Il solengo

Vincitore a Doclisboa 2015, a Italiana.doc al TFF e a Bellaria 2016, Il solengo di Alessio Rigo de Righi e Matteo Zoppis è una ricerca sulla vita di campagna, tra gli anziani di un paese che evocano una figura leggendaria. I registi giocano con lo stile del mockumentary creando un finto finto documentario. Forse…

Mockumentary (se vi pare)

In una località di campagna un gruppo di anziani evoca la vita di Mario de Marcella, un eremita che viveva nei boschi circostanti. Le vivaci discussioni che seguono sono spesso contrastanti. L’eremita, noto come “il solengo” il cinghiale solitario, ha deciso di vivere fuori dal branco. [sinossi]

Questa è la storia di Mario de Marcella, detto il solengo. L’enunciazione narrativa è quella propria dei cantastorie, dei racconti popolari che si tramandano, mentre la mdp allarga da un rudere in mezzo ai boschi, che si apprenderà essere stata la dimora dell’eremita. Siamo in una località imprecisata, si presume in Toscana dall’accento dei personaggi e dai termini dialettali. In un mondo che vive ancora secondo ritmi di una volta, dei contadini, degli artigiani.
Chi era Mario de Marcella? Lo scopriamo mano a mano che la narrazione si dipana, dai racconti dei testimoni anziani del paese che lo hanno conosciuto. Un personaggio bizzarro, un matto che aveva deciso di fuggire dalla società e vivere da solo. Gli stessi testimoni, facenti parte di un circolo di cacciatori, suggeriscono una spiegazione etologica. Ha voluto uscire dal branco come un cinghiale solitario. E perché lo ha fatto? Sarà per un trauma dell’infanzia, alla Profondo rosso: la madre aveva ucciso il padre in un raptus perché questi era sempre ubriaco. Aveva scontato il carcere dove aveva partorito Mario. Ma forse Mario era un figlio illegittimo. La storia si delinea lentamente, per aggiunte successive. La narrazione si fa sempre più avvincente fondandosi sulla suspense e generando curiosità. Creando un mistero di cui ci si aspetta la risoluzione. Si partiva dal nulla, da un nome su cui costruire il tutto. E mano a mano intuiamo che arriveremo a qualcosa di esplosivo. Cos’ha fatto Mario? Scopriamo solo dopo parecchio che i fatti risalgono al 1929. E a un certo punto le versioni cominciano a divergere. Ma è così che succede nei racconti popolari, è così che nascono le leggende. E puntualmente si arriva al misticismo. La mamma di Mario era una strega, faceva il malocchio, qualcuno la ricorda predire la fine del mondo.

Il genere del mockumentary è divenuto ormai à la page. E lo spettatore da festival, vedendo i primi cinque minuti di Il solengo, vi riconosce subito lo stile inconfondibile, quello stesso che risale al capostipite: Zelig. Una trafila di interviste, di testimonianze in realtà recitate, attorno a un personaggio che non è mai esistito. Ma davvero non è mai esistito Mario de Marcella? Come facciamo, noi spettatori, a capirlo? Alessio Rigo de Righi e Matteo Zoppis, con Il solengo, ci portano alla fase della decostruzione del mockumentary o del “mock.0”, per arrivare a evocare una saggezza popolare. Sono gli stessi vecchi contadini che, con il loro linguaggio stentato ma genuino, parlano di relativismo della verità e della consapevolezza di non sapere. Pirandello e Socrate albergano istintivamente nel sapere antico. E il giocare a rimpiattino con il mock serve agli autori per raccontare un mondo di antichi saperi e mestieri con grande senso verista. Circoli di caccia decorati di papere impagliate, il pastore e formaggiaio. Un mondo che sopravvive secondo antichi ritmi. I registi ce lo restituiscono in tutta la sua crudezza, lontani anni luce dall’idealizzazione estetizzante che ora va di moda, quella dei casolari di mattoni a vista, quella elegiaca delle trasmissioni della domenica mattina, di Slow Food e agriturismi. Le case dei personaggi del film sono fatiscenti e brutte, sporche. E si arriva a sensazioni sgradevoli come quella dei due macellai che macinano la carne, assaggiandola, succhiando l’osso ancora non del tutto spolpato. È la crudezza ma anche la verità di quel mondo. Coerente con la storia di Mario de Marcella che viveva in una catapecchia. Che sia esistito o meno poco importa.

Info
La scheda di El solengo sul sito di DocLisboa.
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