Festival dei Popoli 2015

Festival dei Popoli 2015

Si tiene fino al 4 dicembre la 56esima edizione del Festival dei Popoli: ben cento documentari in selezione con al centro il tema dell’immigrazione. Previsti anche un omaggio alla cineasta Mary Jiménez e tanti film musicali, tra cui My Buddha is Punk, Complimenti per la festa e Daft Punk Unchained.

100 film per 100 ospiti. Giunto alla sua 56esima edizione, il Festival dei Popoli, che si tiene a Firenze dal 27 novembre al 4 dicembre, consolida la sua tradizione di focus internazionale sul cinema documentario con tanti film e quasi altrettanti registi presenti, alcuni disposti persino a pagarsi il viaggio e la permanenza fiorentina pur di partecipare all’evento.
D’altronde non vi sono iniziative dedicate al documentario che in Italia abbiamo lo stesso spessore e la stessa solidità di questo festival, che sa alternare titoli di maggior richiamo (come Listen to Me Marlon o anche Mr. Gaga, sul danzatore e coreografo israeliano Ohad Naharin che ha già fatto il tutto esaurito) a percorsi più ardui e prettamente di ricerca, come ad esempio la retrospettiva dedicata a Mary Jiménez. Attiva dalla fine degli anni Settanta, la cineasta peruviana, che vive da anni in Belgio, propone un cinema personale, dalla fortissima soggettività autoriale e capace di collegarsi alla linea di Jonas Mekas e Chantal Akerman, ma che allo stesso tempo sa guardare con occhio attento e politico la vita degli altri, come dimostra Sobre las brasas, co-diretto con la compagna Bénédicte Liénard. Perciò, dopo la retrospettiva dello scorso anno dedicata a Jos de Putter, il Festival dei Popoli ci permette letteralmente di scoprire un altro grande cineasta poco celebrato a livello internazionale e questo lo si deve allo spirito di ricerca di questa manifestazione che è rimasto intatto nel corso degli anni.

Accanto ai tre concorsi principali – quelli dei lunghi (in cui compete anche L’infinita fabbrica del Duomo, già visto a Locarno), dei medi e dei corti – vi è un ricco programma di eventi speciali con – tra gli altri – non pochi titoli a tema musicale (Complimenti per la festa con i Marlene Kuntz, Daft Punk Unchained, My Budda is Punk su dei ragazzi che provano a portare il punk in Birmania, Mr. Dynamite: the Rise of James Brown di Alex Gibney). Da segnalare inoltre Panorama, la sezione in cui sono ospitati otto documentari italiani, tutti in anteprima mondiale, tra cui Loro di Napoli di Pierfrancesco Li Donni, sulla squadra di calcio di migranti l’Afronapoli, e Steadfast on Our Sand, il nuovo film del collettivo Zimmerfrei. E poi l’omaggio al direttore della fotografia polacco Wojciech Staroń, vincitore quest’anno a Locarno della Settimana della Critica con il suo film Brothers (Bracia). Senza dimenticare il focus sull’immigrazione, intitolato Alì nella città, con film come Flotel Europa, e la sezione Sui generis, che va a indagare le confluenze e le affluenze tra il cinema documentario e quello di genere, dal road movie di Amerika di Jan Foukal al sexploitation di The Pimp and His Trophies di Antoinette Zwirchmayr con protagonista una donna che racconta la propria infanzia vissuta da nipote di uno dei più potenti magnaccia di Salisburgo.

Ma non di soli film è fatto il Festival dei Popoli, che prevede anche numerosi incontri con i registi, non solamente alla fine delle proiezioni ma anche nello spazio How I Did It, dove ogni singolo autore è chiamato a raccontare la sua esperienza sul set. Su questo versante del cinema “da commentare” e, soprattutto, “da fare” si rinnova anche Doc at Work, laboratorio di idee aperto a tutti coloro che desiderino conoscere da vicino il mondo del documentario. Sappiamo bene del resto che in una globale società dello spettacolo in cui i media più potenti, troppo spesso impegnati a tenere fede ai loro endorsement, occultano sempre più l’autentica informazione, il cinema documentario ha il compito di svolgere un ruolo assolutamente vitale, atto a farci uscire dalla caverna platonica. Ecco che allora il ritorno qui al festival di Jos de Putter, che presenta anche il suo nuovo film, Solo – Out of a Dream, ha un significato particolare; infatti il cineasta olandese sarà qui per presentare la piattaforma da lui lanciata, De correspondent, con cui intende promuovere il giornalismo investigativo online, concentrandosi su storie che sfuggono normalmente ai media tradizionali.
È tutto? No, perché il Festival dei Popoli ha anche il merito di aver aperto la sua 56esima edizione con il film-testamento di Manoel de Oliveira, Visita ou Memorias e Confissões, che finora in Italia era stato mostrato solo al Cinema ritrovato.

Info
Il sito del Festival dei Popoli.

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