Il pranzo onirico

Il pranzo onirico

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Nel 1996 Eros Puglielli conferma il suo talento visionario firmando il cortometraggio Il pranzo onirico, un viaggio surreale nelle ossessioni familiari. E non solo…

“Spostate il tavolo!”

Un ventenne timido e stralunato, Luca, conosce i parenti della sua ragazza. L’ambiente che gli si presenta è oppressivo e formale tanto che il ragazzo si addormenta all’improvviso ed è inseguito da un incubo ricorrente che diventa sempre più reale… [sinossi]

In un periodo in cui, pur a fatica, si parla con una certa insistenza di rinascita artistica (ed economica) del prodotto cinematografico italiano, grazie agli ottimi riscontri di pubblico ottenuti da progetti tra loro difficilmente apparentabili come Lo chiamavano Jeeg Robot, Quo vado?, Fuocoammare e Perfetti sconosciuti, la memoria nasconde nei propri recessi i decenni Ottanta e Novanta del secolo scorso, quasi si trattasse di una materia tabù, di cui non fare parola con nessuno. Se è vero che il crollo dell’industria della seconda metà degli anni Settanta trovò la propria definizione a cavallo della fine della cosiddetta Prima Repubblica, è altrettanto indiscutibile che con troppa semplicità si è preferito attribuire a quel periodo storico un carattere strettamente negativo.
Tolto il trauma di un’industria che, semplicemente, non c’era più – e a farne le spese furono soprattutto quei generi che, secondo penne a dir poco sprovvedute, non avrebbero mai avuto peso all’interno della produzione italiana – il cinema trovò soprattutto negli anni Novanta una libertà creativa che è stata dimenticata in gran fretta, e che meriterebbe un riconoscimento postumo. Nel decennio che si aprì con i mondiali di calcio “in casa” e terminò con i primi vagiti sensibili di quello smottamento geopolitico la cui scossa tellurica non si è ancora placata, il cinema italiano vide apparire creature a dir poco bizzarre, esempi di un cinema non allineato che per indole e a volte anche per modello di produzione potrebbe essere definito indipendente.

Al di là di alcune eccellenze “istituzionali” (in riferimento a registi più intessuti nel sistema), titoli come L’odore della notte di Claudio Caligari, Totò che visse due volte di Daniele Ciprì e Franco Maresco, Il caricatore di Eugenio Cappuccio, Massimo Gaudioso e Fabio Nunziata, Giro di lune tra terra e mare di Giuseppe M. Gaudino, Dark Waters di Mariano Baino, Escoriandoli di Rezza/Mastrella, Vito e gli altri di Antonio Capuano, Teatro di guerra di Mario Martone, Stefano Quantestorie di Maurizio Nichetti e 17, ovvero: l’incredibile e triste storia del cinico Rudy Caino di Enrico Caria, testimoniano un sottobosco più o meno autoriale che in troppi, anche tra gli addetti ai lavori, hanno dimenticato in fretta e furia.
In molti hanno oramai dimenticato anche il nome di Eros Puglielli. Eppure, proprio nei grigi anni Novanta, Puglielli era considerato a ragione l’enfant prodige del cinema italiano; basterebbe il suo esordio al lungometraggio, quel Dorme autoprodotto con gli amici di infanzia all’età di diciannove anni, per fugare ogni dubbio sull’effettivo valore del suo cinema. Perché, e questa è forse una rarità, appena ventenne Puglielli poteva già vantare un suo cinema, dall’estetica perfettamente riconoscibile e coerente. Tanto Dorme quanto i cortometraggi che aveva girato in beata solitudine produttiva (tra i tanti val la pena citare almeno Amicizia, Assunta e Armageddon) rifulgono di un mélange che va dal giallo all’horror, passando per la commedia e l’universo fantastico codificato attraverso gli anime televisivi.

Non è certo un caso che l’aggettivo utilizzato ne Il pranzo onirico sia, per l’appunto, onirico: nulla forse potrebbe permettere di cogliere con maggior precisione l’indole di un regista che, poco più che ventenne – il corto è del 1996 – sembra già destinato a svecchiare da solo o quasi l’intero sistema cinematografico nostrano.
Il pranzo onirico sfrutta un escamotage narrativo degno di una qualsiasi commedia di costume, di quelle con protagonisti Aldo Fabrizi, Totò o Peppino De Filippo e lo trasforma in un helzapoppin’ di trovate grottesche, cataclismi avant-pop, tracimazioni al di là del confine del senso compiuto. Se il ruolo che fu all’epoca dei già citati mattatori della commedia se lo contendono un crudele Lillo Capoano nella parte del padre della ragazza e Remo Remotti, più nevrastenico che mai, Cristiano Callegaro (all’epoca fedele sodale di Puglielli, nonché suo co-sceneggiatore) sembra la versione allucinata e iper-repressa di Renato Salvatori.
“Spostate il tavolo!”. Basta una frase, a volte, per riuscire a dare vita a una vera e propria mitologia. Nel caso in questione, l’urlo del cugino squilibrato di Anna Bastoni – già fidanzata e ossessione di Callegaro in Dorme – rintocca con regolarità il crescendo ansiogeno di un delirante viaggio all’inferno (reale), allucinato e goliardico, che un giovanotto di borgata intraprende durante una cena domenicale con i genitori della sua ragazza.

Con una scrittura che mescola il popolare a intuizioni decisamente alte, e una messa in scena che non si accontenta mai della scelta più ovvia, Eros Puglielli riesce a cogliere la ridicola essenza delle umane traversie senza mai apparire pedante, o inutilmente consolatorio. Vi è al contrario una crudeltà ghignante che sovrasta Il pranzo onirico, e che si rispecchia nella memoria dell’incontro con una pantera, nei riferimenti continui al precedente fidanzato della ragazza (Marco Bonini, già in Dorme e destinato al ruolo di protagonista nel successivo Tutta la conoscenza del mondo, che irrompe in scena cantando “Perché tu io lo so sei migliore di me”, incipit di Riderà di Little Tony), nell’incubo incarnato delle figure misteriose di nero vestite che inseguono Callegaro armate di coltelli da macellaio.
Prodotto mentre Puglielli era ancora iscritto al Centro Sperimentale di Cinematografia, Il pranzo onirico è una delle gemme di un periodo storico che con troppa faciloneria viene accantonato nel dimenticatoio. Nello stesso sgabuzzino della mente è stato riposto anche Puglielli, oramai assuefatto ai ritmi della fiction televisiva; nella speranza di rivederlo prima o poi confrontarsi con il cinema, occorre forse ripartire da capo.

Info
Il pranzo onirico su Youtube.

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