La quinta onda

La quinta onda

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Né guerra dei mondi né battaglia dei sessi, né fantascienza distopica né dramma romantico, La quinta onda espone tutti i difetti del prodotto medio seriale per adolescenti.

Ascesa e caduta di una passione giovanile

Cassie conduce un’adolescenza qualunque in una piccola cittadina dell’Iowa fino al giorno in cui compare nel cielo una gigantesca astronave. Da quel momento una forma aliena ribattezzata “Gli Altri” lancia un attacco alla Terra scandito da varie fasi: black out, tsunami, pandemie e una vera e propria invasione degli ultracorpi. [sinossi]

Forse è ancora troppo presto per decretare la fine della fortuna delle saghe Young Adult al cinema. Certo è che tutto ciò che è arrivato in sala dopo l’enorme successo di Twilight e di Hunger Games (da Divergent a Maze Runner) ha lasciato un segno decisamente meno forte nell’immaginario collettivo. Probabilmente si tratta di un semplice problema di percezione: un deficit di intelligibilità che colpisce chi non risponde al target generazionale proprio come avviene con certe frequenze di ultrasuoni. Ma un film d’azione rimane un film d’azione, proprio come un film romantico è sempre un film romantico, e ogni prodotto seriale intento a mescolare certi stimoli primari come action e fantasy, gioco e violenza, palpiti e sospiri, dovrebbe riuscire a suscitare qualche emozione anche in uno spettatore al di sopra dei vent’anni.

La riflessione, in sé poco interessante, viene riaperta da un prodotto medio come La quinta onda. Tratta dal primo di una serie di romanzi giovanili di fantascienza, mostra tutte le potenzialità e i limiti di un genere che guarda trasversalmente ad altri generi senza porsi altri problemi che compattarli dentro ai sentimenti più ingenui e le espressioni più impulsive. Quello raccontato dai romanzi di Rick Yancey è in realtà un soggetto tutt’altro che privo di interesse, capace non solo di attraversare più registri (dal catastrofico al sentimentale; dalla satira militare al thriller paranoide), ma di essere modulabile su un pubblico più vario. Consapevole del proprio status di contenitore, dispiega temi, idee e immagini che guardano ai problemi dei grandi con gli occhi dell’infanzia, come se dei ragazzi improvvisassero fra loro un gioco chiamato “fine del mondo”.
A leggere separatamente gli elementi che compongono il quadro, si vede come lo sforzo del materiale narrativo alla base non sia solo quello di monetizzare La guerra dei mondi in una parafrasi giovanilista, ma di tentare una lettura più profonda di uno dei pochi ambiti popolari rimasti scoperti rovesciando le normali prospettive. Gli adulti che non escono subito di scena vengono identificati come “Gli Altri”, quasi a marcare ulteriormente una separazione e una differenza generazionale verso chi non si capisce mai se sta dalle parte dei buoni o cattivi. Non solo, a metà storia arriva anche un twist narrativo che gioca sull’inaffidabilità degli adulti e il loro imporre sui più giovani uno schema e una “visione” manipolata.
Peccato che tutto questo resti solo sotto traccia nel film, intento a manifestarsi tiepidamente sotto una spessa corazza di facilonerie e di continue cadute di stile.

A contribuire alla “catastrofe” ci sono anche due sceneggiatori “cresciuti” come Akiva Goldsman (Oscar per A Beautiful Mind) e Susannah Grant (nominata per Erin Brockovich), che scelgono di restare in superficie nel mescolare generi e sentimenti, ma solo per accumulazione e bulimia, senza quell’ispirazione, quel gusto e quel divertimento che dovrebbe caratterizzare un qualunque film per famiglie. Da parte sua, il più giovane regista britannico J. Blakeson non stempera le parti più audaci della storia (fare sesso, uccidere, giocare alla guerra) ma sembra non sforzarsi nemmeno nel dare un equilibrio al tutto, finendo per suscitare più risate involontarie che stupore o interesse.
Il problema centrale di La quinta onda finisce così per essere lo stesso di tutti i suoi prodotti coetanei: prendersi eccessivamente sul serio nell’affrontare lo spettro oscillante delle passioni giovanili. Non che l’adolescenza sia un periodo in cui i problemi si affrontano con leggerezza, tutt’altro. Ma se c’è qualcosa che lo spirito giovanile e il senso dello spettacolo condividono è proprio la necessità di divertirsi.

Info
Il trailer di La quinta onda su Youtube.
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