Quo Vado?

Quo Vado?

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Al quarto tentativo la coppia Zalone/Nunziante, con Quo Vado?, riesce finalmente a scrollarsi di dosso i detriti del ritmo televisivo e a sviluppare la lettura comica e grottesca dell’Italia in un compiuto racconto cinematografico.

Chi mangia le foche?

Quo vado? racconta la storia di Checco, un ragazzo che ha realizzato tutti i sogni della sua vita. Voleva vivere con i suoi genitori evitando così una costosa indipendenza e c’è riuscito, voleva essere eternamente fidanzato senza mai affrontare le responsabilità di un matrimonio con relativi figli e ce l’ha fatta, ma soprattutto, sognava da sempre un lavoro sicuro ed è riuscito a ottenere il massimo: un posto fisso nell’ufficio provinciale caccia e pesca. Con questa meravigliosa leggerezza Checco affronta una vita che fa invidia a tutti. Un giorno però tutto cambia. Il governo vara la riforma della pubblica amministrazione che decreta il taglio delle province. Convocato al ministero dalla spietata dirigente Sironi, Checco è messo di fronte a una scelta difficile: lasciare il posto fisso o essere trasferito lontano da casa… [sinossi]

Quo Vado? inizia, e la sensazione è quella di precipitare sempre nello stesso pozzo: la gag reiterata in cui la guida africana – terra unica e senza divisioni geografiche, al contrario di un’Europa in cui si cita l’Italia ma poi si distingue tra Bergen e le Svalbard – cerca di rassicurare Checco profetizzando eventi che si verificano poi sempre all’opposto, si muove stancamente, arto meccanico privo di una reale e propria vis comica. L’impressione netta è dunque quella di partecipare una volta di più al banchetto imbandito dalla coppia Zalone/Nunziante, rabberciato da un punto di vista narrativo e ancorato solo ed esclusivamente alle potenzialità comiche dell’attore pugliese, al secolo Luca Medici.
Si tratta, in ogni caso, di un’impressione, perché in realtà il vero punto di forza di Quo Vado? risiede proprio nella costruzione di una sceneggiatura per nulla improvvisata, ma calibrata al contrario con il bilancino. La già citata cornice africana permette per esempio all’io narrante – sempre il personaggio di Zalone, ovviamente – di muoversi indietro nel tempo senza aderire alla sfiancata abitudine della commedia nostrana, ma proponendo al contrario una lettura “in” e “extra” tempo degli eventi che si susseguono, che contribuisce alla riuscita comica del film.

Il primo punto su cui viene naturale soffermarsi è proprio quello legato alla comicità: Quo Vado? è un film divertente, in cui con una certa regolarità la battuta colpisce il bersaglio, e che cerca di dosare riuscendo nell’intento gag verbali e non. Zalone ha dopotutto messo a punto, nel corso degli anni, un personaggio che funziona in entrambe le direzioni: mescolando un linguaggio gergale – ma rifuggendo dal regionalismo fine a se stesso – a un corpo che riesce a modellarsi sulle situazioni in cui viene a trovarsi, l’attore ha trovato la chiave di volta per collocarsi all’interno dello scacchiere comico nostrano (da sempre piuttosto affollato, ma mai come negli ultimi anni) in una posizione di forza.
Quo Vado? è la sintesi perfetta di questo accurato lavoro di costruzione del personaggio: un’opera che si tinteggia di grottesco senza sposarne le derive – territorio dove invece preferiscono collocarsi sia il Maccio Capatonda di Italiano medio sia la coppia non-più-coppia Biggio/Mandelli –, che gioca a volte con la commedia del “misunderstanding”, punto di partenza di tutti i film con Lillo e Greg, ma non disdegna neanche scivoloni nella comicità di grana grossa a pochi passi dalla scatologia. Senza sposare nessuna di queste cause fino alle estreme conseguenze, ma mantenendo un equilibrio continuo, Gennaro Nunziante e Checco Zalone hanno la capacità di avvicinare il pubblico che magari disdegnerebbe un cinepanettone di Neri Parenti, o non si lascerebbe sedurre fino in fondo da una coppia di comici televisivi. Zalone, altro prodotto del piccolo schermo, ha avuto la capacità di distinguere i media, e le rispettive funzioni. In questo modo riesce ad apparire credibile anche sullo schermo di un cinema. Su migliaia di schermi, stando ai dati forniti dalla distribuzione di Quo Vado?… L’operazione perfetta per un comico che è in qualche modo la quintessenza di una nuova democrazia (cristiana) cinematografica, la voce della maggioranza silenziosa.

Si potrà anche storcere il naso di fronte al successo clamoroso di ogni singolo film di Zalone (Cado dalle nubi incassò 14.073.000 €, Che bella giornata si erse fino a 42.779.000, e Sole a catinelle sbaragliò una volta per tutte la concorrenza assestandosi addirittura oltre i 50 milioni di incasso), ma è il risultato di un’operazione in tutto e per tutto nazionalpopolare. Mai, in realtà, ingannevole verso il pubblico. Nel mettere in scena i vizi peculiari dell’italiano medio, la rozzezza, la sottile ignoranza, il pressapochismo, l’accettazione del sopruso, se può tornare a proprio vantaggio, deridendoli ma non ergendosi a moralizzatore dei costumi, Zalone ha centrato il punto, il cuore dello spettatore medio.
In questo senso Quo Vado? segna un indiscutibile passo in avanti, in direzione di una scrittura più sfaccettata, meno veicolata a uso e consumo della singola sequenza comica. Agevolati anche dagli spostamenti fisici del personaggio – l’azione si dipana tra l’Italia, la Norvegia e l’Africa –, Nunziante e Zalone finalmente scelgono di non rimanere in superficie, scavando in maggior profondità anche nel personaggio, e nelle sue ossessioni. Il sogno del posto fisso, lettura non troppo distante dal vero del (mal) costume italiano, è il grimaldello per svelare desideri e paure del personaggio: il suo percorso, chilometrico ma ancor più morale, è quello di un disvelamento del proprio ruolo sociale. Zalone non è più l’elemento impazzito che manda in tilt lo schema generale – come invece accadeva nei precedenti film –, ma deve capire qual è il suo compito, organizzarsi all’interno di un sistema più grande di lui. L’utopia del film, inevitabile, è che questo sistema possa anche essere scalfito (e migliorato) dalla presa di coscienza dell’individuo, ma questo è un punto secondario. Quo Vado?, oltre a intrattenere e divertire, sceglie per una volta di raccontare, di elevare una serie di macchiette – la madre/matrona, il superiore incarognito, e via discorrendo – a veicolo di una narrazione condivisa, comprensibile, percepibile come “reale”.

Oltre a questo, comunque, Quo Vado? raggiunge la pancia degli spettatori trascinandoli al riso: l’escalation che parte dalla domanda “chi mangia il krill?”, l’incontro con un automobilista italiano per le strade di Bergen, la giornata-tipo di Checco come responsabile dell’ufficio provinciale caccia e pesca, il matrimonio norvegese, sono momenti di pura comicità cinematografica che dimostrano l’arguzia di Zalone, la sua comprensione del tempo comico, il controllo totale del meccanismo che ha azionato. Tutto ciò che fa di un attore un autore. Da qui a gridare al miracolo ce ne corre, e l’errore più grave sarebbe quello di mettere in atto paragoni con il passato della commedia italiana che lasciano il tempo che trovano, ma sarebbe altrettanto grave – se non di più – snobbare il fenomeno, o svilirlo per partito preso.

Info
Il teaser trailer di Quo Vado?.
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