Quella strana ragazza che abita in fondo al viale

Quella strana ragazza che abita in fondo al viale

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Conosciuto per thriller e mystery, Quella strana ragazza che abita in fondo al viale è in realtà un cupo melodramma adolescenziale, in cui Jodie Foster, ancora ragazzina, può gigioneggiare da par suo per una delle sue prime volte. In dvd per Pulp e CG.

Rynn Jacobs è una ragazzina tredicenne che suscita la curiosità della sua acida padrona di casa. Il padre della ragazza sembra infatti sempre assente, e Rynn abita da sola per periodi lunghissimi. Alla sua porta si presentano spesso anche un arrogante pedofilo (figlio della padrona), un uomo di legge italoamericano e un ragazzino poliomielitico con l’hobby della magia… [sinossi]

Proviamo a dare una lettura eccentrica a Quella strana ragazza che abita in fondo al viale. Jodie Foster nasce come baby star della Disney per film in live-action. Il frequente contesto narrativo è quello del melodramma/avventura/commedia per famiglie a scopo edificante. Malgrado la fama di film “nero” che Quella strana ragazza in fondo al viale si porta appresso, di fatto la macrostruttura ricalca ancora gli schemi del melodramma adolescenziale, animato da retoriche collaudate sulla solitudine dei ragazzi e sui loro strumenti di autodifesa da un mondo cattivo di adulti. Solo che il romanzo di Laird Koenig e il film di Nicolas Gessner alzano il tiro, i conflitti si inaspriscono, la violenza sottesa nei rapporti della protagonista Rynn con gli adulti è più esplicita, e le minacce del mondo esterno sulla determinazione della ragazza assumono tratti più morbosi (uno dei suoi persecutori è un Martin Sheen mai così laido, un oscuro e arrogante pedofilo). Di fatto però lo sfondo resta quello ben conosciuto del melodramma di larga accessibilità, in cui Rynn risponde colpo su colpo agli intrusi sulla scorta di un animo già indurito da troppi dolori. E i colori, il profilmico, le musiche (orribili, diciamolo) evocano un universo spesso imprevedibilmente facile e lacrimoso.

Nel suo insieme, Quella strana ragazza che abita in fondo al viale appare dunque un incrocio davvero inconsueto tra fonti molto diverse. L’andamento narrativo, i dialoghi, le scelte estetiche lo assimilano anzi a un prodotto para-televisivo, in cui le musiche (di nuovo) giocano un ruolo fondamentale per avvicinarlo all’espressività di molte serie-tv americane del tempo. Di nero o orrorifico il film di Gessner conserva poco o nulla, tanto che le uniche occasioni di raccapriccio sono confinate nel fuori campo, al di là di quella porta nel pavimento, accesso proibito a indicibili misteri.
Ciò detto, resta molto interessante il soggetto del film, che presenta un’impenetrabile ragazzina protagonista a stretto contatto con la violenza solo per un principio di sopravvivenza e conservazione della propria libertà. La tredicenne Rynn è infatti la figlia di un poeta al quale è rimasta molto legata dopo la sua morte, e padre e figlia hanno architettato tutto un piano perché a Rynn rimanga la casa dove vivono quando la malattia del padre sfocerà in morte: lo scopo è evitare lo spettro dell’orfanotrofio e il ritorno della pessima madre.
Rynn difende strenuamente il suo piccolo universo, mentre alla sua porta si presentano spregevoli padroni di casa, maniaci e anche un tenero ragazzino poliomielitico, l’unico che sembra trovare una sintonia con la ragazza. Il finale consegnerà Rynn una volta di più alla sua solitudine.

