Da Leo McCarey a Melville: A qualcuno piace classico

Da Leo McCarey a Melville: A qualcuno piace classico

L’orribile verità di Leo McCarey – con protagonisti Cary Grant e Irene Dunne – inaugura il prossimo 27 ottobre la rassegna A qualcuno piace classico, giunta alla sua quinta edizione. La manifestazione, che si tiene come sempre a Roma al Palazzo delle Esposizioni con proiezioni in 35mm a ingresso libero, si chiuderà il 31 maggio con Léon Morin, prete di Jean-Pierre Melville.

Giunto ormai alla quinta edizione e accolto da un immutato successo, si rinnova l’appuntamento con A qualcuno piace classico, la rassegna di capolavori della storia del cinema. Come ogni anno sarà possibile riscoprire sul grande schermo alcune pietre miliari della settima arte, presentate esclusivamente in pellicola 35mm, formato tuttora insostituibile per vivere al meglio l’esperienza del cinema del passato.
Si parte con una delle più scatenate screwball comedy di sempre, L’orribile verità di Leo McCarey, sorretto dalla coppia Cary Grant e Irene Dunne, e nel corso della rassegna ritroveremo la Hollywood dei tempi d’oro anche nei film di maestri come John Ford (Il prigioniero dell’isola degli squali), Joseph L. Mankiewicz (Lettera a tre mogli), Rouben Mamoulian (Il segno di Zorro), Charlie Chaplin (Luci della ribalta), senza dimenticare Orson Welles che, in veste d’attore, è protagonista con Joan Fontaine de La porta proibita, tratto da Jane Eyre.
Il mappamondo del grande cinema include quest’anno la Spagna del leggendario Lo spirito dell’alveare di Victor Erice, la Russia di Solaris, tra i massimi capolavori di Tarkovskij (presentato nella versione originale integrale), e l’Ungheria di Silenzio e grido, tra le vette dell’arte di Miklós Jancsó. Arrivano invece dall’Inghilterra Figli e amanti di Jack Cardiff e I misteri del giardino di Compton House, clamoroso esordio di Peter Greenaway, nonché Cul de sac, firmato dal genio apolide di Roman Polanski. Un Melville inusuale (Léon Morin, prete) e un Resnais d’annata (Mon oncle d’Amerique, Grand Prix a Cannes) portano la bandiera francese, mentre per l’Italia è in programma Umberto D., capolavoro neorealista di De Sica.
La rassegna, che si terrà come ogni anno a Roma al Palazzo delle Esposizioni con ingresso libero fino a esaurimento posti, è promossa e organizzata da Centro Sperimentale di Cinematografia – Cineteca Nazionale, Azienda Speciale Palaexpo, La Farfalla sul Mirino.
Di seguito il programma:

Martedì 27 ottobre, ore 21.00
L’ORRIBILE VERITÀ
(The Awful Truth, Usa 1937)
di Leo McCarey, con Cary Grant, Irene Dunne, Ralph Bellamy
b/n, durata: 91’, 35mm, VO sott. italiani
Jerry e Lucy sono una coppia affiatata dell’alta società newyorkese, ma il sospetto di reciproche infedeltà li spinge a chiedere il divorzio. In attesa della sentenza definitiva, però, non riescono a evitare di frequentarsi, finché, dopo una serie di equivoci, torneranno l’uno nelle braccia dell’altra. Commedia capolavoro della Hollywood classica, grazie a un ritmo infallibile, una regia perfetta (premiata con l’Oscar) e un miracoloso equilibrio tra divertimento, cattiveria e romanticismo.

Martedì 17 novembre, ore 21.00
I MISTERI DEL GIARDINO DI COMPTON HOUSE
(The Draughtsman’s Contract, Gb 1982)
di Peter Greenaway, con Anthony Higgins, Janet Suzman, Anne-Louise Lambert
colore, durata: 108’, 35mm, versione italiana
Un pittore riceve dalla nobile Lady Herbert l’incarico di eseguire 12 disegni della sua villa nella campagna inglese, con la clausola che alla consegna di ciascun disegno la donna gli si concederà. Quando però nel paesaggio cominciano a comparire sinistri indizi di un delitto, il pittore arriva a temere per la sua stessa vita. Sensazionale debutto di Greenaway, che unisce raffinatezza e crudeltà, sesso e politica, cinema e pittura in un mix irresistibile. Celebri le musiche di Nyman.

Martedì 1° dicembre, ore 21.00
LO SPIRITO DELL’ALVEARE
(El espíritu de la colmena, Spagna 1973)
di Víctor Erice, con Fernando Fernán Gómez, Teresa Gimpera, Ana Torrent
colore, durata: 97’, 35mm, versione italiana
Ana è una ragazzina introversa e sognatrice, che vive in un paesino della Spagna franchista del 1940. La visione del film Frankenstein colpisce la sua fantasia al punto che quando incontra un soldato repubblicano ferito lo scambia per il mostro e decide di aiutarlo a nascondersi. Regista leggendario, benché autore di soli tre film, Erice firma uno dei più suggestivi film sull’infanzia mai realizzati, un’opera semplice e complessa al tempo stesso che lascia un segno indelebile.

