Sasha e il Polo Nord

Sasha e il Polo Nord

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Dopo i passaggi festivalieri, arriva nelle sale con la PFA il più che convincente esordio alla regia di Rémi Chayé. Il percorso artistico di Chayé, storyboarder e assistente alla regia di The Secret of Kells e La tela animata, si rispecchia perfettamente nelle scelte di character design, nella predominanza dei colori sulle linee, nella elevata valenza pittorica di molte tavole e nella qualità dello script di questa opera prima. Romanzo di formazione, avventura ed esplorazione, Sasha e il Polo Nord (Tout en haut du monde) è l’ennesima dimostrazione della qualità ed estrema vivacità del cinema d’animazione transalpino. L’animazione tradizionale è vivissima.

Capitani coraggiosi

Sasha, una giovanissima aristocratica russa alla fine del XIX secolo, sogna il Grande Nord e si strugge per suo nonno Oloukine, un rinomato scienziato ed esploratore dell’Artico che non ha mai fatto ritorno dall’ultima esplorazione alla conquista del Polo. Lui ha trasmesso la sua vocazione a Sasha che certo non sta soddisfacendo le aspettative dei genitori, che già hanno organizzato per lei le nozze. Sasha si ribella a questo destino e decide di raggiungere Oloukine verso il Grande Nord… [sinossi]

Ancora la Francia. Sasha e il Polo Nord, aka Tout en haut du monde/Long Way North, conferma la dinamicità ed elasticità produttiva e artistica dell’industria animata transalpina, qui alle prese con un’opera prima e con una coproduzione con la Danimarca. Un’opera prima che non casca dalle nuvole: il percorso artistico di Rémi Chayé, storyboarder e assistente alla regia degli imprescindibili The Secret of Kells e La tela animata, si rispecchia perfettamente nelle scelte di character design, nella predominanza dei colori sulle linee, nella elevata valenza pittorica di molte tavole e nella qualità dello script. Insomma, talento grafico, messa in scena e un raffinato gusto per la narrazione – letteratura per ragazzi, d’avventura e d’esplorazione che prende per mano lo spettatore e lo porta in giro per il mondo, come un Michele Strogoff per ragazzini e in gonnella [1].

Sasha e il Polo Nord è un gioiellino da difendere a spada tratta. Allo spirito avventuroso di pellicole come Le avventure di Zarafa – Giraffa giramondo, che gli sceneggiatori Claire Paoletti e Patricia Valeix rendono più compatto e maturo, Chayé aggiunge affascinanti scelte cromatiche ed estetiche. Si rintraccia, come detto, la predominanza dei colori sulle linee de La tela animata di Jean-François Laguionie, ma ci piace pensare e risalire all’abbacinante Fehérlófia (1981) dell’ungherese Marcell Jankovics: un’animazione che non rinuncia mai all’arte e alla narrazione, che rivendica le proprie radici culturali, produttive ed estetiche. Pur non spingendosi fino alle sperimentazioni visive di Jankovics, e abbracciando una chiarezza didascalica sia nello script che nelle immagini, Chayé mette in mostra un’animazione che non si preoccupa dei dettagli ma che deflagra nei campi lunghi, nei totali, nei paesaggi e nei volti tondeggianti e delicati dei giovani protagonisti.

Sasha e il Polo Nord non insegue il fotorealismo o un’impeccabile fluidità dei movimenti, ma cerca di riempire lo sguardo degli spettatori con i colori e i loro accostamenti. Sasha e il Polo Nord è animazione impressionista che si mette a servizio di una narrazione puskiniana: l’ipercromatismo, accompagnato da un comparto sonoro scarno ma efficace e da alcune sottili intuizioni di sceneggiatura (ad esempio, la mano di Sasha che accarezza il mappamondo, facendolo girare e prefigurando l’imminente avventura), nasce dal bianco e riesce a dare un senso compiuto a ogni singola tavola, a ogni passaggio narrativo e psicologico. Illuminante, per l’utilizzo del bianco e degli altri colori, la sequenza del treno che si allontana verso l’orizzonte, tra il verde dei prati, l’azzurro del cielo e le candide nuvole.

Libera dai legacci e legaccioli della produzione mainstream statunitense, magari non creativa e dinamica come l’industria degli anime, ma sempre propositiva e pulsante, l’animazione francese inanella l’ennesimo titolo prezioso: Sasha e il Polo Nord è figlio di una scuola, di una politica e di una industria che parte da lontano, dai lavori di Laguionie – Gwen, le livre de sable (1985), ma anche il meno fortunato L’île de Black Mór (2004) – e di René Laloux (Il pianeta selvaggio, Les maîtres du temps, Gandahar). Senza dimenticare Grimault, e poi Chomet, Ocelot, Aubier, Patar, Renner, Gagnol, Felicioli… L’animazione tradizionale è vivissima.

Note
1. Chayé recupera quel gusto per la narrazione che era alla base delle pellicole di Ivan Ivanov-Vano, come The Snow Maiden (1952), I 12 mesi (1956), e Ivan e il pony magico (1977).
Info
Il trailer originale di Sasha e il Polo Nord (Tout en haut du monde).
Sasha e il Polo Nord (Tout en haut du monde) sul sito di Alice nella città.
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