero Pablo. Cinque uomini diversi, dai caratteri complementari, che devono trovare il modo di lavorare e vivere insieme per quindici giorni, il tempo necessario a tracciare la linea di mezzeria (la sottile linea gialla del titolo) su una strada secondaria e semi-deserta.
Fin quando García deve lasciar andare il tempo senza preoccuparsi troppo della struttura narrativa e di ciò che realmente il suo film “vuole” dire, La delgada línea amarilla procede senza particolari intoppi, fotografando con onesto populismo lo stato di crisi (economica, ma non solo) del Messico di oggi. I nodi vengono al pettine, invece, quando la trama inizia ad arrancare e deve necessariamente essere rimpolpata: qui il giovane regista perde la bussola e la direzione, e decide di affidarsi a ogni tipo di cliché possa appartenere ai road movie e ai buddy-movie. C’è così spazio per un bagno in un laghetto rubato durante l’orario di lavoro, per una serie di confessioni davanti a una buona birra fredda, per una partita di calcio improvvisata. Nulla che turbi a ben vedere un prodotto medio, con le sue onestà e le sue furbizie. Lasciano ben più dubbi alcune scelte narrative ed estetiche del finale, e viene seriamente da pensare che García pensi di essere sceso chissà quanto in profondità nello studio sull’umano. Così non è, e per quanto si possa seguire senza alcun problema – e a tratti divertendosi – la storia di questi cinque uomini, è certo che non ne rimarrà traccia nelle memorie cinefile future. Finirà ben presto per sbiadire, come la linea che divide a metà la strada.

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Le riprese de La delgada línea amarilla.

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