Intervista a Stefano Rulli

Intervista a Stefano Rulli

Sceneggiatore tra i più influenti del nostro cinema degli ultimi vent’anni, da Il ladro di bambini al recentissimo Suburra, Stefano Rulli è stato il primo presidente dell’associazione 100autori, fondata nel 2008, mentre dal 2012 è a capo del Centro Sperimentale di Cinematografia, da cui dipendono sia la Scuola Nazionale di Cinema che la Cineteca Nazionale. Il Conservatore della Cineteca da lui nominato nel 2013 – una nomina decisa insieme al consiglio di amministrazione composto da Olga Cuccurullo, Nicola Giuliano, Aldo Grasso e Carlo Verdone – è stato per tre anni Emiliano Morreale, il cui mandato è scaduto il 2 febbraio scorso. Si è deciso allora di gestire una fase di transizione, in cui Rulli stesso – da marzo – ha assunto l’incarico di Conservatore ad interim, con Sergio Toffetti a fare da coordinatore e da consulente, in attesa di indire un bando di concorso internazionale per scegliere la nuova figura che andrà a dirigere il più importante archivio cinematografico del nostro paese. Abbiamo incontrato Stefano Rulli nel suo ufficio al CSC per parlare delle prospettive politico-istituzionali della Cineteca Nazionale.

Come mai avete scelto per la Cineteca Nazionale di non nominare subito un nuovo Conservatore?

Stefano Rulli: Dunque, per rispondere a questa domanda, devo partire da una innovazione legislativa che riguarda il Centro Sperimentale nel suo complesso, composto per l’appunto sia dalla Scuola Nazionale di Cinema, attualmente presieduta da Caterina D’Amico, sia dalla Cineteca Nazionale. Ora, il diploma del CSC – in base a una recente innovazione legislativa – può diventare equipollente a una laurea universitaria. Questo significa che gli allievi potranno usufruire di una serie di benefici, ma per avere questa equipollenza dobbiamo adeguarci ad alcuni criteri sia pur senza snaturare il nostro modello formativo. E in tal senso bisognerà modificare lo statuto per la parte relativa alla Scuola e dunque interverremo, sempre per quel che riguarda lo statuto, modificando anche la parte della Cineteca Nazionale.

Ma qual è la relazione tra le due cose? Perché se cambiano le “regole” del’insegnamento, devono cambiare anche quelle della Cineteca?

Stefano Rulli: Beh, perché è un’occasione per rimettere mano allo statuto e per modificare alcune caratteristiche, anche della Cineteca. E avremo dunque la possibilità di specificare meglio l’interdipendenza tra queste due parti del CSC: la Cineteca, che deve essere fondamentale per la formazione di un nuovo pubblico, e la Scuola che è fondamentale per la formazione degli allievi. Adeguare insieme queste cose ci permette di rispettare di più questo elemento di interazione che deve esistere. E dunque, per realizzare questo obiettivo, ho preferito puntare su una fase di passaggio in cui prima si possa decidere cosa diventerà la Cineteca nei prossimi anni a venire, da un punto di vista strutturale, e poi si potrà designare il nome del nuovo Conservatore. La scelta, infatti, sarà fatta sulla base di queste indicazioni ed è questa la ragione per cui adesso io ricopro l’incarico ad interim, avvalendomi di tutte le grandi professionalità che abbiamo all’interno, a partire da Sergio Toffetti che è già stato Conservatore qui.

Per scegliere il nome del prossimo Conservatore ci sarà un bando di concorso?

