L’orca assassina

L’orca assassina

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Dino De Laurentiis e il suo clone de Lo squalo. Tentativo disperato, risultati fallimentari. L’avventura e la suspense a stelle e strisce riletti in L’orca assassina come un lacrima-movie italiano anni Settanta. In blu-ray per CG e Pulp Video.

Al largo delle coste del Labrador il capitano Nolan e la sua ciurma tentano di catturare un esemplare di orca marina per venderla poi a zoo acquatici. Accidentalmente provocano la morte di una di esse e del feto che portava in grembo, scatenando la furia vendicativa dell’orca-maschio. Si apre una lunga battaglia, mentre una zoologa e un indiano d’America cercano di dare una mano. [sinossi]

Tra gli anni Settanta e gli Ottanta Dino De Laurentiis si era incaponito a fare l’americano. Accanto ad onorevoli produzioni oltreoceano (Serpico, I tre giorni del condor…) il tycoon nostrano giocava spesso con materiale di riporto, andando a scopiazzare tra i generi più in voga nel cinema a stelle e strisce e raccogliendo puntualmente scarsi risultati al botteghino per film spesso altrettanto poco memorabili.
A suo tempo autori e produttore si adoperarono a smentire l’evidenza, e cioè che L’orca assassina (1977) fosse una diretta filiazione da Lo squalo (1975) di Steven Spielberg, che solo due anni prima aveva ridisegnato l’idea di suspense ottenendo planetario apprezzamento. Nel cinema italiano l’exploitation di generi non autoctoni è sempre stata all’ordine del giorno soprattutto dagli anni Sessanta in poi: sul finire dei Settanta iniziano quindi ad arrivare anche i cloni di varie specie marine in stato di estrema aggressività, di cui lo squalo spielberghiano restava l’inimitabile modello.
Nel caso però de L’orca assassina siamo di fronte a una combinazione un po’ diversa: il regista assoldato è un onorevole professionista inglese, quel Michael Anderson che diresse tra gli altri Il giro del mondo in 80 giorni (1956) e che appena un anno prima aveva realizzato La fuga di Logan (1976), piccolo grande cult di fantascienza distopica. Il cast d’attori raccoglieva personalità di tutto rispetto come Richard Harris e Charlotte Rampling, con l’ottimo affiancamento di Will Sampson, il commovente capo Bromden nativo americano di Qualcuno volò sul nido del cuculo (1975). Di italiano restano invece una parte delle maestranze e del cast tecnico (alle scenografie troviamo Mario Garbuglia), lo score di Ennio Morricone e lo script a opera di Luciano Vincenzoni e Sergio Donati col supporto non accreditato di Robert Towne, all’epoca fresco premio Oscar per Chinatown (1975). Insomma, sulla carta l’affidabile professionalità inglese di Anderson in combinazione con le fresche leve della New Hollywood, innestati su un robusto troncone di cinema italiano. L’orca assassina non si propone quindi come prodotto derivativo di casa nostra con attori decaduti, di seconda scelta o dal finto nome americano, bensì come un tentativo di risposta di respiro internazionale a una tendenza commerciale del tempo. Tanto che le schermaglie con Spielberg si avviano già nell’incipit, con la sequenza in cui simpaticamente l’orca di De Laurentiis si divora uno squalo bianco.

