John Snellinberg al Ca’ Foscari Short

John Snellinberg al Ca’ Foscari Short

Il collettivo John Snellinberg ha ottenuto notorietà con i lungometraggi La banda del Brasiliano e Sogni di gloria, ma nel suo portfolio spiccano videoclip e corti. Il Ca’ Foscari Short Film Festival li ha omaggiati.

Western ambientati nella prateria maremmana che si spostano su altri pianeti per trasformarsi in revenge movie a colpi di pistola laser; sogni erotici mostruosamente proibiti per vivere i quali fino in fondo è necessario infliggersi punizioni corporali a dir poco estreme; noir in cui il casinò è sostituito da una trattoria; ingegneri che si mettono di buzzo buono per costruire un mini-kart senza motore in grado di sfrecciare più veloce di tutti gli altri e di vincere la gara. Se il grottesco e il surreale hanno ancora un loro peso nell’immaginario nazionalpopolare italiano, il merito forse è anche di collettivi come John Snellinberg, nato in quel di Prato quasi un decennio fa e conosciuto soprattutto per i suoi due lungometraggi, La banda del Brasiliano e Sogni di gloria, entrambi interpretati anche dal compianto Carlo Monni.
Ma sarebbe un grave errore leggere l’avventura di John Snellinberg solo attraverso la lente deformante di questi due film: la prassi autoriale del gruppo la si rintraccia infatti con la stessa forza – e inevitabilmente con maggior frequenza – in un nugolo di videoclip e lavori sulla breve distanza. Se ne sono accorti al Ca’ Foscari Short Film Festival di Venezia, dove una parte del collettivo è stato invitato a presentare al pubblico dell’Auditorium Santa Margherita corti e videoclip, sotto l’egida di Michele Faggi.

Già parlare di videoclip per quel che concerne i lavori di John Snellinberg potrebbe portare fuori pista il lettore ignaro o disattento: lontano dalle abitudini del “genere” (se tal può definirsi), il collettivo ha sempre affrontato le sfide sottoposte dai vari musicisti con i quali ha collaborato in modo particolarmente creativo: Dividing Goblings dei Dilatazione diventa un film sportivo in più capitoli, dal ritmo sempre più serrato, mentre per i Calibro 35 – fedeli autori delle colonne sonore di John Snellinberg – si spazia dal rimando al thriller spionistico sixties (Butcher’s Bride, conosciuta anche come Traditori di tutti, e mai titolo fu più corretto) a quel Bandits on Mars che, mescolando sci-fi e western, crea un ponte tra i figliocci di Sergio Leone e le brevi e semisconosciute space opera nostrane. Durante la visione di questo piccolo e pazzoide gioiello riecheggiano nella mente titoli come Terrore nello spazio di Mario Bava e Il pianeta degli uomini spenti di Antonio Margheriti (autore anche della cosiddetta serie “Gamma Uno”), ma anche La decima vittima di Elio Petri o folli amplessi tra peplum e futurismo come Il conquistatore di Atlantide di Alfonso Brescia e il sublime Antinea, l’amante della città sepolta che Edgar G. Ulmer gira a Cinecittà.
Se John Snellinberg gioca con i generi fondendoli tra loro è perché li sa maneggiare, trattandoli con la cura necessaria e senza svilirli o, peggio ancora, farsene beffe. In una continua sperimentazione sul linguaggio, e sulla stessa materia a disposizione (i film sono spesso messi insieme trovando gli oggetti di scena nel materiale di recupero, oppure facendo acquisti ai mercatini dei paesi), si fa luce una creatività d’altri tempi, lontana da mode o citazionismi di sorta: anche quando il gioco si fa fin troppo smaccato, sfiorando la boutade, si ha l’impressione che vi sia celata una verità profonda all’interno dei vari progetti.

La stessa sensazione la si avverte, seppur in maniera completamente diversa, nei cortometraggi Il racconto di Natale di John Snellinberg e The day before the day after: il primo è in tutto e per tutto un christmas movie, di quelli che potrebbe aver partorito John Landis negli anni Ottanta, e proprio come il babbo dei Blues Brothers ha il coraggio di essere politico, senza rinunciare a risate a tratti anche crasse. Il secondo è un fanta-horror in odor d’Apocalisse che flirta con il mockumentary e si diverte a fare a pezzi (letteralmente) mediocrità e vezzi della popolazione italiana – o pratese che dir si voglia. “Per la gioia di tutti da questo momento le slot machine del circolo pagheranno la vincita in conigliolini…”, afferma il sindaco levitante di The day before the day after (titolo che rimanda alla mente anche un episodio di South Park, e l’uso della comicità in fin dei conti non è troppo dissimile), e tutto sembra rientrare nella normalità.
Perché i John Snellinberg da Prato, realtà completamente indipendente, ha scavato nel suo piccolo un solco nell’immaginario italiano di quest’ultimo decennio; dimostrando, come altri conterranei (i livornesi Licaoni, per esempio), che la commedia può essere un connettore potente, in grado di mettere in contatto pianeti su rotte diverse e non convergenti. Basta non accontentarsi dell’ovvio…

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