Amama

Amama

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Amama, esordio al lungometraggio di Asier Altuna, è un affascinante viaggio nei Paesi Baschi rurali, in eterno bilico tra tradizione e modernità. Alla Festa di Roma.

I tre alberi

In una fattoria in pietra, baluardo della tradizione rurale nei Paesi Baschi, gli abitanti si sentono come intrappolati da un destino che è stato loro imposto dalla nascita. I tre figli di Thomas e Ixabel conoscono bene questa realtà. Amaia cerca di conciliare la ricerca artistica e l’eredità dei suoi antenati. Anche contro l’ostinazione irragionevole del padre, con il quale ingaggia un confronto aspro e arcaico, come quella terra. La nonna, Amama, osserva placida il destino della sua famiglia e del mondo che sembra sbiadire davanti ai suoi occhi. [sinossi]

Tra le varie libertà espressive che seguirono il collasso del Franchismo in Spagna, vi fu l’esplosione delle produzioni “periferiche”, lontane dalla Castiglia, che aveva ovviamente centralizzato il sistema-cinema per poterlo controllare con maggiore facilità. Insieme alla cosiddetta «comedia madrileña» di Almodóvar, Trueba e de la Iglesia, vennero dunque alla luce fenomeni di capillare importanza come la «Escuela de Barcelona» (tra i cui esponenti val la pena citare quantomeno Vicente Aranda e Jaime Camino) e il «nuevo cine vasco». Da quest’ultimo, che proponeva finalmente lo sguardo di una delle regioni che più duramente avevano resistito alla dittatura di Francisco Franco, vennero fuori nomi oggi tralasciati con troppa facilità dai cinefili non spagnoli, come Montxo Armendáriz, Imanol Uribe (salvadoreño di nascita, ma basco per adozione culturale) e Juanma Bajo Ulloa. L’Euskadi, terra che insieme alla Catalogna combatte con dura caparbietà contro l’assorbimento da parte della cultura dominante spagnola, e che ha avuto nell’Euskadi Ta Askatasuna un braccio armato in grado di destabilizzare lo Stato per oltre cinquant’anni, trova alla fine degli anni Settanta anche una voce cinematografica, con un riverbero che si avverte ancora oggi, come dimostra anche Amama, opera prima di Asier Altuna presentata alla decima edizione della Festa del Cinema di Roma, dove concorre al premio del pubblico insieme a tutti gli altri titoli ospitati nella “selezione ufficiale”.

In un programma festivaliero che non ha lesinato nella proposta di film prodotti nel mondo latino, come l’argentino Eva no duerme o il messicano La delgada línea amarilla, Amama fa irruzione proponendosi come un oggetto alieno fin dalla lingua scelta: dimostrando notevole coerenza, Altuna fa recitare i suoi protagonisti in euskera, la lingua basca di cui è ancora oggi ignota la sua radice originale.
L’utilizzo dell’euskera, insieme all’immersione della storia in un paesaggio rurale destinato con ogni probabilità all’estinzione, fa del film di Altuna un’opera che sembra proiettata fuori dal tempo, estrapolata dal contemporaneo per sprofondare nei meandri dell’arcaico. La tradizione, punto di partenza di Amama, è in perenne contrasto con il moderno, così come la regia di Altuna, che si muove con eleganza tra ipotesi classiche e improvvise svisate surreali ai limiti dello sperimentale. Per quanto la storia narrata non possegga in sé germi particolarmente innovativi, seguendo un canovaccio già metabolizzato nel corso di anni di visioni (il conflitto generazionale che si pone come metafora dell’incapacità dell’antico a confrontarsi con il moderno, e viceversa), Altuna dimostra di non adeguarsi con facilità alla prassi. Ne viene fuori un film in continuo conflitto, con la narrazione canonica che viene destabilizzata a colpi di visionarietà, e la libertà espressiva che non deflagra mai completamente; non resta comunque l’impressione di un film incompiuto, perché i concetti espressi da Altuna sono permeati di un’aura di eternità che li rende universali.

La scelta poi di affidare lo sguardo principale a un personaggio muto, quello della vecchia Amama, madre delle madri, permette al film di ragionare, forse in maniera involontaria, sul senso stesso della visione cinematografica: come l’anziana protagonista anche il cinema è un osservatore, spesso muto, ma sempre vigile, sfaccettato, ricco di riflessi e delle angolazioni più disparate.
Per quanto alla Festa del Cinema sia passato un po’ in sordina, Amama è un esordio da non sottostimare, e che potrebbe segnalare al popolo cinefilo un nuovo regista da tenere nella giusta considerazione.

Info
Il trailer di Amama.
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4 Commenti

  1. Manuele 18/06/2016
    Rispondi

    non è un esordio!

  2. Trackback: Proiezione del film Amama – Associazione Culturale EUSKARA

  3. STEFANO 23/12/2017
    Rispondi

    Riusciremo mai a vederlo AMAMA noi “comuni mortali spettatori”?

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