Indignation

Indignation

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James Schamus, storico produttore di Ang Lee, esordisce nella regia con Indignation, insolito esempio di adattamento (per lo più) riuscito della prosa di Philip Roth. A Berlino nella sezione Panorama.

Love and Death

Mentre molti suoi coetanei stanno combattendo in Corea, il giovane Marcus Messner si appresta ad iniziare gli studi universitari. La sua vita cambia in modo inesorabile quando incontra una certa Olivia Hutton… [sinossi]

Di James Schamus, classe 1959, si ricorda innanzitutto l’attività di produttore e/o sceneggiatore, principalmente in collaborazione con Ang Lee (da Pushing Hands fino a Lussuria, con in mezzo due candidature all’Oscar per La tigre e il dragone e una per I segreti di Brokeback Mountain). A questo va aggiunto l’exploit come co-fondatore e dirigente (dal 2001 al 2013) di Focus Features, gigante del cinema indipendente americano che ha prodotto e/o distribuito pellicole come Se mi lasci ti cancello, Lost in Translation e Moonrise Kingdom. In altre parole, un ottimo pedigree per quanto concerne l’identificazione e la ricerca di materiale degno di essere portato sullo schermo, che si tratti di idee originali o trasposizioni letterarie. Per questo è stato piuttosto facile concedere il benefico del dubbio a Schamus quando questi ha annunciato che il suo esordio registico, presentato al Sundance e alla Berlinale, sarebbe stato un adattamento di Philip Roth, scrittore notoriamente sfortunato – con poche eccezioni – nel campo del passaggio dalla carta alla celluloide (l’esempio più recente, visto a Venezia nel 2014, è The Humbling di Barry Levinson, tollerabile solo per la presenza di Al Pacino).

Il che ci porta ad Indignation, un’opera prima ambiziosa che non si lascia sopraffare da eventuali manie di grandezza da parte del neo-regista che, forte delle sue esperienze precedenti, lascia che la scrittura occupi la posizione principale. Consapevole della potenza della prosa di Roth, Schamus permette all’anima pessimista dell’autore di Pastorale americana di emergere in tutto il suo splendore, con un ruolo di rilievo per la componente umoristica/ironica che da sempre attraversa l’opera di Roth ma spesso è venuta a mancare in altri adattamenti dei suoi testi. Questo, unito alla rabbia che caratterizza sia l’autore che i suoi protagonisti, fa di Indignation un film deliziosamente verboso ma mai teatrale, nonostante il colpo di genio, in termini casting, della scelta del drammaturgo Tracy Letts (Bug, Killer Joe) nel ruolo dell’odioso ed autoritario preside Caudwell, maestro dell’oratoria messo alla prova dallo studente di legge Marcus Messner (interpretato da un Logan Lerman in stato di grazia, che regala una performance da vedere insieme alla sua prova in Noi siamo infinito).

A penalizzare l’operazione è, a tratti, la mancata connessione fra l’abilità di Schamus in sede di sceneggiatura e il suo potenziale dietro la macchina da presa: alle prime armi, non riesce a dare il giusto risalto a certi elementi che funzionano meglio sulla pagina scritta, su tutti l’uso della voce narrante e l’annesso colpo di scena (che in realtà non è tale, ma nel film ciò è meno chiaro rispetto al romanzo). Ma considerando la difficoltà generale nel portare sullo schermo il lavoro di un autore complesso del calibro di Roth, lo sforzo di Schamus può essere considerato un discreto successo, per come rappresenta con il giusto equilibrio fra nostalgico e critico un periodo difficile della Storia americana e ci offre una “coppia” convincente e straziante grazie a Lerman e Sarah Gadon (Cosmopolis), attrice vergognosamente sottoutilizzata che in questa sede brilla con un’intensità degna di nota. Se il neo-cineasta saprà mantenere le promesse di questo esordio imperfetto ma interessante, potremmo trovarci all’inizio di una nuova carriera tutt’altro che trascurabile.

Info
La scheda di Indignation sul sito della Berlinale.
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