Il condominio dei cuori infranti

Il condominio dei cuori infranti

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Solitudini che si incontrano in una banlieue: Il condominio dei cuori infranti è un racconto minimalista sull’esistenza, molto buonista e ‘grazioso’, anche se in qualche misura efficace.

Spesso il male di vivere ho incontrato

Un condominio in un complesso periferico di case popolari. Un ascensore in panne. Tre incontri. Sei personaggi. [sinossi]

In un’Europa declinante e decadente, arroccata nella puerile difesa del suo fallace sistema economico, nella protezione del suo suolo dall’arrivo dei migranti e terrorizzata dall’eterno ritorno della minaccia musulmana, il cinema del Vecchio Continente si rifugia nel tepore un po’ squallido e meschino dei buoni sentimenti e dei suoi interni piccolo-borghesi. Viene infatti da pensarla in maniera radicale nel ritrovarsi a scrivere di Il condominio dei cuori infranti all’indomani dell’attentato di Bruxelles e prendendo il film di Samuel Benchetrit (J’ai toujours rêvé d’être un gangster) come cartina di tornasole di un cinema europeo che non sa più osare, che vola basso, attaccato al minimalismo come alla coperta di Linus. E forse un giorno sarà il caso di riflettere sui motivi che hanno spinto, da almeno trent’anni a questa parte – a partire cioè dalla fine (apparente) dei tanti conflitti sociali e politici che hanno sconvolto il nostro territorio -, tanti autori continentali a raccontare piccole storielle inoffensive all’insegna dei buoni sentimenti e della presunta innata bontà dell’essere umano.

In Il condominio dei cuori infranti – e il titolo italiano rispecchia il buonismo diffuso in una maniera più grossolana ma forse più efficace del maggiormente evocativo Asphalte – vi sono sei personaggi che si trovano a vivere in solitudine e si incontrano senza scontrarsi, si avvicinano senza mai opporsi, e finiscono per trovare – pur nella diversità – tante cose in comune. Vi è l’astronauta americano caduto dal cielo che viene ospitato dalla signora araba il cui figlio è finito in prigione, vi è la matura attrice in declino (Isabelle Huppert) che viene consolata dal ragazzo ignorantello che vive dirimpetto e vi infine è il nullafacente del primo piano che finisce sulla sedia a rotelle per colpa del suo egoismo e si finge fotografo per rimorchiare una dolce e malinconica infermiera (Valeria Bruni Tedeschi). Tutte storielle dal fiato un po’ corto e dalla parabola programmatica, che in fin dei conti si tengono grazie allo sguardo affettuoso del regista – capace di non giudicare nessuno dei suoi personaggi -, grazie alla convincente prova del cast (con, su tutti, ovviamente, le già citate Huppert e Bruni Tedeschi), a una narrazione che è sì episodica ma che non perde mai il filo del suo ‘aggraziato’ discorso e anche a qualche precisa raffinatezza di scrittura. Pensiamo in tal senso alla sequenza dell’inquilino del primo piano che, a un dato momento, si trova costretto ad abbandonare la sua comoda immobilità e che potrebbe essere anche metafora di un cinema che rimanda continuamente l’appuntamento con il destino.

Tutto fa sorridere, allarga un po’ il cuore, ci fa sentire più buoni e in alcuni momenti può anche far scorrere una qualche lacrimuccia. Ma finisce qui. Certo, non si chiede a Il condominio dei cuori infranti di cambiare il mondo o quantomeno il mondo del cinema, però ci si trova ancora una volta a dover riflettere su un film “carino”, educato, sussurrato, mai fuori posto e fuori tono, come se ne vedono tanti per l’appunto nel cinema europeo. Troppi.

Info
Il trailer di Il condominio dei cuori infranti su Youtube.
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