Attacco al potere 2

Attacco al potere 2

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Tornano in Attacco al potere 2 le avventure dinamitarde dell’agente di sicurezza Mike Banning, stavolta impegnato nel tentativo di salvare il presidente degli Stati Uniti da un gruppo di terroristi che vuole spazzare via l’occidente.

La miglior difesa è lo sterminio

Gli Stati Uniti d’America si sono ripresi dal precedente attacco nord coreano e vivono un periodo di pace. Nel frattempo a Londra il Primo Ministro muore in circostanze misteriose e al suo funerale parteciperanno tutti i leader del mondo occidentale tra cui il presidente Asher. Ma quello che doveva essere l’evento più protetto del mondo si rivela un complotto letale per uccidere i vari leader e aprire una panoramica terribile sul futuro della Terra… [sinossi]

Ci sono due mondi rappresentati in Attacco al potere 2, speculari e contrapposti: da un lato i governi occidentali (abbreviati per comodità in Stati Uniti, Gran Bretagna, Francia, Germania, Giappone e – udite udite – Italia) e dall’altro un nutrito nucleo di terroristi capitanati da una mente criminale di base a Sana’a, nel cuore di quello Yemen cantato da Pier Paolo Pasolini poco più di quaranta anni fa. Entrambe le parti in causa si muovono con armi simili e iper-tecnologiche, a partire dagli immancabili droni, e perseguono il medesimo obiettivo: l’annientamento totale dell’avversario, a qualunque costo. Gli Stati Uniti hanno provato a far fuori Aamir Barkawi (questo il nome del leader del “terrore”, un uomo ricchissimo che fa affari un po’ con tutti, anche in occidente) bombardando il matrimonio della figlia, ma hanno ucciso solo lei e qualche centinaio di invitati; il bruto per tutta risposta ha ordito un piano per sbarazzarsi di tutti gli avversari in un colpo solo. Dopo aver avvelenato il primo ministro britannico verranno accolti a colpi di AK47 tutti i convenuti al suo funerale…
Quali sono dunque le differenze tra il civile Occidente e questa masnada di uomini armati? Semplice e semplicistico: i primi sono buoni, i secondi no.

Il manicheismo ideologico è l’aspetto più controverso di un’opera per il resto predisposta, per sua natura, a svanire in fretta e furia dalla memoria. In una vicenda già di per sé portata agli estremi e priva anche della ludica rozzezza del prototipo, si aggiunge un fastidioso retrogusto fascistoide, che glorifica la sbruffonaggine patriottarda giustificando anche le più bieche e gratuite crudeltà perché messe in atto contro il “nemico”; un nemico che, essendo bestiale, va trattato come un bestia, torturato e vilipeso.
Una lettura di Sofocle, anche in versione bignami, avrebbe forse giovato agli sceneggiatori, anche perché la narrazione, incapace di trovare un proprio respiro, prosegue ben presto per un puro accumulo di improbabili climax d’azione. Ciò che stupisce è la semplicità con cui in Attacco al potere 2 si rinuncia a ogni possibile aggancio alla tematica apocalittica. La distruzione sistemica di Londra, dalla quale si genera tutto (e non a caso il titolo originale del film è London Has Fallen) sembra solo un incidente di percorso, con l’attenzione che ben presto si sposta altrove, sulla messa in salvo del Presidente degli Stati Uniti da parte dell’indistruttibile guardia del corpo, un Gerard Butler che vorrebbe inseguire i fasti di Bruce Willis e Steven Segal, eroi palestrati dell’elettorato bianco repubblicano, senza possedere la prontezza di battute del primo e lo sguardo bovino, refrattario a qualsiasi ragionamento, del secondo.

Tra piloti di elicottero che si sacrificano (tutti debbono morire per il Presidente, dal popolo ai sottoposti: ecco spazzato via in un colpo di ciglia il secolo dei lumi), interni – ovviamente britannici – pronti a tradire la patria, e cattivi che più cattivi non si può, anche quando sono sulla sedia a rotelle, Attacco al potere 2 si allinea al suo predecessore nella corsa in direzione di uno spettacolo reazionario, ben poco appassionante – i combattimenti non sono certo costruiti con particolare cura, e si dimostrano ripetitivi –, che si toglie lo sfizio di qualche battuta razzista (“tornatene nel Fanculistan” esemplifica bene il livello del discorso) e parla alla pancia dello spettatore che dal cinema non chiede molto. Spesso proprio nulla.
Rimane da annotare il vago riferimento al Terzo Reich (“noi tra mille anni saremo ancora qui, voi sarete stati spazzati via”) e un finale che farà contento Donald Trump e il suo elettorato. Spettatore avvisato…

Info
Il trailer di Attacco al potere 2.
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