Rams

Il regista islandese Grímur Hákonarson torna al cinema narrativo con Rams, una commedia drammatica dal sapore tipicamente e convenzionalmente scandinavo. Vincitore a Cannes di Un Certain Regard, in concorso al Festival di Zurigo e ora in sala.

Uomini e pecore

I fratelli Gummi e Kiddi, entrambi pastori, non si parlano da più di quarant’anni, pur vivendo nello stesso paesino. Ma la situazione cambia quando viene ordinata l’uccisione di tutte le pecore della regione, e i due si ritrovano costretti a collaborare per salvare ciò che gli permette di vivere… [sinossi]

C’è una certa tendenza, nel cinema islandese (o almeno quello che arriva da noi, in sala o nei festival), a sottolineare la relazione fra l’uomo e la natura, o il nostro rapporto con gli animali. Questo può assumere connotazioni bizzarramente buffe, come nel bislacco King’s Road di Valdís Oskarsdóttir, presentato a Locarno, dove una simpatica vecchietta portava a spasso una foca (defunta), oppure toni più contemplativi e poetici, come nel recentissimo Storie di cavalli e di uomini di Benedikt Erlingsson. Quest’ultimo fu scelto per rappresentare l’Islanda agli Oscar, senza ottenere la nomination, e lo stesso destino è toccato, quest’anno, a Life in a Fishbowl (che non continua il filone “animale”, nonostante il titolo inglese). Sarà la volta buona con Rams, già accolto con reazioni globalmente positive a Cannes, Karlovy Vary, Zurigo ed altri festival?

Rams è il ritorno al cinema narrativo del regista Grímur Hákonarson, che nel 2010, dopo svariati corti, aveva esordito nel lungometraggio con Summerland, una commedia basata sul folclore islandese. Si è poi dato al documentario con A Pure Heart, ritratto di un sacerdote turbato, e vi è una certa influenza del cinema del vero nella sua opera seconda, che in alcuni momenti può far pensare al racconto della vita quotidiana di un pastore. Ma vi sono anche tracce di quell’umorismo un po’ particolare che caratterizza il cinema scandinavo nel suo insieme, che in questo caso stravolge l’immagine tipica degli islandesi cordiali e allegri – questo è un elemento veicolato anche dal cinema americano, come ben sa chi ha visto l’incantevole Land Ho! di Aaron Katz e Martha Stephens – con la sua caratterizzazione dei due protagonisti umani, due fratelli che si odiano al punto da non rivolgersi la parola da decenni.

È la relazione tra questi due strani uomini, insieme al loro amore smisurato per le loro pecore (talmente importanti per la storia da meritare dei veri e propri credits nei titoli di coda), a rendere godibile la visione di questo piccolo film, strambo e al contempo convenzionale, un prodotto che per certi versi sembra studiato a tavolino per avere una vita lunga e felice nei circuiti d’essai e nei festival, servendosi della bellezza del paesaggio nordico e di quell’atmosfera un po’ speciale che caratterizza la regione per compensare un impianto narrativo alquanto esile e discontinuo. Un’opera a tratti furba, che però diverte a sufficienza quando la storia ingrana per davvero, fino ad arrivare ad un finale che sfiora il grande climax emotivo e visivo. Ma basterà per giustificare l’uscita nelle sale, quando altre opere di quei territori, ben più meritevoli, finiscono nel dimenticatoio a livello internazionale? Forse no, ma c’è di peggio per chi volesse familiarizzarsi con una cinematografia affascinante e degna di maggiore attenzione.

Info
Il trailer di Rams su Youtube.
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