The Wolfpack

The Wolfpack

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Il cinema e la cinefilia come via di fuga, come strumento per crescere, per capire se stessi e la vita. L’esordiente Crystal Moselle riesce a entrare nella casa e nelle vite della famiglia Angulo: padre, madre e sei fratelli cresciuti per anni e anni tra quattro mura, lontani da tutto e da tutti. E il cinema, i film, come unico ponte per il mondo esterno. Presentato nella sezione Alice nella città, The Wolfpack scivola in alcuni passaggi, ma tra i suoi meriti può vantare l’immersione in una famiglia davvero fuori dall’ordinario e la messa in scena di una cinefilia totalizzante.

Tarzan Boy

I sei fratelli Angulo hanno trascorso tutta la propria vita rinchiusi in un appartamento del Lower East Side di Manhattan, lontani dalla società civile. Soprannominati “The Wolfpack”, sono straordinariamente brillanti, si sono formati studiando a casa, senza nessun conoscente al di fuori della famiglia e non sono praticamente mai usciti dal loro appartamento. Tutto ciò che conoscono del mondo esterno proviene dai film che guardano in maniera ossessiva e che rimettono in scena meticolosamente, utilizzando elaborate attrezzature sceniche e costumi fatti in casa. Per anni questo passatempo è stato per loro uno sfogo creativo e un modo per prevenire la solitudine: ma dopo la fuga di uno dei fratelli (indossando la maschera di Michael Myers per proteggersi), le dinamiche familiari sono cambiate, e tutti i ragazzi hanno cominciato a sognare di avventurarsi all’esterno… [sinossi]
Oh, oh, oh, oh, oh, oh, oh, oh, oh, oh, oh
Oh, oh, oh, oh, oh, oh, oh, oh, oh, oh, oh
Oh, oh, oh, oh, oh, oh, oh, oh, oh, oh, oh
Oh, oh, oh, oh, oh, oh, oh, oh, oh, oh, oh
Baltimora – Tarzan Boy

Più della volontaria reclusione, del rifiuto della società e della tentacolare New York, delle stramberie di due genitori alquanto frikkettoni e del percorso formativo alternativo, di The Wolfpack ci resterà dentro lo sguardo su una cinefilia onnivora, disordinata, bulimica. Uno sguardo che, inconsapevolmente, esce dallo schermo, ruota di centottanta gradi e catture le dinamiche di chi osserva gli Angulo durante le proiezioni festivaliere. Insomma, non tanto il pubblico delle sale, ma proprio quella sorta di famiglia, solitamente concentrata nelle prime tre-quattro file, che si ritrova film dopo film, festival dopo festival. Anche in questo caso, la reclusione è volontaria, la formazione culturale è alternativa. Cinefili appassionati e bulimici che osservano altri cinefili bulimici e appassionati. Un cortocircuito che non andrà oltre le prime tre-quattro file…

Torniamo a bomba. L’esordiente Crystal Moselle riesce a entrare nella casa e nelle vite della famiglia Angulo: padre, madre e sei fratelli cresciuti per anni e anni tra quattro mura, lontani da tutto e da tutti. Non è scontato conquistare la fiducia di un gruppo così chiuso e The Wolfpack è quantomeno apprezzabile già per questo motivo. I fratelli Angulo, vulcani di creatività, si raccontano attraverso il cinema, le immagini, le ricostruzioni artigianale dei loro classici: siamo dalle parti di Be Kind Rewind, di una voglia matta di cinema, di creazione, di raccontarsi.
Nel loro percorso formativo hollywoodiano rintracciamo il parziale fallimento e il parziale successo delle scelte sui generis dei genitori: lo spauracchio del sistema capitalista filtra attraverso le immagini, accompagnando la crescita umana e culturale dei ragazzi. Hollywood, cantore prediletto del sogno americano e dei suoi eccessi, è l’ancora di salvezza, il ponte per un ritorno alla temuta normalità.

Non tutto funziona del documentario della Moselle, che lascia solo trasparire le profonde contraddizione paterne e materne e il duro percorso di emancipazione dei figli. Il racconto è quasi interamente filtrato attraverso la patinata multicolore della cinefilia, delle pellicole amate, delle sequenze ricostruite (e le certosine trascrizioni dei dialoghi di Pulp Fiction, Le iene e The Fighter…), come se tutti i problemi fossero sovrastati e cancellati dalla fabbrica dei sogni, mentre nel mondo esterno brillano le mille luci di New York – che trappola liberatoria la cinefilia. Alcune sequenze (la metropolitana, il viaggio, la telefonata alla madre) sono troppo costruite e stridono un po’, in contrasto con la contagiosa naïveté degli Angulo, con un immaginario che si nutre di Tarantino e Tarzan Boy. Insomma, si percepisce la presenza della macchina da presa, della regista, della sua interferenza.

Info
Il sito ufficiale di The Wolfpack.
The Wolfpack sul sito di Alice nella città.
Il trailer italiano di The Wolfpack.
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