Stefano Rulli: Sarà una delle proposte che porterò in Consiglio di Amministrazione. E se sarà approvata, sarà la prima volta che si utilizzerà questa procedura. Finora il Conservatore veniva scelto – su indicazione del presidente – dal CDA. Già dall’altra volta del resto, quando è stato scelto Morreale, abbiamo avuto un momento di confronto con una piccola ‘rosa’ di prescelti, a partire da un certo numero di auto-candidature. E anche quella era per certi aspetti una novità. Persone di grande qualità che sono state valutate rispetto a quelli che ci sembravano i problemi più attuali e forti che c’erano in quel momento da affrontare dentro alla Cineteca. L’esperienza avuta con Morreale è stata molto buona, credo che abbia fatto un lavoro di grande qualità rispetto ai restauri e alla partecipazione alle manifestazioni culturali in cui è stata coinvolta la Cineteca. Poi abbiamo stabilito che fosse giusto questo avvicendamento, anche per i nuovi incarichi universitari di Morreale, che erano difficilmente compatibili con il suo impegno qui.

Il mandato del CDA e anche il tuo, come Presidente, scadono a novembre. Quindi si deciderà di avere il nome del nuovo Conservatore in corrispondenza del cambio di gestione?

Stefano Rulli: No. Se il CDA riuscirà a chiudere la revisione dello Statuto in pochi mesi e fare il bando di concorso a seguire, la nuova nomina può avvenire anche prima. Certo, se prevarrà l’ipotesi che il Conservatore debba essere scelto dal Presidente entrante in maniera che si crei un team che abbia una sua omogeneità, la tempistica potrà essere diversa. Però sono tutte cose che non voglio e non devo scegliere io. Comunque, visto che è all’ordine del giorno il problema di grandi organismi, come ad esempio anche la RAI, che hanno capacità decisionali troppo lente e sono complessivamente poco reattivi, credo che sia giusto puntare su una maggiore funzionalità anche del CSC, nel rispetto della trasparenza e della democrazia. Perciò questa verifica penso che sia nell’interesse di tutti.

Quindi si farà un concorso internazionale, in maniera simile a quanto ha deciso di fare il Ministro dei Beni Culturali, Dario Franceschini, per la nomina dei direttori dei più importanti musei italiani?

Stefano Rulli: Mi auguro che si vada in questa direzione, anche se, ripeto, è una cosa che verrà decisa dal CDA.

Uno degli aspetti meno convincenti del ruolo di Conservatore della Cineteca Nazionale è stato finora quello della durata del mandato, solo tre anni…

Stefano Rulli: Su questo punto credo proprio che ci sia la convergenza di tutti, cioè siamo tutti convinti che il mandato debba durare di più. Il problema è capire come, vale a dire che si deve capire come poter garantire una maggiore continuità e, insieme, avere le garanzie per poter verificare e valutare in itinere la qualità del lavoro che viene fatto.

Ma è previsto un limite di età per poter fare il Conservatore?

Stefano Rulli: No. Abbiamo messo recentemente il limite di 75 anni, ma solo per quel che riguarda la didattica. Ed è una regola che vale per gli insegnanti di riferimento, che debbono dirigere un intero corso e coordinare il lavoro degli allievi. Comunque, ancora adesso abbiamo dei docenti di novant’anni. Si tratta di personalità artistiche di così grande levatura, che anche il più piccolo contributo che ci viene da loro, anche per un corso, può essere molto prezioso e importante per i ragazzi. Parlo di personalità come Piero Tosi, Giuseppe Rotunno e Federico Savina.

In Italia abbiamo questa caratteristica precipua della Cineteca Nazionale che è collegata alla Scuola Nazionale. In altri paesi, invece, le cose sono differenti, penso ad esempio alla Francia dove la Cinémathèque è un’entità autonoma. Anche venendo qui al CSC si nota come la Cineteca sia quasi nascosta rispetto alla Scuola. Questa sua natura peculiare è secondo te un limite o un’opportunità?