Martedì 15 dicembre, ore 21.00
LUCI DELLA RIBALTA
(Limelight, Usa 1952)
di Charles Chaplin, con Charles Chaplin, Claire Bloom, Buster Keaton
b/n, durata: 137’, 35mm, versione italiana
Nella Londra degli anni dieci, un vecchio clown salva dal suicidio una ballerina, riuscendo a ridarle fiducia nella vita e nell’arte e trasformandola in una stella. Canto del cigno di Chaplin e suo ultimo film americano prima dell’esilio, Luci della ribalta commosse il mondo e tuttora resta una parabola straordinaria sull’altruismo, il coraggio e la fiducia nell’umanità. Indimenticabile la sequenza finale, in cui per la prima e ultima volta Chaplin divide la scena con Buster Keaton.

Martedì 12 gennaio, ore 21.00
CUL DE SAC
(Cul-de-sac, GB 1966)
di Roman Polanski, con Donald Pleasence, Françoise Dorléac, Lionel Stander
b/n, durata: 113’, 35mm, VO sott. italiani
George e la giovane moglie Teresa vivono in un castello su un’isola dove non succede mai nulla. La routine si interrompe con l’arrivo di Dick e Albert, due gangster in fuga: Albert muore e Dick prende in ostaggio i due coniugi, dando il via a un surreale rapporto a tre. Commedia nera imprevedibile e corrosiva, che Polanski orchestra con maestria divertendosi a spiazzare di continuo lo spettatore, anche grazie alla complicità di un cast superbo. Orso d’Oro a Berlino.

Martedì 26 gennaio, ore 21.00
LETTERA A TRE MOGLI
(A Letter to Three Wives, Usa 1949)
di Joseph L. Mankiewicz, con Jeanne Crain, Linda Darnell, Ann Sothern, Kirk Douglas
b/n, durata: 103’, 35mm, versione italiana
Durante un picnic di beneficenza, tre donne sposate ricevono una lettera dalla loro migliore amica, che annuncia che lascerà la città insieme a uno dei loro mariti. Il messaggio getta le tre nel panico, costringendole a rimettere in discussione tutta loro vita coniugale. “Brillante, intelligente, quasi diabolico per precisione, abilità e sapienza”, scriveva giustamente Truffaut di Mankiewicz, qui al suo meglio per una delle sue commedie più celebri, che gli valse ben due Oscar.

Martedì 9 febbraio, ore 21.00
MON ONCLE D’AMÉRIQUE
(Mon oncle d’Amérique, Francia 1980)
di Alain Resnais, con Gérard Depardieu, Nicole Garcia, Roger Pierre
colore, durata: 125’, 35mm, versione italiana
Le vicende di tre personaggi sono raccontate alla luce delle teorie comportamentali di Henri Laborit, che compare nel film nel ruolo di se stesso. L’incontro tra il biologo francese e lo spirito razionalista e ironico di Resnais dà vita a un film unico nel suo genere, sospeso tra saggio e finzione, impegno scientifico e gusto del romanzesco. All’epoca fu un caso (Grand Prix a Cannes, candidatura all’Oscar), tuttora rimane una delle prove più affascinanti e originali del regista.

Martedì 23 febbraio, ore 21.00
UMBERTO D.
(Italia 1952)
di Vittorio De Sica, con Carlo Battisti, Maria Pia Casilio
b/n, durata: 89’, 35mm
Un anziano impiegato ministeriale in pensione si ritrova solo e in gravi difficoltà economiche. Le sue uniche consolazioni sono l’amicizia di un cagnolino e della giovane domestica dello stabile in cui vive e da dove sta per essere sfrattato. Capolavoro della coppia De Sica e Zavattini e dell’intera storia del cinema italiano, Umberto D. segna un punto d’arrivo definitivo dell’estetica (e dell’etica) neorealista, sia in termini di denuncia sociale che di dolente umanità dello sguardo.

Martedì 8 marzo, ore 21.00
LA PORTA PROIBITA
(Jane Eyre, Usa 1943)
di Robert Stevenson, con Orson Welles, Joan Fontaine
b/n, durata: 97’, 35mm, VO sott. Italiani
Tratto dal celebre romanzo di Charlotte Brontë, il film racconta la storia di Jane Eyre, dall’infanzia senza genitori all’incontro con l’aristocratico Rochester, che l’assume come istitutrice: presto tra i due nasce l’amore, ma l’uomo nasconde un terribile segreto. Basterebbero la prova perfetta di Orson Welles e Joan Fontaine, lo script di Aldous Huxley e le musiche di Bernard Herrmann a decretare questa versione del romanzo l’unica davvero imperdibile tra le tante realizzate.

