Recollection

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Opera di scardinamento della propaganda israeliana, Recollection del palestinese Kamal Aljafari costituisce un ardito – quanto geniale – processo di riappropriazione dell’immaginario della città di Jaffa. In Internazionale.doc al TFF.

Questa terra è la mia terra

La città di Jaffa, in Palestina, vista attraverso le pellicole israeliane e americane che l’hanno immortalata tra gli anni Cinquanta e Novanta. Rimossi grazie al montaggio tutti i protagonisti delle riprese originali, il regista palestinese Kamal Aljafari cerca tra le comparse e i passanti la storia di un luogo che non esiste più, ma dal quale egli stesso proviene. [sinossi]
Per vedere Recollection su Vimeo clicca a questo link.

In tempi di conflitti globali, in cui si gioca sempre più alle facili contrapposizioni frontali tra opposti schieramenti e in cui si esalta (in casa propria) in maniera sperticata la presunta democraticità di noi occidentali, è sempre utile fare un breve ripasso. In tal senso, il cinema è uno strumento sempre valido proprio perché simbolo per eccellenza della società dello spettacolo e dunque potente macchina propagandistica, usata ora in una direzione, ora in un’altra.
Qui alla 33esima edizione del Torino Film Festival vi sono stati diversi pregnanti esempi di come il discorso visivo messo in piedi da europei e americani possa – e debba – essere scardinato, magari lavorando ai fianchi proprio quelle stesse immagini prodotte in Occidente. Innanzitutto viene in mente Rithy Panh e il suo La France est notre patrie, dove le riprese d’epoca dei francesi colonizzatori della Cambogia arrivano a sbugiardarsi da sé nella loro posticcia, forzata e paternalistica impostazione ideologica.
Ma il film dell’autore di L’image manquante fa il paio con un altro titolo mostrato qui a Torino, Recollection del palestinese Kamal Aljafari, che con un lavoro molto più meticoloso e ancora più ossessivo di quello di Panh scompone l’immaginario israeliano e americano per far sì che Jaffa – almeno sul piano filmico e dunque fantasmatico – torni ad appartenere a quelli che dovrebbero esserne i legittimi proprietari, vale a dire i palestinesi.

Aljafari ha raccolto negli anni film di finzione (e non solo) ambientati nella città di Jaffa – ultimo avamposto palestinese nel 1948 di fronte all’avanzata dell’esercito del neonato stato d’Israele – in produzioni ora israeliane, ora statunitense. Dopodiché – attraverso l’uso di effetti digitali – ha letteralmente tolto dalla scena attori e figure varie lasciando solo il paesaggio della città, i muri, i palazzi, le rare macchine parcheggiate e, di tanto in tanto, qualche apparizione negli angoli delle inquadrature, oscure presenze di palestinesi entrati all’epoca forse per sbaglio all’interno del quadro cinematografico e ideologico del paese dominante.
Lo sfondo dunque torna a essere il centro e ci appare una città fantasma, esistita un tempo ma anche completamente reinventata, riprodotta come frutto dell’immaginazione e della tecnica. Aljafari infatti fa dei zoom all’interno delle inquadrature, disarciona il centro prospettico cercando un dettaglio ora in un punto ora in un altro; attraversa perciò in profondità la superficie di quel ‘detrito’ visivo donandogli nuova vita e andando a scandagliare quei lacerti che trapelano dal muro visivo della propaganda israeliana.

Operazione geniale dal punto di vista concettuale, Recollection soffre però alla lunga dell’auto-evidenza tipica di certo cinema d’avanguardia (pur non potendo dire che il film di Aljafari possa rientrare in questa categoria): vale a dire che il discorso in sé vale più dello sguardo e vale più della scoperta progressiva di nuove immagini e di nuove visioni. Tutto in qualche modo è già dato sin dall’inizio, a partire dall’insistita ripresa di un passante (forse un parente di Aljafari, che a Jaffa è cresciuto) o dall’ossessivo ritorno su di un angolo di strada, il punto in cui il regista da piccolo amava sostare.
Ciò detto resta la potenza di un esperimento che giustamente viene spiegato solo a posteriori nei titoli di coda e dove, sempre con scelta radicale ma esatta, non si citano i film da cui sono state estratte le immagini perché bisogna portare fino in fondo il processo di riappropriazione, fino all’annullamento della fonte originaria in modo tale che il risultato possa apparire una nuova fonte in cui ricostruire l’immagine di se stessi.
E resta la forza di una chiusura in cui compaiono delle figure umane: gli originari abitanti di Jaffa che – con un altro processo immaginativo – tornano finalmente nelle loro case.

Info
La scheda di Recollection sul sito del Torino Film Festival.

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