24 Weeks
di Anne Zohra Berrached
Presentato in concorso alla Berlinale 2016, e salutato da un vivace consenso, 24 Weeks di Anne Zohra Berrached mette in scena col misurino il (melo)dramma di un’interruzione di gravidanza. La Berrached, che aveva affrontato con Two Mothers la problematica maternità di una coppia lesbica, cade nel tranello delle puntualizzazioni, delle inutili sottolineature, di un moralismo patinato e ricattatorio.
L’amore non muore mai
Astrid è un’attrice comica che lavora in televisione; il marito Markus è il suo manager e i due lavorano bene insieme. Hanno una figlia di nove anni e aspettano il loro secondo figlio. Quando scoprono che il loro bambino ha la sindrome di Down, affrontano la questione con ottimismo, speranzosi di essere in grado di affrontare e gestire la nuova vita. Ma le notizie sulla salute del nascituro si aggravano, il momento del parto si avvicina e Astrid inizia a temere per il futuro del bambino e per le inevitabili ricadute sulla quotidianità della famiglia e per la carriera televisiva. Dopo una lunga serie di discussioni, Astrid capisce che solo lei può prendere la decisione finale… [sinossi]
Le modalità narrative di 24 Weeks (24 Wochen) di Anne Zohra Berrached non si discostano di molto dai film che riempivano i palinsesti di Canale 5. Gli oramai dimenticati Film dossier [1]. Ecco, 24 Weeks è L’amore non muore mai della Berlinale 2016: una famiglia felice, benestante e realizzata, alla prese con un dramma che ci potrebbe colpire da un momento all’altro. E noi, dopo un esamino di coscienza, cosa faremmo? C’è lo spiegano insistentemente lo script e la messa in scena, con quelle mamme col pancione sotto la doccia, la nonna un po’ troppo invadente, i tuffi in piscina (liquido amniotico e tutto quel che segue), il babbo manager comprensivo e amorevole e offeso e nuovamente amorevole, la villa e la casetta sull’albero. E, soprattutto, ce lo spiegano la corsa dei bimbetti verso la piscina, mentre Astrid ciondola tristemente, e l’ultima dannata frase, didascalica, ricattatoria e un po’ vigliacca.
24 Weeks accumula drammi, ostacoli, parole e spiegazioni. E immagini, piuttosto patinate, dagli intenti evidentemente evocativi. Come la frase incriminata. Come se ci fosse davvero bisogno di prendere un tale dramma – l’aborto – per farne un (iper)melodramma. 24 Weeks complica la vita dei suoi protagonisti per banalizzare un tema troppo complesso e stratificato: la carriera televisiva, i bisticci in famiglia, la reazione della figlia e della baby-sitter e tutto quel che segue ci appaiono come i numeri di un’equazione, di un calcolo a tavolino che cerca di infilare tutto e niente, di prendere e non prendere una posizione.
L’anima cerchiobottista di 24 Weeks, che si riverbera nella confezione da pubblicità family-friendly, tradisce uno sguardo più televisivo che cinematografico, un’immaginario che confonde complicazioni con complessità.
Difficilmente difendibile, tra l’altro, la scelta di mostrare la (completa) procedura dell’aborto, già ampiamente spiegato e rispiegato, e di insistere sui dettagli, fino ai primi e primissimi piani del minuscolo cadavere. Un sensazionalismo che non salva baracca e burattini. Ma le immagini mediche, in fin dei conti, pesano come le frasi a effetto e gli eccessi didascalici. 24 Weeks riesce nella difficile impresa di banalizzare e al tempo stesso appesantire una materia che avrebbe richiesto tutt’altro approccio estetico e narrativo. La vita è altrove.
Note
1. Il ciclo Film dossier del canale Mediaset presentava produzioni a stelle e strisce per il piccolo schermo, tutte legate a temi d’attualità più o meno scottanti. Qualche volto noto (Lindasy Wagner, Shelley Long, Tracey Gold, Michael Beck, Melissa Gilbert, Michael Gross…) e una confezione mediamente apprezzabile per lo standard televisivo: L’amore non muore mai, Il fabbricante di bambini, Per amore di Nancy, Ricominciare una vita…
Info
24 Weeks sul sito della Berlinale.
Il trailer originale di 24 Weeks.
Il canale youtube di 24 Weeks.
- Genere: drammatico
- Titolo originale: 24 Wochen
- Paese/Anno: Germania | 2016
- Regia: Anne Zohra Berrached
- Sceneggiatura: Anne Zohra Berrached, Carl Gerber
- Fotografia: Friede Clausz
- Montaggio: Denys Darahan
- Interpreti: Barbara Focke, Bjarne Mädel, Christian Müller, Emilia Pieske, Felicity Grist, Florian Kleine, Johanna Gastdorf, Julia Jentsch, Karina Plachetka, Maria-Victoria Dragus, Martin Reik, Mila Bruk, Wolfgang Zarnack
- Colonna sonora: Jasmin Reuter
- Produzione: Filmakademie Baden-Württember, ZDF - Das kleine Fernsehspiel, Zero One Film
- Durata: 103'







Berlinale 2016