The Wednesday Child

The Wednesday Child

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Opera prima della regista ungherese Lili Horváth, The Wednesday Child mette in scena il drammatico percorso di redenzione di una ragazza-madre. A tratti toccante e tenero, anche se girato in modo ancora molto acerbo. Film vincitore del premio del pubblico nella sezione lungometraggi al Trieste Film Festival 2016.

Un giorno devi andare

Maja e Krisz sono una coppia, hanno entrambi 19 anni e abitano nella periferia di Budapest. Sono cresciuti insieme in un orfanotrofio e hanno un figlio piccolo. Vivono alla giornata, facendo lavoretti, non necessariamente nel rispetto della legge. [sinossi]

I premi del pubblico riservano a volte delle sorprese (ma anche, nondimeno, quelli di titolate giurie). Ed è inevitabile che sia così. Accade quest’anno alla 27esima edizione del Trieste Film Festival, dove se il riconoscimento nella sezione documentari andato a Under the Sun appare pienamente meritato, forse non la stessa cosa si potrebbe dire per il film vincitore del concorso lungometraggi, quel The Wednesday Child che è diretto dall’esordiente e ancora acerba regista ungherese Lili Horváth. A nostro avviso, vi erano titoli come The Red Spider e come Ausma che apparivano decisamente superiori. Anche se è vero che in più, rispetto a questi due film, The Wednesday Child ha la forza di reggersi su un racconto melodrammatico che, in effetti, non può non far commuovere. Perciò, di fronte alla pregnanza intellettuale, visionaria e a tratti immaginifica di The Red Spider e Ausma, ha prevalso piuttosto l’emotività di una vicenda tragica e disperata, come quella che viene messa in scena nel film della Horváth.
La diciannovenne Maja ha un figlio di quattro anni che vive in un orfanotrofio. Anche lei è cresciuta in quell’istituto, abbandonata da piccola dalla madre. La ragazza cerca di fare di tutto per poter riavere con sé il figlio, ma gli imprevisti e gli ostacoli non mancano, a partire dalle scorribande del suo uomo – e padre del suo bambino – che sembra aver eletto a sistema l’illegalità e l’irresponsabilità quotidiane.

Nel raccontare questa vicenda, Lili Horváth arranca a più riprese, inserendo nel film personaggi secondari e poco interessanti, quando invece sarebbe stato preferibile si fosse concentrata sul rapporto tra questa ragazza-madre e suo figlio che, scioccato da un’esistenza senza speranza, non riesce nemmeno più a parlare.
E il limite di un’opera prima si sente tutto in The Wednesday Child, dove persino il montaggio appare spesso incerto (non riuscendo a incastrare bene i diversi piani dell’azione) e dove alcuni degli attori non convincono, a partire dal giovane compagno di Maja.
Ma il vero dono che ci arriva da The Wednesday Child è l’intensità e la bellezza della protagonista, la giovanissima Kinga Vecsei, il cui costante lottare tra il dovere – impegnarsi in una lavanderia per riavere con sé il figlio – e la tentazione della perdizione ne fanno un personaggio complesso e felicemente contraddittorio. Oscillante tra l’attrazione naturale e irrazionale verso il padre del suo bambino – con cui è cresciuta insieme all’orfanotrofio – e la tentazione di una esistenza pacificata con un grigio uomo di mezza età che dovrebbe rappresentare l’ambizione di una vita piccolo-borghese (e che passa le notti ad acquistare su ebay lampade da campeggio!), la protagonista di The Wednesday Child sembra appartenere a un altro mondo, quasi personaggio a-storico, incapace di relazionarsi con l’ambiente, con lo squallore della vita quotidiana (la baracca in cui vive, la stazione semi-diroccata in cui passa il treno che la porta all’orfanotrofio). I suoi errori costanti, le sue continue ricadute sembrano in tal senso condannarla a ricominciare sempre da capo, da zero, come Sisifo che è costretto ogni volta a trascinare il suo masso in cima alla montagna.

E, grazie alla riuscita descrizione di un personaggio così perdutamente autolesionista, in The Wednesday Child vi sono almeno due sequenze davvero toccanti: il terribile scherzo che il figlio fa alla madre nascondendosi in un bosco e la estemporanea e ingannevole scena di famiglia insieme al disgraziato pater familias. Si tratta però pur sempre di momenti, che anzi inducono a far pensare ancora di più che The Wednesday Child – se vi fosse stata una maggiore attenzione ad alcuni aspetti tecnici – avrebbe potuto essere senza dubbio un film migliore e più convincente.

Info
La scheda di Wednesday Child sul sito del Trieste Film Festival.

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