Regali da uno sconosciuto

Regali da uno sconosciuto

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Thriller che non fa mistero dei suoi riferimenti, Regali da uno sconosciuto – The Gift soffre di uno sviluppo narrativo fin troppo prevedibile, che annulla presto il potenziale di inquietudine del suo soggetto.

La vendetta in dono

Simon e Robyn, coppia appena trasferitasi in una villetta in periferia, incontrano in un supermercato Gordon Mosley, ex compagno di liceo di lui. L’uomo assume dapprima un atteggiamento amichevole, prodigandosi in gentilezze e doni verso la coppia: ma presto il suo fare diventa più inquietante, al punto di convincere i due che la sua presenza sia una minaccia… [sinossi]

Per il suo esordio nella regia di un lungometraggio, Joel Edgerton ha puntato su un territorio sicuro e collaudato. Tanto collaudato che, già dalla lettura della sinossi, il suo Regali da uno sconosciuto – The Gift non fa mistero dei suoi riferimenti: da una parte le immancabili suggestioni hitchcockiane (enfaticamente richiamate nei commenti critici a corredo del lancio italiano), dall’altra qualche riferimento al revenge movie di matrice orientale, portato alla ribalta da Park Chan-wook (malgrado l’ottica ne risulti qui rovesciata), oltre a reminiscenze dal thriller anni ‘70 e ‘80 (vengono in mente soprattutto Brivido nella notte di Clint Eastwood e Attrazione fatale di Adrian Lyne). Più ancora che a questi modelli, il film di Edgerton sembra tuttavia guardare direttamente, sia a livello tematico che di sviluppo narrativo, allo spagnolo Bed Time di Jaume Balaguerò: altro esempio di thriller contemporaneo con l’ambizione di indagare devianze, psicopatie e mostri più o meno nascosti nel cuore (e nei luoghi deputati) della vita metropolitana. Anche rispetto al quasi coevo film di Balaguerò, tuttavia, l’ottica di Regali da uno sconosciuto risulta in gran parte capovolta: il punto di partenza, nella tradizione del thriller statunitense, sta qui nello status quo familiare, anziché nella messa in evidenza diretta della devianza. Uno status quo che il racconto si occuperà di sconvolgere, dopo averne messo in luce lati oscuri e contraddizioni.

Nella trasparente evidenza dei suoi intenti, nel suo giocare a carte scoperte (fin dall’entrata in scena del personaggio – dai caratteri esplicitamente borderline – interpretato dallo stesso regista) sta il limite fisiologico del film di Edgerton. Thriller che è prova di scrittura e di attori, più che di regia, Regali da uno sconosciuto fa mostra della sua tesi fin da quando lo sguardo e il fare alienati del personaggio di Gordon Mosley (“Gordo The Weirdo” nei dialoghi originali) invadono lo schermo e il racconto. Se il progetto avesse mantenuto il titolo inizialmente scelto dal regista, The Weirdo appunto, la cosa avrebbe assunto tratti ancora più espliciti. “È solo un po’ maldestro socialmente”, dice il personaggio interpretato da Rebecca Hall riferendosi all’appena conosciuto Gordon: una peculiarità che, nel thriller americano, dovrebbe far suonare ben più di un campanello d’allarme. L’ambiguità che il film cerca di mantenere in tutta la sua prima parte (il goffo ex compagno di scuola è solo un nerd troppo cresciuto, o qualcosa di più pericoloso?) viene costantemente contrappuntata e smentita dal volto (e dal taglio di recitazione) dello stesso Edgerton. Muovendo dallo status quo, e dalla più classica delle rappresentazioni del sogno americano (famiglia con villetta in periferia appena acquistata, una nuova opportunità professionale per lui, i migliori stimoli per entrambi per un nuovo inizio) il film ne smonta le basi esattamente come ci si aspetta. In modo fin troppo puntuale.

Una tensione narrativa provocata e strutturata nel modo più prevedibile (sembra una contraddizione in termini, ma non lo è) e una messa in scena corretta quanto piana (una volta si sarebbe detto televisiva) sono le caratteristiche che reggono l’impalcatura del film di Edgerton. Quello dell’attore/regista è un thriller dalle trasparenti, e non ingiustificate, velleità sociologiche; che tuttavia non fa molto per celare il suo carattere derivativo, e manca di una reale e convincente gestione delle zone d’ombra dei personaggi. L’ambiguità richiamata dal racconto resta solo teorica, mentre la tesi presentata (che coinvolge le apparenze, e le maschere sociali della vita contemporanea) viene svolta in modo fin troppo esplicito e scolastico. La devianza mostrata in Regali da uno sconosciuto, in fondo, rassicura: e ciò vale sia per quella immediatamente visibile del personaggio di Edgerton, sia per quella che presto capiamo annidarsi all’interno del nucleo familiare dei due protagonisti. Tanto trasparente e preoccupata di risultare leggibile, quanto depotenziata nelle sue basi. Non è un caso che il film, verso i tre quarti della sua durata, sembri deviare dalla storyline principale per andare a svelare, nel modo più risaputo, il passato del protagonista. Un “nero” che, per il modo smaccato e poco misurato in cui viene messo sullo schermo, non scuote e non perturba.

Caratterizzato da una scrittura solida, ma che manca della sottigliezza e dell’ambiguità necessarie a narrare una storia di questo tipo, l’esordio di Edgerton si perde in suggestioni appena accennate (l’ossessione del protagonista per le scimmie) e in qualche gratuito e poco funzionale salto sulla sedia, specie nella fase centrale della storia. Al netto di una regia priva di vezzi, dalla fattura abbastanza anonima (anche se nel complesso funzionale al soggetto e alle sue necessità) Regali da uno sconosciuto necessitava probabilmente di una sceneggiatura più attenta, di una diversa e più ragionata gestione delle svolte di trama, di twist narrativi meno scolastici e telefonati. Il suo soggetto, pur derivativo, conteneva in sé potenzialità (tradotte nel sempiterno fascino dell’incubo annidato nel nucleo di base della società, la famiglia) che la scelta del regista a cui accennavamo in apertura, quella di “giocare sul sicuro” (nella selezione del genere come nella sua trattazione) ha in gran parte annullato.

Info
Il trailer di Regali da uno sconosciuto – The Gift su Youtube.
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