Prima di ogni altra considerazione, salta agli occhi l’inusuale operazione industriale alla radice del film: un romanzo americano, una produzione franco-canadese con relative maestranze, una baby star in pista di lancio che vede proprio nel 1976 l’anno decisivo per la sua affermazione internazionale (in quell’anno girerà numerosi film, tra i quali notoriamente Taxi Driver di Martin Scorsese che le frutta la prima nomination all’Oscar), e in sede di regia un ungherese che non a caso si dedicherà di lì a poco quasi totalmente alla televisione.
Da un lato, Quella strana ragazza che abita in fondo al viale appare quindi un originale incrocio di ispirazioni diverse: dall’altro, proprio per le stesse ragioni il film è dominato da una certa anonimia formale. Soprattutto nei suoi lunghi e predominanti interni a netta prevalenza di dialogo, il film di Gessner ricorda da vicino le cadenze di una ricca e cupa sit-com, di cui ricalca anche l’eccesso grottesco nella definizione di alcuni personaggi (gli strepitosi maquillage e permanenti della padrona di casa Mrs. Hallet, interpretata da Alexis Smith). Tuttavia, in ambito di genere il film di Gessner si conferma uno dei più sfuggenti, tanto che sommariamente e senza ragione alcuna viene spesso annoverato nel thriller o nel mystery. Certo, c’è un mistero (ma intuibile in tempi brevi) e ci sono una serie di omicidi, ma più di tutto pare premere a Gessner la confezione di un melodramma molto anni Settanta, crepuscolare e tutto fondato sulla solitudine dell’infanzia.

Il mondo che Rynn chiude ostinatamente fuori dalla sua porta merita in tutto di essere rifiutato, ben delineato in una feroce e malata borghesia sintetizzata in un unico e simbolico rapporto madre/figlio (la pessima Mrs. Hallet e il figlio con tendenze pedofile). È un mondo schiacciante, gratuitamente violento per pura sete di sopraffazione, al quale una ragazzina rimasta sola può rispondere solo con una montagna di bugie e, se necessario, con violenti mezzi di difesa. Gli unici meritevoli di attenzione sono figure di emarginati come lei; un ragazzetto zoppo e un uomo di legge, entrambi d’origine italiana e per questo malvisti dalla prevedibile comunità wasp. Nel rapporto con il ragazzo parzialmente disabile è rintracciabile anzi un certo gusto anni Settanta per le tenere love story tra diversi, in cui solitudine adolescenziale e cupezze psichiche, sinceri sentimenti e venature borderline si danno la mano.
In tutto questo, a posteriori Quella strana ragazza che abita in fondo al viale appare un veicolo perfetto per Jodie Foster, calata nei panni di una Rynn che sintomaticamente sembra una formazione di compromesso tra il passato e il futuro dell’attrice, tra i personaggi disneyani e le figure di donna problematica e determinata. A ben vedere, l’impenetrabile Rynn appare infatti la Jodie Foster di Due ragazzi e un leone (1972) sbalzata in un contesto oscuro e respingente. Basta cambiare lo scenario e un’erede di Hayley Mills si trasforma in preistoria di Sarah Tobias (Sotto accusa, 1988), di Clarice Starling (Il silenzio degli innocenti, 1991) o ancor meglio di Erica Bain (Il buio nell’anima, 2007). Un personaggio perfettamente nelle corde di quella che era, e soprattutto sarà, Jodie Foster. Attrice apprezzatissima, forse un tantino sopravvalutata, ma spesso legata a una propria coerenza artistica. Pur in mezzo a prove anche eterogenee, i ruoli di donna sola, tenace e combattiva fino alla psicosi sono una delle sue marche personali più riconoscibili. Perché il mondo (degli adulti e non) è cattivo, la casa è un fortilizio da difendere, la libertà in ultima analisi una prigione. Specie nei cupi anni Settanta della frattura emotiva. Mentre una brutta musica risuona, e la neo-società occidentale si affaccia alla porta in tutta la sua mostruosità.

Extra
Galleria fotografica.
Info
La scheda di Quella strana ragazza che abita in fondo al viale sul sito della CG Entertainment.

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