Stefano Rulli: Io credo che oggi la Cineteca vada ripensata rispetto a come è stata nel passato. Storicamente, quando nacque, prima della guerra, esisteva in funzione del fatto che il CSC era un centro di eccellenza per la formazione, per cui gli allievi dovevano poter conoscere dei film di mondi che allora erano irraggiungibili, soprattutto durante il fascismo, vale a dire in primis i film americani o quelli sovietici. Poi arrivò la guerra e, tra le altre cose, vi fu il famoso furto di centinaia di pellicole da parte dei nazisti, che le caricarono su un treno e non furono più ritrovate. Nel dopoguerra si è avvertita la necessità di una struttura pubblica che si occupasse della salvaguardia del patrimonio. E oggi credo che ci si debba interrogare prima di tutto su cos’è il Centro Sperimentale, e su cosa si intenda soprattutto per la parola Sperimentale. Io penso che il compito del CSC sia quello di occuparsi della formazione. Dentro un progetto di industria dell’audiovisivo – non parlerei più soltanto di industria del cinema -, accanto al polo della produzione, della distribuzione e della promozione, il polo della formazione è a mio parere altrettanto decisivo. Formazione ovviamente di nuovi autori, fornendo loro tutti i linguaggi che in questo momento è necessario che un autore possa utilizzare nel suo lavoro, perciò – oltre al cinema – anche la grande serialità televisiva. Ma, accanto a questo lavoro di formazione, che sia adeguato al nuovo mondo e al nuovo mercato, ci deve essere una formazione permanente anche per chi lavora già nel cinema. Si deve cioè poter offrire la possibilità di rinnovare e innovare le proprie competenze, tenendo conto delle grandi rivoluzioni tecnologiche in atto, che portano a delle rivoluzioni anche di linguaggio. Parliamo ad esempio del processo di digitalizzazione e di tutto quello che è accaduto alla fase della post-produzione. È una cosa che non riguarda solo i tecnici ma anche gli sceneggiatori. Prima si lavorava in modo tale che uno sceneggiatore pensava alle scene in una certa maniera, anche perché sapeva che il mercato e il produttore a cui si rivolgeva gli avrebbero dato del pazzo se avesse ipotizzato delle sequenze un po’ troppo ‘immaginifiche’ o ‘di massa’. Oggi invece quelle scene le puoi scrivere, perché ci sono delle tecnologie a disposizione per realizzarle. Ma devi sapere come le devi scrivere. Perciò l’aggiornamento è un elemento che è parte integrante della crescita di un’industria che si vuole muovere a livello europeo. E poi, la formazione di un nuovo pubblico. Nel momento in cui, per fortuna, si ricomincia a parlare di cinema nelle scuole, penso che sia fondamentale che quel linguaggio venga appreso con la stessa dignità con cui viene appresa, ad esempio, la letteratura e la storia dell’arte. Finora invece il cinema è entrato nella scuola solo in senso tematico: un film che racconta un certo periodo storico viene mostrato solo ed esclusivamente in tal senso. Invece la specificità del linguaggio cinematografico ha lo stesso valore delle altre espressioni artistiche e ha bisogno di docenti che possano insegnarlo nella sua completezza. Perciò non bisogna solo capire in che modo il cinema può entrare nella scuola – e quindi ideare un modello formativo – ma anche appunto chi ha il compito di mettere a disposizione della scuola questa memoria storica. Ebbene, io credo che oggi la Cineteca abbia questo compito centrale. Noi che abbiamo l’obbligo della conservazione e della tutela di tutto il patrimonio nazionale dobbiamo poter mettere questo patrimonio a disposizione, ad esempio, del mondo della scuola. E questo è un processo, anche dal punto di vista organizzativo ed economico, molto impegnativo perché il nostro è un patrimonio che nasce in pellicola. Digitalizzare migliaia di pellicole è un impegno che va programmato e che deve diventare strutturale. Quindi l’attività della Cineteca non è scissa dal problema dell’educazione e della formazione di un nuovo pubblico. Se il nuovo pubblico non potrà più vedere questi film, perché non si possono più portare pellicole nelle scuole, dovremmo portare le scuole qui nella nostra sala – piuttosto piccola – di cento posti, per far vedere ad esempio un film di De Santis che non abbiamo ancora trasferito su digitale? Penso che non sia questa la strada. Credo invece che siamo noi che dobbiamo aggiornare il materiale che abbiamo qua e trasferirlo in digitale. In passato il compito di una cineteca era quello conservare le opere al meglio e di realizzare i restauri necessari, oggi sono convinto che il compito della diffusione sia diventato altrettanto strategico.

