The Boy

Cosa succede se a una babysitter viene chiesto di prendersi cura di una bambola? Prova a svelarlo The Boy, il nuovo horror diretto da William Brent Bell. A maggio nelle sale italiane.

Come fossi una bambola

Alla ricerca di un nuovo inizio dopo un passato travagliato, Greta, una giovane donna americana, si rifugia in un isolato villaggio inglese. È qui che viene assunta da una coppia di anziani genitori in una maestosa villa vittoriana per fare da babysitter al loro figlio di otto anni, Brahams. Ben presto Greta scoprirà che Brahams altro non è che una bambola a grandezza naturale che i signori Heelshire trattano come un bambino vero. Tutto comincia ad incupirsi quando Greta, rimasta sola, ignora le rigide regole imposte dalla coppia e inizia una relazione con un bell’uomo del villaggio, Malcolm. Una serie di eventi inquietanti e inspiegabili, ai limiti del soprannaturale, la convincono che la bambola è circondata da un mistero terrificante… [sinossi]

In epoche tecnocratiche in cui la trasmigrazione dell’anima poteva ancora spaventare (e nel sottostimato e dimenticato Sotto shock Wes Craven faceva tornare in vita il suo assassino sotto forma di elettricità) fu Chucky a terrorizzare e divertire gli spettatori di mezzo mondo, al punto che al capostipite La bambola assassina di Tom Holland fecero seguito ben cinque capitoli, spesso e volentieri dimenticabili – fa eccezione il bizzarro La sposa di Chucky di Ronny Yu. Ma le bambole, nella loro fissità pseudo-umana, rappresentano da sempre uno dei punti fermi dell’orrore, letterario e cinematografico, come dimostrano tra gli altri i vari Magic di Richard Attenborough, Profondo rosso di Dario Argento, Poltergeist di Tobe Hooper, la saga di Puppet Master, e Trilogia del terrore di Dan Curtis, con il malefico Zuni. Negli ultimi anni a focalizzare l’attenzione sul potenziale orrorifico delle bambole è stato James Wan, che ne ha utilizzato il macabro fascino in Saw – L’enigmista, L’evocazione – The Conjuring e Dead Silence. Forse anche per questo motivo l’uscita in sala di The Boy sembra muoversi in direzione del già visto fin dalle primissime inquadrature. Il regista William Brent Bell, a suo agio nel genere a cui finora ha dedicato l’intera carriera (Stay Alive, L’altra faccia del diavolo e Wer – La bestia), sembra affascinato allo stesso tempo da due variabili dell’horror piuttosto in voga nel terzo millennio: da un lato il già citato riferimento alla possessione, dall’altro l’idea di un protagonista recluso in uno spazio ben definito, e costretto a fronteggiare forze che sembrano possedere tutti i crismi del soprannaturale.

Così la giovane Greta, ovviamente in fuga da un passato burrascoso, si “rifugia” nella comodità di quello che non può che apparire come un lavoro semplice: fare da babysitter a una bambola mentre i suoi genitori sono fuori per le vacanze. Come non accettare un lavoro che non presenta sulla carta alcuna difficoltà? Certo, ci sono le fin troppo ovvie regole da seguire (non lasciarlo da solo, nutrirlo, non coprirgli il volto, accudirlo e via discorrendo), ma sempre di un pupazzo si tratta. O no?
Senza particolari guizzi in fase di sceneggiatura – il “colpo di scena”, se così lo si vuol chiamare, appare evidente fin dall’ingresso della protagonista nella magione degli Heelshire – The Boy cerca di trovare la propria raison d’être nel misterico. Il regista si affanna per trasformare il film in una storia di fantasmi, aggrappandosi al gotico (soprattutto nelle ambientazioni) e giocando con lo sguardo dello spettatore, e con la sua negata ubiquità.
Tra sobbalzi agevolati dal sonoro e qualche sequenza non disprezzabile, per quanto interamente giocata sui cliché del genere, The Boy non fa altro che certificare la crisi dell’horror contemporaneo, privo nella maggior parte dei casi sia di reale immaginazione sia della volontà di ragionare sul presente, e su ciò che comporta.

The Boy è un film volutamente fuori dal tempo (e anche dallo spazio, chiuso com’è in questa villa inglese che sa tanto di “casa stregata”), che chiude gli occhi su tutto il resto preferendo inseguire solo un ideale cinefilo, astratto, privo di reale materia. Per questo non può realmente spaventare, riuscendo solo ad alimentare un’angoscia che è quella primigenia della paura del buio, dell’ignoto, di ciò che può celarsi “al-di-là”. William Brent Bell non ha la capacità, probabilmente, di cogliere fino in fondo il senso dell’immateriale, e si limita a ricostruire in scena frammenti di cinema pregresso con i quali si è formato; ma il suo sguardo rimane neutro, pura e semplice reiterazione di un atto già compiuto in precedenza. In un periodo storico che vede l’orrore come svago rispetto al reale, evitando qualsiasi contatto, The Boy può anche ambire a incassi rimarchevoli. Ma a venire coperto, insieme a quello della bambola Brahms, è il volto dello spettatore. Privo di sguardo, oramai, e solo per questo davvero spaventato.

Info
The Boy, il trailer.
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