Les loups
di Sophie Deraspe
Les Loups è un (melo)dramma che lavora lentamente, ma con costanza, nella costruzione di un climax emotivo, sempre accompagnato da uno sguardo lucido ed equilibrato della regista Sophie Deraspe sugli argomenti che tratta.
Caccia alle radici
Gli equilibri di una comunità isolana dell’Oceano Atlantico sono sconvolti dall’arrivo di Elie, misteriosa donna di città dal passato enigmatico. Giunta in questo luogo inospitale per ragioni non chiare, la giovane donna provoca da subito un misto di curiosità e diffidenza presso gli abitanti del luogo… [sinossi]
Ci sono le forze contrapposte dell’uomo e della natura, a fare da sfondo a questo Les Loups, nuova opera della regista canadese Sophie Deraspe. Un confronto aspro e costante, che si sviluppa nel raggelato, e apparentemente immobile, teatro di una comunità di pescatori dell’Oceano Atlantico; e che si accompagna da subito, in un continuo gioco di rimandi interni, a quello tra la protagonista Elie (straniera guardata con sospetto) e gli abitanti del luogo, sotto il costante fuoco delle proteste animaliste per la pratica della caccia alle foche. La regista mostra in questo suo nuovo lavoro uno sguardo che non si limita a fare del paesaggio un elemento partecipe della storia, ma lo rende emblema e rappresentazione delle sue dinamiche; con la caccia praticata dai locali, fonte di sostentamento ed elemento divenuto identitario per la comunità, che si accompagna a quella, metaforica, della protagonista alla ricerca delle sue radici. L’arrivo della donna sull’isola mette subito in luce la natura chiusa ed autoreferenziale di quest’ultima, il clima di assedio che i suoi abitanti vivono, la crudeltà delle pratiche che la caratterizzano e le sue norme non scritte. Norme a cui l’enigmatica protagonista, interpretata da una notevole Evelyne Brochu, imparerà a rapportarsi senza farsene schiacciare.
Les Loups evita di mettere subito in tavola le sue carte, giocando sul non detto e su un disvelamento progressivo dei contorni della vicenda, parallelo al crescere della sua temperatura emotiva. Quello diretto dalla Deraspe è un (melo)dramma di opposizioni, di forze contrapposte che convivono in una dialettica costante, seppur precaria, di paradossi (un equilibrio cementificato da pratiche violente), di tentativi continui di contatto, empatia, comprensione reciproca. La regista sceglie di rimanere dapprima distante dai suoi personaggi, avvicinandovisi solo gradualmente, parallelamente alla loro stessa ricerca e all’evoluzione dei loro rapporti; non è un caso che, nella prima parte del film, due delle sequenze più violente che coinvolgono la protagonista (l’una come spettatrice, l’altra come vittima) siano riprese in campo lungo. La macchina da presa della regista mantiene all’inizio un’emblematica distanza dai personaggi, avvicinandovisi solo in un secondo momento, quando la natura del loro dramma è più chiara, per loro stessi e per lo spettatore. Quando alla presenza di Elie nella cittadina viene data una spiegazione, le emozioni sono infine libere di fluire; ma, parallelamente ad esse, lo sono anche gli elementi naturali. Con la loro carica distruttiva.
Pur giocato sui silenzi (verbali), sulle allusioni e sui paralleli non esplicitati, il film della Deraspe non lesina invece dettagli cruenti sul piano visivo, con particolare riferimento all’uccisione e alla macellazione dei cuccioli di foca. Un dazio da pagare, necessario, alla scelta nel segno dell’equilibrio (e del non giudizio) nello sguardo su una comunità di cui si preferisce mettere in luce le dinamiche interne, la quotidiana lotta per la sopravvivenza, l’aspra e contraddittoria vitalità. Piuttosto che costruire un film a tesi, la regista mostra le ragioni di tutte le parti in causa, riassunte nella costante dialettica tra attrazione e repulsione della protagonista verso l’ambiente con cui viene a contatto; evidenziando principalmente la forza (nel segno di un vitalismo quasi ancestrale) dei legami familiari e di quelli della terra. In questo senso, il film potrebbe irritare chi cercasse, sullo schermo, un approccio militante in relazione agli argomenti trattati, o semplicemente uno sguardo più esplicito e didascalico. Nella sua lenta costruzione di un climax emotivo, sempre accompagnato da un approccio analitico (e lucido) sulle logiche che regolano la vita della comunità, il film si prende il suo tempo per entrare in contatto con lo spettatore; invitandolo a cogliere i segni del melò che brucia sotto la sua patina di esibita freddezza. Culminando in un finale tanto suggestivo quanto (giustamente) aperto, irrisolto come una vicenda umana di cui, sullo schermo, cogliamo solo una significativa fase.
Info
La scheda de Les loups.
- Genere: drammatico
- Titolo originale: Les loups
- Paese/Anno: Canada, Francia | 2015
- Regia: Sophie Deraspe
- Sceneggiatura: Sophie Deraspe
- Fotografia: Philippe Lavallette
- Montaggio: Amrita David
- Interpreti: Augustin Legrand, Benoit Gouin, Cindy-Mae Arsenault, Evelyne Brochu, Gilbert Sicotte, Louise Portal, Marc-André Leblanc, Martin Dubreuil, Patrice Bissonnette, Stéphane Gagnon, Ungalaaq Avingaq
- Colonna sonora: David Trescos
- Produzione: ACPAV, Athénaïse
- Durata: 107'


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