Intervista a Miguel Gomes

Intervista a Miguel Gomes

Nel contemporaneo cinema d’autore, il portoghese Miguel Gomes si è ormai ritagliato un ruolo di spicco. Dopo Tabu, presentato alla Berlinale nel 2012, e dopo la personale nella sezione Onde del Torino Film Festival, sempre nel 2012, il suo trittico Le mille e una notte, presentato a Cannes 2015 alla Quinzaine, sta ora facendo un lungo tour per festival di tutto il mondo e sarà in sala anche in Italia a partire dal 18 marzo. Abbiamo incontrato Gomes all’International Film Festival Rotterdam.

Voglio iniziare con una domanda sulla produzione di Le mille e una notte, perché ricordo la tua dura presa di posizione, in un documento pubblicato a Venezia nel 2013, contestualmente alla presentazione di Redemption, a proposito del disastroso sistema di finanziamento dei film in Portogallo. Quindi vorrei sapere cosa è successo da allora e come è stato possibile produrre un lavoro così impegnativo come Le mille e una notte.

Miguel Gomes: È stato possibile perché la maggior parte dei soldi per il film non sono arrivati dal Portogallo, anche se negli ultimi anni abbiamo una nuova legge secondo la quale i soldi per il cinema non vengono dal budget generale dello stato ma da posti specifici, per esempio compagnie, fondi e tv via cavo che dovrebbero dedicare parte dei loro soldi all’Istituto portoghese per il cinema. Quindi ha funzionato più o meno regolarmente anche se nel momento in cui stiamo parlando, dieci minuti fa per la precisione, ho firmato un documento di protesta perché ci sono, ancora e sempre, dei problemi. Adesso questo sistema è nuovamente bloccato, per cui i finanziamenti per il cinema sono fermi da tre mesi. Di norma dovrebbe funzionare, ma ci sono sempre ostacoli, in questo caso burocratici. Il Portogallo è molto burocratico, tutto è fermo. Dunque, rispetto alla mia dichiarazione a Venezia è cambiato un pochino, per poi tornare alla stessa situazione. Non credo in ogni caso che sia molto diverso dall’Italia.

Le mille e una notte riguarda una idea generale di crisi, del sistema sociale e politico e anche tua personale, e credo anche una crisi del mondo occidentale. Cosa ne pensi?

Miguel Gomes: Penso che negli ultimi anni si sia tutti collegati, come in un matrimonio, nel bene e nel male. Negli ultimi anni abbiamo visto molto del peggio. Quello che ci teneva assieme erano i soldi, il mercato e la moneta comune. Quando i problemi sono iniziati, abbiamo visto che i legami dell’Unione non erano poi così forti. Essendo italiano sai benissimo di cosa sto parlando. Hai ragione, credo che il film non sia solo sulla crisi economica in Portogallo, è a proposito della crisi in generale, forse anche della crisi morale che si diffonde in Le mille e una notte in molte storie e molti modi, e naturalmente non riguarda solo il Portogallo ma tutto questo sistema che sta crollando. Per esempio con la crisi dei rifugiati, a proposito della quale non si riesce ad avere una risposta globale. È un po’ ironico e molto perverso che globalmente l’Europa agisca molto velocemente, per esempio quando c’è una crisi e bisogna imporre delle regole ai paesi del Sud, come alla Grecia, mentre dimostra di non saper parlare con una sola voce a proposito del problema dei migranti. Credo che questo purtroppo rappresenti bene quello che l’Europa è oggi.

Hai scelto di parlare di questi temi nel contesto di Le mille e una notte, perché?

Miguel Gomes: Perché è la conseguenza dell’unione di due desideri, uno è che avrei sempre voluto fare un film con racconti, e racconti così deliranti e surreali come quelli delle Mille e una notte. L’altro era quello di raccontare la situazione che c’era in quel momento nel mio paese, che era anch’essa delirante e surreale. Quindi ho pensato che sarebbe stato giusto unire le due cose.

In effetti lo dici all’inizio del film, dove compari per introdurre l’operazione. Anche all’inizio di Tabu c’è la tua voce over. Perché questi prologhi?

Miguel Gomes: È sempre diverso. Nel caso di Tabu credo che questo prologo servisse in un senso per mostrare l’Africa o un coccodrillo per la prima volta, e per presentare una storia molto romantica. Quindi questo prologo serviva per illustrare gli elementi del film, ma come se cadessero dal cielo. Stai iniziando il film e nei primi cinque minuti vedi questa mini storia ed è un po’ ridicola o ultra drammatica. Andando avanti con la visione, capisci che il prologo è un film dentro al film, vero? Penso che sia un po’ come avevo fatto in passato con Our Beloved Month of August, dove mostravo tante situazioni, personaggi e luoghi diversi. E qui vedi che nella seconda parte è un po’ la stessa cosa, vedi queste storie e capisci lo sviluppo a posteriori. In un certo senso mi piace all’inizio dei film dare allo spettatore quasi delle istruzioni, delle regole del gioco. L’introduzione che c’è in Le mille e una notte mi permette di dire sin dall’inizio che il film conterrà diverse cose, parlerà della crisi delle persone che perdono il lavoro, ma anche quella di un regista o della crisi ecologica o delle piaghe bibliche come le vespe che stanno uccidendo le api. La voce over del regista mi permette di dire quello che stiamo cercando di fare in ogni storia, cioè di prendere la realtà e l’immaginario e di farli reagire. È sempre una lotta, a volte si scontrano e altre volte si mischiano, sono come gli estremi di una linea. È come fare un gioco con lo spettatore, e lo spettatore deve conoscere le regole.

