Cinema Svizzero a Venezia 2016 – Presentazione
Dal 3 all’8 marzo prenderà vita la quinta edizione di Cinema Svizzero a Venezia, la rassegna curata da Massimiliano Maltoni e organizzata dal Consolato Svizzero. Un’occasione per aprire gli occhi sulla produzione di una nazione così vicina, eppure sconosciuta.
Da cinque anni Venezia, a pochi passi dalla primavera, ospita una rassegna dedicata al meglio della produzione cinematografica svizzera dell’anno precedente. Anno dopo anno il Cinema Svizzero a Venezia è diventato un evento sempre più centrale all’interno del panorama italiano, aprendo gli occhi di appassionati e addetti ai lavori su una realtà produttiva che, eccezion fatta per pochi e circostanziati casi, non riceve l’attenzione che le sarebbe dovuta. Alla quinta edizione, che si terrà in laguna dal 3 all’8 marzo, toccherà dunque il compito di confermare l’importanza e il peso di una simile proposta culturale: nell’arco di cinque giorni verranno proiettati sullo schermo del Consolato di Svizzera (nel Palazzo Trevisan degli Ulivi, a Dorsoduro) sedici film, di cui nove lungometraggi, un medio e un gruppo di sei lavori sulla breve distanza che certificano l’ottimo lavoro sull’animazione della Nadasdy Film.
Un percorso che svelerà una vitalità espressiva a tratti sorprendente, passando da accorati drammi sociali (Köpek di Esen Isik, girato in Turchia), ad autobiografiche saghe familiari (Iraqi Odyssey di Samir, due ore e mezza di viaggio alla ricerca della propria famiglia dispersa in giro per il mondo), da documentaristici ritratti biografici (Elle Maillart – Double Journey di Mariann Lewinsky e Antonio Bigini) a immersioni in universi dimenticati, o sconosciuti (Spartiates di Nicolas Wadimoff, ma ancor di più l’atteso Above and Below di Nicolas Steiner). Tutto questo senza dimenticare l’aspetto più ludico, o di “intrattenimento”, come dimostrano Der Grosse Sommer di Stefan Jäger (già autore tra gli altri de Il pugno di Gesù e Horizon Beatiful) e La Vanité di Lionel Baier, scelto come film d’apertura dal direttore artistico e curatore Massimiliano Maltoni.
Quali misteri cela dunque la cinematografia svizzera? Perché, nonostante la vicinanza geografica, poco o nulla di quella produzione (in parte, per di più, in lingua italiana, come l’opera di Fulvio Bernasconi, ad esempio) arriva sui nostri schermi? Il Cinema Svizzero a Venezia permetterà di illuminare, almeno in parte, un sistema cinematografico sempre più vitale; lo farà dando la voce agli stessi protagonisti, con la presenza a Dorsoduro di Baier, Samir, Isik, Bigini, Lewinsky, Jean Golinelli e molti altri, ma anche dando vita a un workshop sul già citato cinema di animazione, grazie a un accordo tra Cinema Svizzero a Venezia e La Fabbrica del Vedere. Ulteriore dimostrazione della volontà, da parte del Consolato e della rassegna, di aprire le proprie porte alla città di Venezia, dialogando con realtà consolidate e personalità illustri, come la Ca’ Foscari e Carlo Montanaro, proprietario di un ricco archivio in pellicola.
La pellicola, la memoria del passato… Durante le giornate di Cinema Svizzero a Venezia verrà riscoperto un classico della produzione svizzera, Höhenfeuer di Fredi M. Murer, che nel 1985 vinse il Pardo d’Oro del Festival di Locarno, unico svizzero a riuscire nell’impresa insieme all’Alain Tanner di Charles mort ou vif (1969), il Francis Reusser de Le grand soir (1976) e l’Andrea Staka di Das Fräulein (2006). Un’occasione imperdibile, dunque, per (ri)vedere un’opera magmatica e affascinante, dura e immersa nelle nevi delle Alpi.


La Vanité
Cinema Svizzero a Venezia 2016