Chuck Norris vs Communism

Chuck Norris vs Communism

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Presentato nel concorso documentari del Trieste Film Festival, Chuck Norris vs Communism della giovane regista Iliaca Calugareanu racconta ancora – dopo che sempre al TFF si è visto Cinema, mon amour su una delle residue sale cinematografiche e sui tentativi del gestore di tenerla in vita – un capitolo del rapporto con il cinema nella storia rumena, gli ultimi anni della dittatura di Ceaușescu e la propagazione nel paese di vhs clandestine di film hollywoodiani. La tesi del film appare però alquanto forzata.

La rivoluzione non è una videocassetta

In Romania negli anni ‘80, centinaia di film hollywoodiani riuscirono a superare la Cortina di ferro aprendo una finestra sul mondo libero. Un contrabbandiere di VHS e una coraggiosa traduttrice portarono la magia del cinema e accesero la scintilla della rivoluzione. [sinossi]

Cosa si vedeva nella Romania di Ceaușescu? Di frodo videocassette di contrabbando di film hollywoodiani di grande successo. Questa è la realtà sconvolgente mostrata dal documentario Chuck Norris vs Communism, presentato con successo a Trieste. Certo per il satrapo dei Balcani il cinema hollywoodiano non doveva rappresentare così un disvalore, visto che in visita ufficiale negli Stati Uniti si recò proprio negli studi di Hollywood, come si vede in Nicolae Ceaușescu: un’autobiografia di Andrei Ujica. Ma forse tutto ciò era parte della megalomania e bizzarria del personaggio, un po’ come per i dittatori della Corea del Nord, regime verso cui c’è sempre stata una simpatia reciproca con quello romeno. Fatto sta che, come racconta Chuck Norris vs Communism, vigeva una rigida censura, ma che diventò colabrodo di fronte alle videocassette di Rambo e compagnia. Gli stessi agenti della Securitate e perfino il figlio del dittatore divennero col tempo fruitori di queste merci. Ancora non possiamo dire che la diffusione di film piratati non succeda e non sia mai successa anche in altri paesi con sistemi di potere opprimenti e pervasivi, basta pensare alla Cina e al fenomeno analogo di diffusione sotterranea di film attraverso Hong Kong.

In definitiva quello che racconta Iliaca Calugareanu è un conflitto di immagini. Quelle ufficiali della tv di stato, in bianco e nero, severe e noiose nel veicolare la verità del regime, soccombenti rispetto a quelle assai più seducenti e ammalianti degli action americani, di quel cinema che piace universalmente, il cui mercato si può diffondere ovunque e superare qualsiasi barriera culturale. Se un film sfonda negli Usa, che sono un coacervo di tante culture, non potrà che piacere in tutto il mondo. E negli anni Ottanta il cinema di Rocky e Rambo era pura espressione del reaganismo, di quell’ideologia improntata all’edonismo, ai valori di benessere che hanno finito per prevalere su quelli del blocco sovietico. E il documentario seleziona, in tutto quel campionario di cinema anni ottanta, anche un film come Gorki Park, il giallo con William Hurt ambientato arditamente nella società sovietica. Per la verità anche quelle americane non erano immagini perfette, pur predominando su quelle di stato forse per il fascino stesso del proibito insito nella loro imperfezione. Tutti noi cinefili serbiamo il ricordo nostalgico per le vhs, con il quadro spesso oscillante, traballante, con la definizione grossolana, le righe, la risoluzione bassa dei colori. A maggior ragione se duplicate più volte, come succedeva con le videocassette clandestine in Romania, fino a ridurre l’immagine a masse di colore informi e indistinte. La regista sa giocare anche su questo aspetto, riproducendo la stessa grana di quelle vecchie immagini sui titoli di testa.

Merito di Chuck Norris vs Communism è certo quello di raccontare una curiosità e di fornire due ritratti di personaggi singolari, come il pusher di film e la doppiatrice, anche se non giova nell’economia del documentario l’eccesso di ricostruzioni, quindi di messe in scena, a discapito dell’abituale utilizzo di interviste e materiali di repertorio. La tesi di fondo poi – l’ebbrezza di libertà provata dall’acquisto e dalla visione di quelle videocassette non sarebbe alieno a preparare la mentalità che avrebbe portato alla rivoluzione del 1989 – appare quantomeno discutibile. Forzata, e forzato è aggiungere una tesi a un tale film, e semplicistica. Da umili critici cinematografici non vogliamo addentrarci in complesse questioni storiografiche, ma possiamo limitarci a citare qualche film. La Romania, ricordiamolo, è stato l’ultimo dei paesi del Patto di Varsavia a uscire dal regime comunista e i cittadini rumeni sapevano quello che era successo nei paesi limitrofi attraverso le loro trasmissioni radiofoniche e televisive. Un altro conflitto di immagini quindi, che può peraltro avere strascichi anche molti anni dopo, come nel film A Est di Bucarest di Corneliu Porumboiu. E le immagini stesse della rivoluzione sono state ampliamente manipolate, come si vede nel film Videograms of a Revolution di Harun Farocki e Andrei Ujica, nella consapevolezza del potere mediatico delle immagini. Per non dire che sulla nuova classe dirigente romena sono state espresse non poche perplessità.
Tanti quindi i contrasti di immagini nella Rivoluzione Romena e nel periodo che l’ha preceduta. Iliaca Calugareanu ne mostra soltanto uno.

Info
Il trailer di Chuck Norris vs Communism.
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