PPZ – Pride and Prejudice and Zombies

PPZ – Pride and Prejudice and Zombies

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La provocazione, furba ma feconda, che caratterizzava l’omonimo romanzo di Seth Grahame-Smith, perde in PPZ – Pride and Prejudice and Zombies gran parte della sua ragion d’essere, risultandone in un film esile e scombinato.

Neo-walkers imbellettati

Inghilterra, in un diciannovesimo secolo alternativo. Mentre un’epidemia-zombie sta devastando il paese, la giovane Elizabeth Bennett, guerriera ed esperta nelle arti marziali, è costretta ad allearsi con l’arrogante Mr. Darcy, gentiluomo abile nello scovare ed eliminare i morti viventi. Tra amori, segreti e intrighi di potere, i due proveranno a salvare la nazione dall’imminente apocalisse portata dall’orda di morti viventi. [sinossi]

È dichiaratamente e volutamente provocatoria, un’operazione come quella alla base di PPZ – Pride and Prejudice and Zombies. Un’operazione che, nella sua forma originaria, ha trasformato un curioso mashup del classico di Jane Austen (riutilizzato in gran parte nella sua veste originale) con una storia di morti viventi, in un piccolo e redditizio caso editoriale. Le provocazioni letterarie di Seth Grahame-Smith, d’altronde (autore dall’attitudine nerd per eccellenza) avevano già trovato spazio sullo schermo nell’analogo, altrettanto deragliante La leggenda del cacciatore di vampiri, tratto dal suo omonimo bestseller del 2010 e raffigurante un Abraham Lincoln in un’inedita versione ammazzavampiri. Provocazioni, quelle di Grahame-Smith, dal carattere fin troppo scoperto, dalla natura così esplicitamente indirizzata alla demolizione di icone (della storia come della letteratura) che il sospetto di operazioni furbe e studiate a tavolino risulta più che legittimo. Idee che comunque, nella loro esilità e (se vogliamo) pretestuosità, hanno fatto molto parlare di sé, trovando nella carta stampata una loro, pur discutibile, dimensione. E suscitando, inevitabilmente, anche le attenzioni del cinema.

Se il già citato film di Timur Bekmambetov, per esile e sconnesso che fosse, mostrava almeno una discreta cura nella confezione, le cose (è bene dirlo subito) vanno decisamente peggio in questa trasposizione cinematografica firmata Burr Steers. Fuoriuscita dalla pagina scritta, e dalla curiosa operazione di fusione che lo aveva generato, PPZ – Pride and Prejudice and Zombies mostra sullo schermo tutta la sua natura pretestuosa, così come l’inconsistenza delle sue basi. Ricollocare, tal quale, il testo di Orgoglio e pregiudizio in una “cornice” fantasy-horror, facendone risultare un’opera del tutto nuova, è esercizio che, sulla pagina scritta, poteva mostrare una qualche efficacia; trasposta al cinema, tuttavia, l’operazione perde la stessa istanza di base su cui si fonda, azzerando inevitabilmente la sua natura di ibrido artistico. Per restare in piedi, un’operazione del genere necessitava probabilmente di qualcosa di più (e di più specificamente cinematografico) rispetto a una mera trasposizione filmata del libro. Per tre quarti della sua durata, il film di Steers risulta di fatto in una (stanca) trasposizione del romanzo della Austen (con più di un rimando, quasi letterale, alla recente versione di Joe Wright) inframezzata da pretestuose e poco integrate sequenze di matrice fantasy. Quando tuttavia, negli ultimi venti minuti, il plot prende più decisamente la direzione del fantastico, le cose vanno se possibile anche peggio.

Dalla confezione cheap e dall’estetica poco accattivante (con un digitale fin troppo palesemente posticcio) PPZ – Pride and Prejudice and Zombies si mostra presto per il giochino, esile e autoreferenziale, che è; sbagliando inoltre molto a livello di scrittura e di scelte di casting. Nella necessaria ridefinizione dei personaggi che il plot comporta, è difficile empatizzare con una Elizabeth Bennet che perde gran parte della specificità del suo personaggio, complice una sbiadita prova di Lily James; d’altra parte, il resto del cast non sembra molto più a suo agio (e ancor meno sembra credere nel progetto), da un legnoso Sam Riley a una Lena Headey che della respingente Lady de Bourgh non mantiene che il nome. Va sottolineata anche la poco felice resa del personaggio del pastore Collins col volto di Matt Smith, esempio (ma ce ne sarebbero molti altri) di una maldestra e poco organica gestione del registro grottesco.
Rapidamente esaurita la curiosità per la vicenda che mette in scena, e per la bizzarra (seppur derivativa) idea che lo muove, il film di Burr Steers arranca in un piatto Harmony cinematografico in salsa fantasy-horror; denunciando inoltre tutta la poca dimestichezza del regista con l’estetica del genere (le sequenze d’azione sono quanto di più confuso e mal diretto si sia visto negli ultimi anni).

Viene da pensare che una produzione come questa, indirizzata al moderno pubblico teen divoratore di fantasy cinematografico e televisivo, avrebbe forse funzionato meglio se messa nelle mani di un cineasta più a suo agio con i registri fantasy più “contaminati” (e a cavallo tra i generi) che caratterizzano molti prodotti, da grande e piccolo schermo, degli ultimi anni. Resta tuttavia, a prescindere dall’evidente inadeguatezza di Steers nel dirigerlo, il difetto di concezione che muove l’intera operazione: quello di una provocazione in partenza fine a se stessa, che inevitabilmente perde molta della sua ragion d’essere nel passaggio dalla letteratura al cinema. Per funzionare sul grande schermo, insomma, PPZ – Pride and Prejudice and Zombies sarebbe dovuto diventare un’altra cosa. Una pretesa, probabilmente, ingiustificata.

Info
Il trailer di PPZ – Pride and Prejudice and Zombies su Youtube.
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