Babai
di Visar Morina
Un padre, un figlio, una bicicletta. In Babai del regista kosovaro Visar Morina il richiamo a Ladri di biciclette viene aggiornato con efficacia per una storia di emigrazione lungo l’Europa. In concorso alla 27esima edizione del Trieste Film Festival.
Padre, perché mi volevi abbandonare?
Nori, un ragazzino di dieci anni e suo padre Gezim si guadagnano da vivere vendendo sigarette in Kosovo negli anni Novanta. Gezim vuole lasciare il Kosovo senza suo figlio, che rappresenterebbe un’inutile zavorra. Ma Nori vuole restare a tutti i costi con suo padre. [sinossi]
La lezione del neorealismo continua ad apparire essenziale lungo i decenni e nei paesi più disparati. Ecco dunque che la si ritrova anche in un film kosovaro ambientato all’inizio degli anni Novanta, quando la guerra nella ex Jugoslavia non era ancora scoppiata. In Babai, presentato in concorso alla 27esima edizione del Trieste Film Festival, il regista Visar Morina riscrive in parte Ladri di biciclette, mettendo al centro della scena il rapporto contrastato tra un padre e un figlio.
Anche qui, ovviamente, la povertà fa da sfondo all’esistenza dei protagonisti e, anzi, ne ‘consuma’ le giornate: una casa sovraffollata, un matrimonio in vista che ridurrà ancora di più gli spazi (e viene in mente, in tal senso, anche Il tetto, sempre di De Sica), un tirare a campare che consta di sigarette di contrabbando vendute in una sudicia piazza al fianco di un vecchio che fa l’elemosina. Non c’è scampo per Gezim – il padre – che è anche stato lasciato dalla moglie e, dunque, ora si ritrova in mezzo ai piedi il figlio Nori. Così Gezim crede che l’unica soluzione per poter continuare a sopravvivere sia quella di emigrare in Germania senza il figlio, che rappresenterebbe un’inutile zavorra. Ma Nori non vuole essere abbandonato da suo padre.
È dunque una sorta di ronde senza fine intorno alle debolezze umane che si sviluppa in Babai, un continuo processo di tradimento – connotato raramente da sensi di colpa – e in cui, da un certo momento in poi, lo stesso bambino diventerà protagonista, comportandosi in modo crudele e avventato nei confronti del prossimo, così come ha imparato dagli adulti che gli sono intorno. Il tentato suicidio, il furto, la fuga, la menzogna: tutti questi atti Nori decide di compierli, spinto dalla determinazione feroce e disperata di poter avere ancora accanto almeno suo padre. Di conseguenza, appare quasi facile poter dire che il figlio alla lunga si dimostra più adulto del genitore; ma la questione, così come viene posta in Babai, ci sembra che sia ben più complessa. Nori infatti riesce persino laddove falliscono gli adulti perché, proprio per la sua giovane età, è maggiormente portato ad azioni inconsulte e non ha ancora subito tutte quelle umiliazioni che invece rendono l’età matura un accumulo di degradazioni e di gesti pieni di vigliaccheria. L’apparente maturità, che contrasta così apertamente con il suo volto angelico, è in realtà dunque il risultato di un processo di crescita schizofrenico e folle, tale da portare all’efficace incubo finale.
In tutto questo Visar Morina costruisce il suo film con una regia robusta, priva di inutili orpelli, senza dardennismi di retroguardia e, anzi, sempre molto curato nella scelta delle inquadrature, a partire dall’iniziale e insistito longtake sul volto del padre di Nori. E, come ancora ci insegnava il neorealismo nel momento in cui ci ricordava che ‘i bambini ci guardano’, lo sguardo di Nori è in tal senso centrale. Non solo e non tanto perché Babai sceglie principalmente il punto di vista del bambino, quanto per tre sequenze in particolare, in soggettiva, in cui viene restituito esattamente l’orrore della vita quotidiana in uno stato di povertà, prossimo all’esplosione bellica. In queste tre scene cui assiste Nori vediamo prima un gruppo di cani che si litigano la spazzatura, poi dei militari che giocano al gatto e al topo con un automobilista, quindi dei poliziotti che, in Germania, trascinano via – con violenza tragica e grottesca – alcuni immigrati clandestini. È questo il mondo che si palesa davanti agli occhi di Nori, e allora l’unica via che rimane da percorrere è quella della fuga. Fuggire, senza una meta, senza più aspirazioni, ché il futuro dell’Europa è ormai alle spalle.
Info
La scheda di Babai sul sito del Trieste Film Festival.
- Genere: drammatico
- Titolo originale: Babai
- Paese/Anno: Francia, Germania, Kosovo, Macedonia | 2015
- Regia: Visar Morina
- Sceneggiatura: Visar Morina
- Fotografia: Matteo Cocco
- Montaggio: Stefan Stabenow
- Interpreti: Adriana Matoshi, Astrit Kabashi, Dzevdet Jasari, Enver Petrovci, Val Maloku
- Colonna sonora: Benedikt Schiefer
- Produzione: Eaux-Vives Productions, NiKo Film, Produksioni Krusha, Skopje Film Studio
- Durata: 104'