Su cotanta struttura industriale finisce però curiosamente per avere la meglio lo spirito dell’exploitation, dello sfruttamento massivo di un genere secondo chiavi palesemente degradate. Si respira aria di seconda mano sotto ogni aspetto espressivo, e non è casuale neanche la durata infinitamente più breve rispetto al modello spielberghiano, di cui si ripercorrono i luoghi narrativi principali in appena 85 minuti di racconto. Secondo le linee di un’operazione a rapido sfruttamento, L’orca assassina infatti semplifica e banalizza, si cura pochissimo delle motivazioni dei personaggi spingendoli a repentine e continue contraddizioni solo in funzione del ricalco di un modello. Poco importa se i personaggi sono pressoché inesistenti: l’importante è giungere al prevedibile duello finale in mare, dopo aver costretto i personaggi a uno zigzag in mezzo a un collage di stanchissime convenzioni, dal flirt tra il lupo di mare e la zoologa ai dolorosi passati da elaborare. Una zeppa dopo l’altra, tanto per guadagnare qualche metro di pellicola.
Ma a rendere ancora più fallimentare tutta l’operazione interviene l’estrema inefficacia della messinscena, che sperpera visibilmente un buon budget in una serie di soluzioni audiovisive del tutto inadeguate. È probabile che in questo abbia giocato un ruolo fondamentale l’età e la formazione di un regista come Michael Anderson, presumibilmente non a suo agio con l’avventura catastrofica anni Settanta. Ne è prova la scelta poco felice di frame e ampiezza d’inquadratura, così come la gestione in montaggio. Per intenderci, Lo squalo aveva fatto la propria fortuna ridisegnando l’utilizzo della soggettiva: ancora fluttuano nei nostri occhi quelle gambe immerse in acqua viste dall’occhio-cinema dello squalo. L’orca assassina è invece inspiegabilmente affidato spesso alla semisoggettiva e nelle sequenze di attacco dell’orca al villaggio si ricorre addirittura al campo lungo, disperdendo le potenzialità di suspense e spettacolo in favore di un vetusto catastrofismo. Di più: Spielberg aveva fatto della minaccia invisibile la forza del proprio film, centellinando sapientemente le apparizioni dello squalo ed evitando così anche il rischio di esporsi troppo all’inefficacia e al ridicolo involontario dei modelli in animatronica.
Qui invece l’animale è continuamente esposto e sovraesposto, da solo, in coppia, in branchi, mischiando riprese reali e modellini (regista della seconda unità e delle riprese subacquee fu Folco Quilici, e in effetti si aprono ogni tanto parentesi in aria di documentario naturalistico) e depotenziando nettamente lo spavento dell’ignoto. Dell’orca assassina niente resta ignoto; dal suo occhio che tutto registra e memorizza al corpicione sbattuto di qua e di là, lo spettatore impara a conoscerla fin troppo bene, soprattutto grazie alla sbellichevole evidenza dei modellini ricostruiti (la povera mamma orca, uccisa nell’incipit e finita spiaggiata, sembra la balena del Pinocchio di Comencini).

Dunque Anderson opera scelte che tengono ben lontani sia la suspense che lo spavento, ma a ben vedere questo non appare neanche troppo casuale; ciò che condanna L’orca assassina a un’anonima serie B sta esattamente nelle sue premesse, ovvero in un soggetto e sceneggiatura che sembra rileggere Lo squalo di Spielberg alla luce del lacrima-movie all’italiana. L’azione prende infatti le mosse da una vendetta messa in atto da un’orca-maschio che si è visto uccidere compagna e figlio nascituro da crudeli pescatori. Di fatto L’orca assassina risulta perciò un eccentrico melodramma familiare fondato sulla revenge, uno dei temi più ricorrenti nello spaghetti-western nostrano (Donati e Vincenzoni ne furono assidui frequentatori) in cui oltretutto viene sposata l’estetica dell’evidenza sadica e dell’eccesso grandguignolesco, marca di exploitation prettamente italiana qui nella sua lettura più gratuita.
Vi è un solo vero pugno nello stomaco (il feto-orca che si stacca dal ventre materno e cade sull’imbarcazione), ma carico di quell’amore per l’effettaccio a tutti i costi che molto ha a che fare col nostro cinema di genere, e pochissimo con Lo squalo, tantomeno con Spielberg. Al melodramma riporta del resto anche il commento musicale di Ennio Morricone, zeppo di cori enfatici e ben lungi dal fiato sospeso procurato da John Williams. Per cui le alte ambizioni internazionali di Dino De Laurentiis naufragano sulle spiagge del cinema nostrano di basso consumo, evocato stavolta nei suoi vizi e non nelle sue numerose virtù.
Così, fatta la tara alla nobile partecipazione di Richard Harris che prende la faccenda pure troppo sul serio, al fascino di Charlotte Rampling e alla simpatia incondizionata per Will Sampson, L’orca assassina rimane niente più che un prodottino (prodottaccio?) di casa nostra, in cui i talenti di Donati e Vincenzoni appaiono del tutto sprecati e la suspense latita in un fiume di tedio. D’altra parte, a far pendere la bilancia verso il B-movie ci pensa pure Bo Derek, chiamata nei panni della bellona prima azzoppata, poi amputata dal feroce vendicatore marino.

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Info
La scheda di L’orca assassina sul sito di CG Entertainment.
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