Educação Sentimental

Educação Sentimental

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Dopo la presentazione a Locarno nell’agosto del 2013, esce in sala in Italia Educação Sentimental, l’ultimo gioiello partorito dalla mente di Júlio Bressane. Un’occasione imperdibile.

La sezione Aurea

Áurea, un’insegnante solitaria, avvia una singolare relazione con un giovane che ha conosciuto per caso. Áurea è uno spirito sensibile e la struggente bellezza di quest’uomo la affascina al punto da farle perdere la testa. Nei giorni che seguono la loro prima conversazione, Áurea esprime i suoi sentimenti durante le lezioni private con lui. Questo porta alla rivelazione di una bizzarra storia del passato che trasformerà il presente. [sinossi]

Endimione, è Apollonio Rodio a raccontarlo, era così bello che la Luna si fermò ad ammirarlo, e lo volle amare. L’amore tra un astro (una dea) e un mortale, un amore impossibile, quasi mostruoso, fuori da ogni senno e ogni senso; non poi così dissimile dall’amore tra una macchina/divinità come il cinema e un cinefilo, schiacciato eppure altrettanto forte, capace di mandare fuori di testa. Racconta l’amore Júlio Bressane nel suo ultimo film, Educação Sentimental, presentato nell’agosto del 2013 al Festival Internazionale del Film di Locarno e approdato quasi tre anni in sala in Italia grazie a Zomia; un’uscita in sordina, ridotta al minimo – la sala dell’Apollo 11 a Roma, poi chissà – e destinata forse a essere poco considerata. Ci sarebbero i presupposti per indignarsi e gridare allo scandalo, vista l’importanza del nome di Bressane (cui Torino dedicò una retrospettiva integrale ben più di dieci anni fa), ma viene invece naturale sorprendersi in positivo, visto che finora assai rare erano state le occasioni di incontro tra il pubblico italiano e il regista brasiliano. Anche la proposta di Zomia, dunque, può essere considerata a suo modo una educação sentimental, un’educazione sentimentale per lo spettatore più ignaro, o meno curioso…

Nel corso dei decenni il cinema di Bressane è rimasto profondamente coerente e simile a se stesso, reiterando film dopo film la medesima indole e ideologia, etica ed estetica: anche per questo, con ogni probabilità, il primo impatto con Educação Sentimental per i fedeli seguaci di Bressane può donare un impressione di “già visto”. Nei dialoghi colti e ironici, nella nettezza della messa in scena, persino nelle scelti di luci e di grana (e su questo si tornerà più avanti) è possibile cogliere la cifra autoriale di Bressane, come se tra Cara a Cara, Matou a Família e Foi ao Cinema, Os Sermões – A História de Antônio Vieira, São Jerônimo e Cleópatra non esistesse soluzione di continuità. Eppure Educação Sentimental non si propone come una prosecuzione, più o meno stanca, di ciò che l’ha preceduto, né tantomeno vuole ergersi come testamento artistico di un regista ancora completamente libero e vitale.
Nel titolo, una volta di più, è possibile cogliere l’essenza primaria di Educação Sentimental: l’educazione sentimentale che l’insegnante Áurea impartisce al giovane amante Auro è, come si è già accennato, la stessa che Bressane allestisce per il suo pubblico. Il cinema, arte dello sguardo e dunque propaggine del desiderio, ossessione magnifica dalla quale non esiste via d’uscita, è la relazione amorosa di Bressane, l’indagine dell’intimo, dell’erotico, perfino dello scabroso.

Bressane (se) lo ricorda immortalando la sua ventottesima regia in poco meno di cinquant’anni in 35mm: nella pellicola, resistente fino allo stremo all’evoluzione della tecnologia, si contiene il fremito imbastardito e lontano da ogni compromesso di Bressane. Educação Sentimental si trasforma così da infinito ritorno (alla ragione?) autoriale, ad atto politico di resistenza al moderno. Così acquistano ancora maggior senso i rituali mistici, gli esorcismi del sentimento di Áurea, quel romanzo di formazione che si (de)forma minuto dopo minuto, fin dal campo lungo inziale che vede i due protagonisti avanzare lungo una strada.
Per avventurarsi nella nuova società Áurea, ma prima ancora Bressane, ha bisogno del conforto di sé e della propria certezza nell’esistente: la pellicola non può dunque cedere il passo con facilità alle pratiche del digitale, perché non resisterebbe all’urto. A volte è Bressane a essere Endimione, a volte è Bressane a essere la Luna, Selene: c’è però sempre un rapporto osmotico – e puramente materico e sessuale – tra il divino e il terraceo, apice e pedice, zenith e nadir. Bressane usa la pellicola per vedere attraverso la realtà, sfondarla, superarne il senso; da qui il gioco della messinscena, moltiplicato all’eccesso nel finale, si fa “serio”, indagine teorica prima ancora che ridente azione ludica.
Come già in passato, anche Educação Sentimental è in perenne bilico tra reiterazione ed ellissi, evidenza e mancanza, desiderio e soddisfazione. Uno sguardo sbilenco per scelta, e barbaro. In tempi fin troppo ligi alla prassi e addolciti, il paradigma di una rivoluzione.

Info
Il trailer di Educação Sentimental.
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