Piccoli brividi

Piccoli brividi

di

A un ventennio di distanza dalla pubblicazione, Rob Letterman porta sullo schermo i Piccoli Brividi di R.L. Stine, in un film dal target trasversale e dall’approccio giocoso e cinefilo.

Cari mostruosissimi amici

Zach, dodicenne che ha da poco perso il padre, si trasferisce con sua madre in una nuova residenza, in un piccolo centro. Qui, fa la conoscenza di Hannah, coetanea e vicina di casa, alle prese con quello che sembra un padre tirannico e inquietante. Un giorno, dopo aver sentito l’ennesima lite tra i due, Zach si introduce di nascosto in casa di Hannah, e fa un’incredibile scoperta…[sinossi]

C’è voluto un po’, più di quanto era forse lecito immaginare, perché i Piccoli brividi di R.L. Stine arrivassero al cinema. Un’attesa più che ventennale (il primo volume della serie, La casa della morte, risale al 1992) che si può considerare in fondo abbastanza curiosa: ciò, soprattutto visto il successo e la perdurante popolarità della serie per ragazzi di Stine, ispiratrice anche di un omonimo, altrettanto fortunato serial televisivo. Ci voleva, forse, la tendenza alla contaminazione e al “gioco” metalinguistico (e alla serialità: la Sony, infatti, ha annunciato di aver già messo in cantiere un sequel) della Hollywood odierna, perché i romanzi di Stine trovassero l’ideale sbocco per il grande schermo. Ci voleva, forse, anche un interprete come Jack Black, la cui versatilità e fisicità si rivela un’arma importante per dar vita all’omologo filmico dello scrittore statunitense.
In fondo, il film di Rob Letterman (già regista Dreamworks, al suo secondo lavoro in live action dopo il precedente I fantastici viaggi di Gulliver, sempre con Black) è un po’ un “risarcimento” per tutti quegli spettatori che, già cresciutelli all’uscita dei romanzi, non hanno potuto goderne come forse avrebbero voluto. L’approccio trasversale, in termini di target, del film (pur non nascondendo una confezione rivolta soprattutto ai più giovani) viene direttamente dall’esperienza di Letterman col noto studio di animazione.

E, nell’ambito di un cinema per ragazzi che punta a coinvolgere un pubblico più ampio possibile (senza eccedere in manierismi e strizzate d’occhio gratuite) il film di Letterman fa perfettamente il suo dovere. L’idea di partenza (creare un universo in cui l’autore sia uno dei personaggi, e i suoi libri la traduzione di creature “vive” della sua immaginazione) permette da un lato di radunare, in una sorta di compendio enciclopedico, tutti i mostri e i villain fantastici che ne hanno animato le storie; dall’altro, di portare avanti una riflessione (non esattamente nuova, ma sempre valida) sul potere salvifico della scrittura nel confronto coi propri demoni; nonché sulla capacità della narrazione (letteraria e cinematografica) di confinare in una dimensione più malleabile (quindi gestibile) mostri e orrori. Niente di nuovo sotto il sole, viene da dire: in fondo gli stessi temi, con la stessa morale sottesa, erano stati espressi con ben altra pregnanza, in una dimensione ovviamente più adulta, dal Nightmare – Nuovo incubo di Wes Craven (a tutt’oggi tra le opere più incomprese del regista di Cleveland). Tuttavia, l’aver voluto inserire un elemento che definiremmo pedagogico, che punta a riflettere sull’importanza della scrittura e della produzione/fruizione di storie, rendendone trasparenti le premesse per un pubblico di giovanissimi, rappresenta senz’altro un importante valore aggiunto per il film di Letterman.

Per il resto, Piccoli brividi offre, con ritmo e mestiere, esattamente quello che ci si aspetta: tra tematiche adolescenziali (la nuova casa, la perdita precoce di un genitore, l’avventurosa scoperta del mondo esterno, legata a quella dell’altro sesso) e archetipi fiabeschi (la ragazza confinata in casa da un presunto carceriere) a volte abbracciati, altre volte smontati con intelligenza e humour. Su tutto, un Black ovviamente mattatore, meno “fisico” che in passato ma dall’immutata, a tratti irresistibile mimica facciale; e una festa collettiva di mostri e creature che inanella citazioni e suggestioni filmiche e letterarie, tali da superare (ed è un bene) lo stretto recinto dei libri di Stine: si riconoscono Shining e It (con ironico accostamento dell’autore all’”odiato” Stephen King), Blob e gli insettoni degli anni ’50, una personificazione vagamente à la Profondo Rosso del pupazzo parlante di Stine, e giocattoli animati che hanno lo stesso impeto degli Small Soldiers di dantiana memoria. Nessuno muore (il film sembra molto attento nel sottolinearlo), nessuno si fa male davvero: per i grandi brividi, sembra dirci il regista, c’è tempo. La “sorpresa” che arriva nel pre-finale, telefonata e appiccicaticcia, è l’inevitabile dazio da pagare alla natura del progetto: una soluzione diversa sarebbe stata, probabilmente, troppo ardita. Mentre l’uso della stereoscopia, mai invasivo, aggiunge un po’ di suggestione ad alcuni esterni (in primis il luna park abbandonato), andando a integrare un’estetica simpaticamente cinefila, e volutamente rétro.

Info
Il trailer di Piccoli brividi su Youtube.
  • piccoli-brividi-2015-rob-letterman-001.jpg
  • piccoli-brividi-2015-rob-letterman-002.jpg
  • piccoli-brividi-2015-rob-letterman-003.jpg
  • piccoli-brividi-2015-rob-letterman-004.jpg
  • piccoli-brividi-2015-rob-letterman-005.jpg
  • piccoli-brividi-2015-rob-letterman-006.jpg
  • piccoli-brividi-2015-rob-letterman-007.jpg
  • piccoli-brividi-2015-rob-letterman-008.jpg

Articoli correlati

  • Archivio

    I fantastici viaggi di Gulliver

    di La feroce allegoria anti-sociale del romanzo di Swift scompare completamente nella trasposizione cinematografica di Rob Letterman. Non resta che ammirare il vero effetto speciale del film: l'irresistibile Jack Black.
  • In sala

    Pokémon: Detective Pikachu RecensionePokémon: Detective Pikachu

    di Svolge abbastanza bene il suo compito di intrattenere, Pokémon: Detective Pikachu, prima incarnazione live action delle creature concepite dalla fantasia di Satoshi Tajiri. Tuttavia, il film di Rob Letterman sembra a tratti osare di più, inserendo nella narrazione alcune suggestioni più adulte, che poi non porta fino in fondo.

COMMENTI FACEBOOK

Commenti

Lascia un commento