Per restare al discorso pellicola/digitale, c’è chi dice – secondo noi giustamente – che potrebbe (e dovrebbe, anzi) essere un dovere continuare a difendere le proiezioni in pellicola, continuare a farle, anche “musealizzandole”, in certo modo. Potrebbe essere cioè un momento importante per la formazione e per l’educazione alla storia del cinema e dell’immagine il salvaguardare le proiezioni in pellicola. Perché la pellicola ha rappresentato un preciso periodo, cioè praticamente tutta la storia del cinema, ed è un contesto di visione totalmente diverso da quello digitale.

Stefano Rulli: Certo, ma io credo che questo aspetto vada mantenuto. Tanto è vero che noi qui abbiamo una sala interna. Vengono molte scolaresche, che non solo visitano la Scuola, ma che possono assistere alle proiezioni in pellicola. E poi c’è anche la programmazione del nostro Cinema Trevi. Quella cosa resterà come precipua possibilità. Ma mi metto sempre nei panni del ragazzo che sta in provincia, noi dobbiamo portare lì i film di Rossellini, Germi, Castellani. Poi se riusciamo a fargli percepire qual è il valore di quell’immagine in pellicola, saremo ben felici di farlo. Perché sì, sono assolutamente d’accordo, è necessario storicizzare quel tipo di immagine anche nella sua materialità fisica.

E poi non è detto che una nicchia non rinasca, visto anche il successo di The Hateful Eight di Quentin Tarantino…

Stefano Rulli: Sì, infatti. E poi dobbiamo anche vedere questo digitale che cosa è, dove ci porterà. Quindi, assolutamente, la salvaguardia della pellicola – e soprattutto dei negativi dei film – la mettiamo sempre al centro del discorso, anche perché non si sa ancora bene che vita avranno questi riversamenti in digitale.

Si parla a fasi alterne della possibilità che la Cineteca Nazionale e l’Istituto Luce possano riunire i loro archivi in uno unico. E poi, è vero che qui alla Cineteca c’è un problema ormai endemico di spazi?

Stefano Rulli: Questa possibilità di unire i due archivi viene fatta nell’ipotesi che, conservando tutto insieme il patrimonio cinematografico, si possa così razionalizzare il lavoro. Diciamo che se il Ministero riterrà opportuno individuare un unico luogo dove mettere i diversi patrimoni, quella è una scelta tecnica, che ovviamente non sta a me discutere. Quel che invece mi sta davvero a cuore è la possibilità di fruizione di tutti questi materiali, pur se collocati in luoghi diversi. L’Istituto Luce ha uno straordinario repertorio di cinema documentario, oltre che una produzione interessante di cinema di fiction, realizzata in proprio. Le teche Rai, anch’esse, rappresentano un patrimonio straordinario. Il Centro Sperimentale ha decine di migliaia di film, ovviamente il cinema italiano, ma non solo. Tutto questo, in qualche modo, dovrebbe poter essere reso accessibile al cittadino. Allora, il problema dell’accesso è altra cosa rispetto al problema della concentrazione di materiali. Da un lato c’è la necessità che chiunque possa avere accesso alla memoria del cinema italiano e, attraverso di esso, alle immagini e alla storia dell’Italia stessa; dall’altro c’è il problema di cosa ciascuno fa con questo materiale. Io penso che il Centro Sperimentale dovrà continuare a utilizzare il suo patrimonio in una funzione formativa, rivolgendosi soprattutto a un pubblico giovane, in particolare quello delle scuole. L’Istituto Luce, d’altro canto, segue già fin d’ora il suo percorso. Noi spesso restauriamo dei film insieme all’Istituto Luce per poterli proiettare in rassegne all’estero e poi in Italia. Per esempio al Moma hanno fatto una rassegna dei film di Pietrangeli. I film li restauriamo insieme, li presentiamo insieme, spesso accompagnandoli con pubblicazioni. Ultimamente è successo spesso. Però è chiaro che l’attività di promozione all’estero del cinema italiano è di pertinenza dell’Istituto Luce, quindi è giusto che la proposta venga da lì. Noi invece, per quel riguarda la promozione di quello stesso film che abbiamo restaurato per l’estero, ci occupiamo di promuoverlo all’interno del circuito scolastico o culturale. Il problema della diffusione è un problema storico, perché per tanti anni non abbiamo avuto il cinema a scuola e non abbiamo quasi più i cineclub, ne sono rimasti pochissimi. La nostra generazione si è formata nei cineclub, nell’idea che fosse sempre possibile un cinema ‘diverso’. Oggi questa possibilità formativa non c’è quasi più e abbiamo invece soprattutto quello che viene proposto dalle sale cinematografiche, spesso il mainstrem americano, oppure dalla televisione che però propone i film senza una vera programmazione, come invece avveniva in passato. E allora questa funzione spetta alle istituzioni pubbliche, quindi alla Cineteca Nazionale in primis. È un compito fondamentale: conservare la memoria per diffonderla. E in tal senso vediamo con interesse anche come si svilupperà l’iniziativa di realizzare un museo del cinema a Cinecittà.

