Zero Days
di Alex Gibney
Presentato in concorso alla Berlinale 2016, Zero Days di Alex Gibney è un dettagliato reportage sulle nuove frontiere della guerra tra (super)potenze. Frontiere virtuali, eppure pericolose e letali come un disastro nucleare. Come una catena di disastri nucleari.
Ne uccide più la pennetta che la spada
Il fenomeno di Stuxnet, un virus informatico auto-replicante scoperto nel 2010. Evidentemente commissionato dai governi degli Stati Uniti e di Israele, questo malware è stato creato per sabotare il programma nucleare iraniano. Tuttavia, questo complesso virus non ha solo infettato il suo obiettivo ma si è rivelato incontrollabile. Nonostante il silenzio degli organi ufficiali, Stuxnet è stato creato da due potenze alleate che si sono poi ritrovate con un vaso di Pandora scoperchiato. La guerra ha scoperto nuove armi e nuove frontiere… [sinossi]
Nella foga di raccontare, di documentare tutto in maniera certosina, Alex Gibney si lascia prendere la mano. Era già successo, ad esempio in Mea Maxima Culpa: silenzio nella casa di Dio, e accade nuovamente nell’interessante, solido e divulgativo Zero Days. Gibney costruisce un personaggio fittizio, camuffandolo con la computer grafica, rendendolo vero, mettendolo più volte al centro del meccanismo narrativo. Una donna, una insider, una fonte preziosissima di informazioni, riflessioni e giudizi. L’escamotage dell’effetto speciale, che richiama esteticamente tutta la questione Stuxnet, funziona poco, appare fin da subito posticcio. E non salva la baracca, anzi risuona pure beffarda, l’ammissione finale su questo personaggio-puzzle, un’attrice che è idealmente portavoce di quanti hanno testimoniato ma non sono voluti/potuti apparire in Zero Days – i tre documentari più chiacchierati della Berlinale (Zero Days, Fuocoammare di Rosi e Where to Invade Next. di Michael Moore) sembrano agire con una certa disinvoltura nella rappresentazione del reale.
L’indiscutibile professionalità di Gibney, narratore puntuale, deve fare i conti con l’abbacinante incipit di Blackhat, che sul tema aveva detto praticamente tutto in una manciata di minuti: sintesi e spettacolarità virtuale, con tanto di deflagranti conseguenze nel mondo reale. Il confronto tra Blackhat e Zero Days è però improponibile, troppo sbilanciato a favore dell’ennesimo gioiello di Michael Mann. Ci resta, oltretutto, il retrogusto amaro di un documentario più televisivo che da concorso festivaliero – anche se, visto il livello medio di questa Berlinale, un premio può persino arrivare…
Nonostante il ritmo incalzante e le suggestioni da thriller & spy-story del nuovo millennio, Zero Days riesce a esporre in maniera chiara l’intreccio di interessi internazionali e la genesi politica del virus informatico. Una genesi politica che svela ancora una volta le abnormi contraddizioni della superpotenza a stelle e strisce, oltre a sottolineare il tragico stallo arabo-israeliano: Zero Days amplia via via il proprio raggio d’azione, dal microscopico e impalpabile dettaglio informatico alla macroscopica mappatura geopolitica. Una costruzione narrativa a cerchi concentrici, che da una pennetta usb apparentemente inerme e insignificante arriva allo spauracchio nucleare, al caos.
La riflessione sulla rete come nuovo teatro di guerra è sottolineata più volte dall’utilizzo della computer grafica, una sovrastruttura a suo modo spettacolare che non serve solo a semplificare la spiegazione/comprensione del discorso informatico, ma che chiama in causa un immaginario cyberpunk (Matrix & Co.) che è oramai più reale che fantascientifico. Il punto d’arrivo del percorso di ricostruzione storico-politica di Zero Days, dallo Scià fino ad Ahmadinejad, passando per i presidenti statunitensi, la guerra Iran-Iraq, Netanyahu e tutto quel che segue, non è l’oggi ma il domani: un domani che non dovrà più guardare allo Spazio ma al cyberspazio. Il giorno del Neuromante è arrivato. Zero Days. 0-days.
Info
Zero Days sul sito della Berlinale 2016.
- Genere: documentario, guerra
- Titolo originale: Zero Days
- Paese/Anno: USA | 2016
- Regia: Alex Gibney
- Sceneggiatura: Alex Gibney
- Fotografia: Antonio Rossi, Brett Wiley
- Montaggio: Andy Grieve
- Colonna sonora: Will Bates
- Produzione: Jigsaw Productions
- Distribuzione: I Wonder Pictures
- Durata: 116'
- Data di uscita: 26/01/2017








Berlinale 2016
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