Tales of Halloween

Undici registi, guidati da Axelle Carolyn, firmano Tales of Halloween, un simpatico horror antologico intriso di sangue e humour nero.

Brividi in periferia

La notte di Halloween arriva in una cittadina americana, dove i soliti rituali legati a scherzi e caramelle assumono toni decisamente più macabri, fra demoni, streghe ed invasioni aliene… [sinossi]

Tales of Halloween è un prodotto anomalo, soprattutto nel contesto dell’attuale produzione di film a episodi all’interno del genere horror. Laddove neonate saghe come The ABCs of Death o V/H/S si presentano come compendi del “meglio” delle convenzioni narrative e stilistiche del cinema di genere odierno, a partire dal found footage che funge da cornice per gli eventi di V/H/S, il parto creativo di Axelle Carolyn si rivolge a tutt’altro pubblico, con ambizioni diverse. Per l’esattezza, Tales of Halloween si rifà alla tradizione dell’eccesso e della comicità macabra che caratterizzavano i fumetti della EC Comics, che ispirarono la fortunata serie televisiva Racconti di mezzanotte e furono omaggiati da George A. Romero e Stephen King nella pellicola di culto Creepshow. Senza dimenticare il rifacimento cinematografico di Ai confini della realtà, a opera di Steven Spielberg, George Miller, John Landis e Joe Dante (guarda caso, gli ultimi due fanno parte del cast di Tales of Halloween, e nel caso di Landis vi è un’allusione esplicita al suo operato in relazione al film episodico del 1983).

A questo spirito più leggero, meno incentrato sull’orrore classico e rappresentato al meglio dalle musiche di Lalo Schifrin (tornato in attività su richiesta del figlio, che ha diretto uno degli episodi), si aggiunge anche un tocco quasi aristotelico, dato che l’intero film ha luogo nel corso della medesima notte, in diversi quartieri della stessa cittadina. Il concetto viene espresso prima con l’animazione dal sapore pop-up nei titoli di testa, poi con vari camei da parte di personaggi che passano da un episodio all’altro e, in nome di una cinefilia onnipresente ma mai invadente, con la presenza, sugli schermi televisivi di tutte le case, di un capolavoro imprescindibile come La notte dei morti viventi. Questo dà al progetto una maggiore omogeneità, che da un lato consente di evitare divergenze tonali e qualitative troppo vaste tra i diversi episodi (solo il notoriamente “scomodo” Lucky McKee, che rilegge in chiave molto particolare la fiaba di Hansel e Gretel, si discosta in modo evidente dall’atmosfera generale del film), ma dall’altro finisce anche, inevitabilmente, per “smorzare” la creatività di alcuni dei nomi coinvolti, che si devono piegare, seppure visibilmente con piacere, a una volontà superiore (è il caso soprattutto di Darren Lynn Bousman e Neil Marshall, le cui incursioni nel B-movie ad alto contenuto comico non hanno molto in comune con la loro estetica più nota).

Eppure ci si diverte parecchio con questo prodotto semplice ma sincero e spassoso, nato da un vero amore per il genere e che, sulla falsariga di quel progetto fallimentare ma affascinante che fu Halloween III, vuole inaugurare una nuova tradizione cinematografica per la festa delle zucche. Ancora non sappiamo se andrà in porto la promessa “all’anno prossimo” che viene fatta dalla narratrice/animatrice radiofonica (Adrienne Barbeau, altro omaggio al cinema horror che fu), ma le basi per un franchise relativamente solido ci sono. Saremmo particolarmente curiosi di vedere cosa si inventerebbero Peter Jackson e Sam Raimi in un contesto simile…

Info
Il trailer di Tales of Halloween.
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