Ah sì? Quindi è confermata questa ipotesi?

Stefano Rulli: Sembra di sì. A coordinare il lavoro sarà l’Istituto Luce, ma con l’intervento anche delle teche Rai e, ovviamente, del Centro Sperimentale.

E invece il problema dello spazio qui al CSC?

Stefano Rulli: Ci si convive da anni con questo problema dello spazio. In ogni caso credo sia importante che i fondi di pellicole che vengono adesso messi a disposizione, come quello della Technicolor o di produzioni che hanno interrotto la loro attività, possano essere portati qui da noi. Per quest’attività di conservazione c’è un problema di individuare nuovi spazi – cosa che stiamo facendo – ma anche e soprattutto di rafforzare quanto più possibile la struttura organizzativa addetta all’acquisizione di nuovi fondi. Di grande importanza, ad esempio, è accelerare quanto più possibile la sua catalogazione. Capire quanto prima cosa c’è dentro a quelle scatole senza nome abbandonate negli scantinati di una produzione fallita o in un aeroporto o nella casa di un collezionista privato scomparso, è fondamentale. Ci è capitato in tal senso di ritrovare dei capolavori, delle chicche, dei film perduti, che neppure sapevamo di avere. E questa è un’attività decisiva per una cineteca e la sto molto promuovendo, anche se si tratta di un lavoro che per lo più non dà visibilità. Ti permette però di eliminare tutta una serie di cose che non servono più. Ci sono, ad esempio, delle copie completamente liquefatte: una volta che ne verifichi lo stato, devi avere la forza di gettare ciò che non serve. Tutto questo richiede comunque un notevole sforzo di tipo organizzativo.

Come va invece il dialogo tra cineteche italiane? Sappiamo che quando c’era Lino Micciché qui al CSC aveva promosso una serie di riunioni tra i diversi direttori delle cineteche, cosa che poi non si è più fatta. E come va in particolare il rapporto con la Cineteca di Bologna, che in Italia è la cineteca più agguerrita e più apprezzata a livello internazionale?

