Coup de chaud

Coup de chaud

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Terzo lungometraggio scritto e diretto da Raphaël Jacoulot, selezionato in concorso al Torino Film Festival 2015, Coup de chaud resta imbrigliato in una struttura rigida e geometrica, tratteggiando un’operetta morale forzata, troppo sbrigativa nel finale e nel delineare le piccolezze e le meschinità della vita di provincia.

#jesuisjoseph

Un’estate anomala, di quelle che rimangono nella memoria collettiva, in cui il caldo potrebbe far perdere un intero raccolto. È quella che si abbatte su un villaggio della campagna francese e fa ardere l’asfalto, bruciare i campi e boccheggiare gli abitanti. La canicola è opprimente, genera tensioni e alimenta il malcontento. Soprattutto verso una persona in particolare, un giovane non troppo sveglio ed esperto nel creare problemi. In fondo è colpa sua se le cose al villaggio vanno male. Se non ci fosse, sarebbe meglio. E quando ne viene rinvenuto il cadavere, è chiaro che qualcuno dalle parole è passato ai fatti… [sinossi – TFF2015]

L’afflato sociale e politico di Coup de chaud, lungometraggio scritto a quattro mani da Raphaël Jacoulot e Lise Macheboeuf, non riesce a mascherare i limiti di uno script eccessivamente schematico. I meccanismi narrativi e la costruzione dei personaggi, ingabbiati in ruoli da telegiornale della sera, finiscono per imbrigliare la genuinità e la potenziale e fertile imprevedibilità di Joseph (Karim Leklou).
In questo microcosmo di provincia, tra villette e campi che attendono una salvifica pioggia, è proprio la scheggia impazzita Joseph a smuovere narrativamente e visivamente un’idea di cinema (e di narrazione) ingessata. Si veda, ad esempio, la sequenza di Joseph che balla ubriaco in un campo o le sue peregrinazioni con la piccola macchina azzurra – un oggetto alieno, disturbante nei colori che contrastano coi paesaggi bucolici, nei rumori incessanti del motore, nelle note insistenti della radio. Anche visivamente, la macchina di Joseph vivacizza uno scenario che si adagia su troppi cliché, sfruttando la scia spesso deleteria delle “storie vere”. È la marginalità del ragazzo, la sua incapacità a seguire il quieto vivere campagnolo, a tenere in piedi una pellicola che vorrebbe essere una moderna operetta morale.

La provincia soffocante e castrante di Coup de chaud è parente lontanissima dell’isteria collettiva de Il corvo di Henri-Georges Clouzot. Jacoulot intreccia crisi economica, siccità, pregiudizi e razzismo, l’incomunicabilità tra ragazzi e adulti, detection e sensi di colpa: troppa carne al fuoco, troppi personaggi appena abbozzati, come se mezzo dialogo e uno sguardo torvo potessero giustificare gesti tragici e irreparabili.
Jacoulot non riesce a dare spessore e credibilità a personaggi fin da subito sopra le righe (come l’insopportabile Diane, affidata a una dimessa Carole Franck), rendendoli maschere inermi di una tragedia annunciata. Alcune sottolineature (i festeggiamenti per il 14 luglio), la scelta di lasciare sullo sfondo la famiglia di Joseph (sepolta da una passività davvero poco credibile e fin troppo comoda…) e gli interrogatori finali appesantiscono ulteriormente questo teorema preconfezionato – la presenza di Serra Yilmaz, celebre per i suoi piccoli ruoli e le comparsate per Ozpetek, avrebbe dovuto metterci in guardia.

Terzo lungometraggio diretto da Raphaël Jacoulot (Barrage, The Night Clerk), selezionato in concorso al Torino Film Festival 2015, Coup de chaud è una pellicola imbrigliata, rigida, schematica, troppo sbrigativa nel finale, superficiale nel delineare le piccolezze e le meschinità della vita di provincia. Interessante il cast, tra volti nuovi – il protagonista Karim Leklou e la bionda e filiforme Manon Valentin, ennesima francesina da seguire – e vecchie volpi, su tutti il compassato Jean-Pierre Darroussin.

Info
Coup de chaud sul sito del Torino Film Festival.
Il trailer originale di Coup de chaud.
  • coup-de-chaud-2015-Rapha--l-Jacoulot-001.jpg
  • coup-de-chaud-2015-Rapha--l-Jacoulot-002.jpg

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