Una domanda a proposito della narrazione non lineare del tuo cinema, come lavori a una sceneggiatura per elaborare questo tipo di struttura?

Miguel Gomes: Scrivo la sceneggiatura, poi di solito la butto via e nel frattempo tante cose diverse succedono. Per me la sceneggiatura è l’inizio ma, perché il film prenda vita, deve passare attraverso un processo organico. Significa che se scrivi una sceneggiatura e poi, anche se passano mesi o anni quando vai sul set, semplicemente giri quello che c’è scritto sulla carta, perdi qualcosa. Quindi la sceneggiatura è l’inizio, poi cambia e a volte giriamo senza una sceneggiatura o senza un’idea precisa dell’ordine delle scene. Non sappiamo nemmeno se la struttura che abbiamo pensato si vedrà o meno, continuiamo solo a girare. Molte volte la vera fine del processo di scrittura avviene al momento del montaggio, perché per esempio tutte le voci over le scrivo in quel momento, per cui montiamo e scriviamo allo stesso tempo e registriamo le nostre voci. Quindi vediamo con le immagini se la cosa funziona o meno, e dunque il processo di scrivere la storia finisce davvero in questa fase.

Una domanda sulla musica di Le mille e una notte. Perché hai scelto la canzone Perfidia, famosissima, pubblicata per la prima volta nel ’39 da Alberto Domínguez e riproposta nel tuo film in tante versioni diverse?

Miguel Gomes: La scelta è dovuta al fatto che ho scelto l’attrice che avrebbe interpretato Sherazade, Crista Alfaiate, senza sapere ancora cosa avrebbe fatto nel film. Sapevo che sarebbe stata la voce over, ma visto che sapevo che canta molto bene, le ho detto che volevo che cantasse. A volte mentre stavo pensando a una canzone gliela facevo sentire e le chiedevo un parere. Quando ha sentito Perfidia ha detto: “La voglio proprio fare”. Quindi l’ho scelta così. Abbiamo fatto diverse versioni di Perfidia e durante il montaggio le abbiamo messe nel film. Visto poi che è molto lungo, ti dà la possibilità di metterci dentro tutte queste versioni. E mi piace, dato che è un processo che identifico con l’idea stessa di un film, perché questa canzone è un elemento che riconosci e che torna in forme diverse. Credo che un film debba essere un po’ così, qualcosa che riconosci e poi si trasforma, continua a mutare, a evolversi e cambiare.

Qual è la relazione tra il tuo Tabu e quello di Murnau? Perché il riferimento in quel film al cinema muto?

Miguel Gomes: A volte quando inizio un film non seguo percorsi razionali. Forse non riesco a spiegare il motivo delle mie scelte durante il processo creativo del film. Ora però ho la sensazione che il film sia il legame con la memoria e il fatto che il presente, o il presente nel film, sembra sentire la nostalgia del passato, della giovinezza e per me Murnau è un rappresentante della giovinezza del cinema. Rappresenta un periodo in cui il cinema aveva la forza della gioventù. Ora è diverso, sono passati cento anni e per me è impossibile fare cinema come Murnau, ma ci possiamo avvicinare a qualcosa che non è proprio Murnau, anche perché non sono abbastanza bravo per fare Murnau. Ma a qualcosa che magari ha qualcosa delle sensazioni che ho da spettatore quando vedo film come i suoi. Credo che fosse questo. Inoltre nel film c’è la questione di non sentire i dialoghi, ma sentire gli altri rumori, il che evoca in un certo senso il cinema muto. Quindi per me Murnau rappresenta la gioventù nel cinema.

Stai lavorando a un nuovo progetto?

Miguel Gomes: Intanto sto cercando di finire questo circuito dei festival con Le mille e una notte. Girare così per festival all’inizio è una cosa carina, ma dopo un po’ ti fa impazzire, è un po’ troppo. L’aspetto positivo è che è proprio in questi momenti che mi viene il desiderio di fare un nuovo film. Mi piacerebbe fare un film che non avrei mai pensato di fare, un film di guerra, un film con una guerra. Non avrei mai pensato di farlo, ma forse i tempi sono adatti a questo genere di film. Verrà probabilmente girato in Brasile, ma è davvero ancora un progetto appena iniziato. Sai, rispondendo ad alcuni tuoi colleghi qualche mese fa avevo detto che avrei fatto un film sul calcio, in Messico, perché era quello che progettavo di fare. E ora ti dico che farò un film di guerra in Brasile. Quindi magari è meglio non credermi, perché posso cambiare idea.

Info
La pagina Wikipedia in francese dedicata a Miguel Gomes.

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