Martedì 22 marzo, ore 21.00
SILENZIO E GRIDO
(Csend és kiáltás, Ungheria 1968)
di Miklós Jancsó, con Mari Töröcsik, József Madaras, Zoltán Latinovits
b/n, durata: 76’, 35mm, versione italiana
Ungheria, 1919: cade la Repubblica di Béla Kun e mentre il paese è scosso dalla repressione un rivoluzionario si nasconde nella casa di un umile contadino. Presto, però, i suoi rapporti con la famiglia dell’uomo finiranno per degenerare in una spirale di gelosie e sospetti. Maestro indiscusso della nouvelle vague ungherese, Jancsó firma uno dei suoi film migliori, una riflessione radicale sul potere condotta con uno stile che Wajda arrivò a definire “lo sguardo di un dio”.

Martedì 5 aprile, ore 21.00
IL SEGNO DI ZORRO
(The Mark of Zorro, Usa 1940)
di Rouben Mamoulian, con Tyrone Power, Linda Darnell, Basil Rathbone
b/n, durata: 94’, 35mm, versione italiana
Per liberare la sua terra da un governatore tiranno, Diego de la Vega conduce una doppia vita trasformandosi di notte in Zorro, un eroe mascherato al servizio del popolo. La capacità di sedurre della Hollywood classica è ai suoi massimi in questa pietra miliare del genere cappa e spada: il ritmo trascinante, la regia raffinatissima, il carisma degli interpreti, una gustosa ironia di fondo, testimoniano ancora una volta una stagione irripetibile in cui arte e intrattenimento erano tutt’uno.

Martedì 19 aprile, ore 21.00
SOLARIS
(Solyaris, Urss 1972)
di Andrej Tarkovskij, con Natalya Bondarchiuk, Donatas Banionis
colore, durata: 165’, 35mm, VO sott. Italiani
Sulla stazione orbitante attorno al pianeta Solaris uno scienziato si è suicidato e altri due danno segni di squilibrio mentale. Lo psicologo che viene inviato per indagare l’accaduto scoprirà la sconcertante capacità di Solaris di materializzare la memoria e l’inconscio umani. Opera visionaria divenuta oggetto di culto, “ha un potere ipnotico che inchioda lo spettatore allo schermo con immagini che non si erano mai viste nel cinema” (Morandini). Presentato in versione integrale.

Martedì 3 maggio, ore 21.00
IL PRIGIONIERO DELL’ISOLA DEGLI SQUALI
(The Prisoner of Shark Island, Usa 1936)
di John Ford, con Warner Baxter, Gloria Stuart
b/n, durata: 96’, 35mm, versione italiana
Benché innocente, un medico viene condannato all’ergastolo per l’omicidio di Lincoln e relegato in una prigione su un’isola sperduta. Quando però un’epidemia di febbre gialla inizia a mietere vittime, riuscirà a riconquistare la libertà salvando detenuti e guardiani. Tratto da una storia vera e tra i titoli meno noti del regista, è in realtà un grande Ford d’annata, in cui si fondono alla perfezione epica e quotidianità, vigore e commozione, senso della giustizia e culto del coraggio.

Martedì 17 maggio, ore 21.00
FIGLI E AMANTI
(Sons and Lovers, Gb 1960)
di Jack Cardiff, con Trevor Howard, Dean Stockwell, Wendy Hiller
b/n, durata: 103’, 35mm, VO sott. italiani
Figlio di un minatore rozzo e violento, Paul è cresciuto a stretto contatto con la madre, la cui gelosia gli impedisce di avere relazioni con altre donne. Sarà una collega sposata a guidarlo verso l’età adulta, stravolgendo però il fragile equilibrio della famiglia. Adattamento riuscito e appassionante del capolavoro di D.H. Lawrence, con un cast d’eccezione (incluso un giovanissimo Dean Stockwell) e la stupefacente fotografia di Freddie Francis, che si aggiudicò un Oscar.

Martedì 31 maggio, ore 21.00
LEON MORIN, PRETE
(Léon Morin, prêtre, Francia 1961)
di Jean-Pierre Melville, con Jean-Paul Belmondo, Emmanuelle Riva
b/n, durata: 130’, 35mm, versione italiana
A Besançon, durante l’occupazione tedesca, una giovane vedova, ebrea e comunista, entra in una chiesa per confessarsi, anche se il vero intento è quello di provocare il giovane sacerdote. Quest’ultimo, però, riesce a instaurare un dialogo con la donna, che finirà per innamorarsene. Un film apparentemente atipico per Melville e Belmondo, che, in un’epoca difficile, riusciva a interrogarsi sui rapporti tra fede e laicismo con un coinvolgimento e una sensibilità straordinari.

Info
A qualcuno piace classico sul sito del Palazzo delle Esposizioni.

 

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