Gonin Saga

Gonin Saga

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Vent’anni dopo Gonin, ormai diventato un cult e considerato la quintessenza del neo-noir-yakuza movie, il regista Takeshi Ishii torna su quella storia con un nuovo sequel che la sviluppa fino ai giorni nostri, Gonin Saga, presentato all’International Film Festival Rotterdam nel mini-focus Nippon Neo-Noir.

a vendetta è un piatto che si serve con salsa di soia

La carneficina che, vent’anni prima, vedeva coinvolti i sicari del potente clan Yakuza Goseikai e quattro avventurieri che avevano osato sfidarlo, ha degli strascichi ancora oggi. Gonin Saga si concentra sull’amicizia tra due giovani, uno onesto, l’altro no, entrambi figli di uomini morti in quella sparatoria di Gonin. [sinossi]

C’era una volta vent’anni fa, anzi diciannove. Takeshi Ishii torna sul suo film cult Gonin del 1995, con un film sequel, Gonin Saga, che si fonda proprio sulla reinvenzione del concetto stesso di ‘sequel’. Si torna a scannerizzare, vivisezionare quella sparatoria sanguinaria che concludeva il film epigono, a scandagliare uno per uno i personaggi che ne erano coinvolti, a dissezionare fino le singole inquadrature di quella scena di quel film. Una buona mezz’ora parte solo per riannodare le fila narrative, con tante storie che si intrecciano nel seguire figli e vedove di quegli uomini. Con una continua alternanza di presente e passato, di flashback, di ricordi lampo che intervallano, interrompendola bruscamente, la narrazione. Chi vuole ricostituire la ‘gumi’, il clan – che poi è quello che fa lo stesso Ichii con il film precedente –, chi tramanda vendetta. Buona parte delle energie narrative sono spese nella rievocazione. Gonin, il primo film, diventa la materia su cui costruire Gonin Saga.

Predomina un senso di pietra tombale, del lutto e della memoria, con gli insistiti e onnipresenti ritratti, posti sull’altare secondo l’usanza giapponese, dei protagonisti del primo film. O con uno di quei personaggi ridotto in coma da diciannove anni. Predomina il senso dell’onore, della fedeltà e appartenenza degli affiliati alla propria cosca. Quella sorta di sentimento cavalleresco dei samurai del ‘giri’, del dovere morale di fedeltà rispetto al proprio superiore. La vedova è contenta quando apprende che suo marito è morto per difendere l’onore del boss. È quel concetto di “Yakuza DNA” richiamato nel film, che è impossibile scrollarsi di dosso. E che porterà alla vendetta che si perpetua.
Takeshi Ishii mostra ancora una grande padronanza nel creare le atmosfere da noir metropolitano. La megalopoli di Tokyo, la città nuda che si vede dall’alto sui titoli di coda, dove si annidano violenza e corruzione, nei suoi locali notturni, night club, bar alla moda. E le scene chiave del film sono accompagnate da violenti acquazzoni, una forte contestualizzazione materica, una pioggia sporca che batte sull’asfalto, che lava il sangue dei cadaveri che vi giacciono. Gli agenti atmosferici come un’estensione di personaggi e situazioni con l’ambiente che li circonda, come spesso avviene nel cinema giapponese.

Ishii sa creare delle straordinarie scene madri. La donna che giace morta con la mano, con le vene tagliate nel polso, immersa nell’acqua dell’acquario diventata rossa; in un night arredato da tantissimi acquari, che piacerebbe a Sono Sion. Momenti grotteschi – i ragazzi che si preparano a far la rapina in compagnia di poliziotti che poi si scopriranno essere in realtà dei complici travestiti – e momenti macabri – i ragazzi moribondi sotto il locale. Raffinatezze stilistiche come la lunga soggettiva dalla parte del bottino. Per arrivare ancora a una strepitosa scena finale (e chi non vuole lo spoiler concluda qui la lettura). La nuova sparatoria parte da dietro uno schermo cinematografico, dove si proiettano immagini festanti in un banchetto nuziale, con i proiettili che squarciano il telone. Costruendo un film come una bambola matrioska attorno a quella più piccola, Ishii fa esplodere colpi dal suo stesso cinema, da un suo stesso schermo. “Faccio ancora paura” diceva Boris Karloff in Bersagli di Peter Bogdanovich, dopo aver spaventato il cecchino degli spettatori del drive-in dove era proiettato un suo film.

Info
Il trailer di Gonin Saga.
Gonin Saga, il sito ufficiale.
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