Stefano Rulli: Con la Cineteca di Bologna – che è una grande realtà industriale e culturale – partecipiamo insieme a dei restauri, come ad esempio alcuni film di Rossellini o Pasolini. Poi ognuno segue il proprio percorso. Il Centro Sperimentale svolge un ruolo di coordinamento a livello istituzionale, ma il fatto che esista sulla carta può voler dire poco, perché questa autorevolezza uno se la deve costruire nella pratica. Anni fa, ad esempio, abbiamo avuto qui Mari Sol Perez Guevara, rappresentante dei fondi europei legati alle cineteche e al restauro, e abbiamo invitato tutte le cineteche italiane a partecipare. È stata un’occasione per conoscere più in concreto quali fossero le potenzialità di alcune leggi che, in tema di restauro, ci potevano permettere di accedere a dei fondi europei. Penso dunque che dovremmo fare cose di questo tipo, trovare delle occasioni per lavorare e per ragionare insieme. Per esempio penso che sarebbe interessante lavorare anche su una lista fatta qualche anno fa da dei critici sui cento film italiani da salvare. Mi chiedo: sono stati tutti restaurati quei film? Ecco, anche questa potrebbe essere una iniziativa coordinata dalla Cineteca Nazionale, in cui ci si divide i titoli, si fanno i restauri in autonomia, arrivando poi a presentare alle scuole e alle associazioni culturali una sorta di ‘pacchetto’ che mette insieme tutte le cineteche italiane.

Facevo questa domanda sul coordinamento cinetecario, anche perché è notoria la difficoltà ad avere fondi pubblici. Perciò, mi domando: se tutti insieme si andasse, a una sol voce, al ministero per chiedere maggiori finanziamenti? E mi collego a questo per chiedere come procede ultimamente la questione fondi pubblici, se è leggermente migliorata rispetto al passato.

Stefano Rulli: Dopo un periodo molto difficile, soprattutto nei primi anni della mia gestione, anche da un punto di vista di tagli, di difficoltà economiche che però riguardavano tutto il paese, penso che ci sia oggi un’azione nuova e positiva da parte del ministero, in generale rispetto alla questione cinema e nel particolare rispetto alle cineteche.

Chi parteciperà materialmente alle iniziative della Cineteca Nazionale, tu o Toffetti? Ad esempio, al Festival di Cannes, ma anche al Cinema Ritrovato, ci saranno dei film restaurati da presentare.

Stefano Rulli: In questo momento, visto che sono il Conservatore ad interim, andrò io, anche se ho già molto da fare qui come presidente del Centro Sperimentale. Toffetti invece è il coordinatore dei vari progetti che gestiamo.

Chiuderei con una domanda sulla sala Trevi, che è un altro aspetto di cui si parla spesso quando si parla della Cineteca Nazionale. Vale a dire che la sala Trevi ha una posizione un po’ infelice, nascosta, è un po’ piccola, ecc. e spesso si parla della possibilità di prendere un’altra sala, come ad esempio il Fiamma o l’Alcazar.

Stefano Rulli: Acquisire una sala più grande resta una nostra aspirazione. Ora però io penso che il primo passo da fare sia quello di valorizzare al meglio la sala che abbiamo, vale a dire il Trevi, e ampliare il tipo di ruolo che può svolgere. Per esempio il 15 marzo abbiamo fatto lì una iniziativa, in cui abbiamo invitato i produttori, cinematografici e televisivi, ad ascoltare i pitch di 24 storie, scelte a partire dai lavori realizzati dagli allievi in uscita dal CSC e dal Torino Film Lab. Si tratta di un’iniziativa che è stata organizzata insieme alla Film Commission di Torino e al Torino Film Lab. Abbiamo scelto il Trevi come spazio di incontro, per parlare di cinema da fare proprio là dove lo si fa già vedere. E questo mi sembra un modo per avvicinare il Trevi anche ad altri pubblici. L’idea dunque è quella di ampliare la funzione di questa sala dando visibilità anche alla produzione realizzata dai nostri allievi ed ex allievi e sviluppando ulteriormente i rapporti con altre associazioni culturali o che operano nel sociale per realizzare assieme a loro rassegne, incontri e presentazioni di libri.

Info
Il sito della Cineteca Nazionale.
La lista dei cento film da salvare, stilata da un gruppo di critici
La notizia relativa ai bandi internazionali indetti dal Ministro dei Beni Culturali, Dario Franceschini.
Informazioni sull’ipotesi di un museo del cinema italiano a Cinecittà.
La querelle intorno alla precedente nomina di Conservatore.

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