Gli orrori del liceo femminile

Gli orrori del liceo femminile

di

Horror politico, allegoria universale. Gli orrori del liceo femminile cambia nel tempo, e se adesso fa meno paura, lascia emergere con maggior forza la sua natura di psicodramma concentrazionario su potere e totalitarismo. In dvd per Sinister e CG.

Francia, fine ‘800. In un isolato collegio femminile domina incontrastata la severissima direttrice Madame Fourneau. Avvengono alcuni misteriosi delitti tra le ragazze, anche se l’assassino fa sparire i cadaveri e tutti pensano a una fuga delle collegiali… [sinossi]

L’horror viene dal passato, dalla preistoria, dal mito, dalle fiabe. Alcune delle fiabe più famose evocano scenari terrificanti, fatti non soltanto di sortilegi e magia nera, ma anche di vere e proprie mutilazioni e mutazioni fisiche. C’è del crudele e dell’oscuro dietro ai racconti che si ammanniscono abitualmente ai bambini. Storie ancestrali, che si perdono nella notte dei tempi per atavici spaventi. Nella rilettura gotica, l’antica magione spettrale è un topos ultraclassico, di volta in volta ricollocato in tetri contesti per accogliere pratiche maligne, oscuri personaggi e inaccessibili anfratti. Talvolta la fiaba si profila come una vera e propria fuga dal presente, quando del presente non si può parlare in chiavi troppo esplicite. Camuffare quindi il racconto spingendolo in un lontano passato si riconverte in uno stratagemma per zigzagare in mezzo a tabù e interdetti e per dare voce a se stessi in paesaggi repressivi. E depistare lo spettatore appare come un gioco nel gioco con le convenzioni letterarie di cui sopra: un’antica magione, fatta di scricchiolii, scalinate e candelabri non può che ospitare il maligno. E invece no, nessuna entità soprannaturale. Il male è nell’uomo e nei suoi tortuosi meccanismi di difesa psichica.
Gli orrori del liceo femminile (1969) di Narciso Ibáñez Serrador porta già nel suo bislacco titolo italiano una storia e un’epoca. È facile desumere che questo horror spagnolo, da molti ritenuto seminale per gli sviluppi del genere nei successivi anni Settanta, fosse rientrato nella larga distribuzione italiana “di profondità”, laddove campeggiavano manifesti ammiccanti e morbosi sostenuti da titoli ruffiani adattati malamente dall’originale, puri e semplici specchietti per le allodole per chi aveva sete di proibito (e sul finire degli anni Sessanta in Italia il concetto di proibito coinvolgeva ancora ampi settori della vita individuale). È nota l’esplosione tutta italiana di fruizione del proibito al cinema lungo gli anni Settanta, con conseguenti e puntuali sequestri e dissequestri da parte di irreprensibili pretori.
Per il film di Serrador il tentativo dei distributori italiani è guidato con ogni evidenza dall’intenzione di sposare lo spavento alla prurigine virginale, trasformando arbitrariamente nel titolo un austero collegio ottocentesco in un “liceo” moderno e generico. In secondo luogo, si dà piena enfasi all’orrore, quando in realtà i momenti realmente spaventosi del film sono limitati a un mazzetto di sequenze poiché Serrador predilige lavorare d’atmosfera.

Forse più di altre forme di cinema, la produzione di genere è soggetta a sensibili mutamenti nella fruizione a distanza di anni, e tendenzialmente il film-horror che in diacronia continua a spaventare è considerato un capolavoro. In realtà l’oggetto horror va incontro a una vera e propria mutazione nel tempo, dando prova una volta di più di quanto il cinema (ma qualsiasi forma di racconto) sia tutto fuorché un’entità statica. Forma liquida e cangiante, soggetta a veder decadere alcune sue peculiarità in favore di altre.
In tal senso Gli orrori del liceo femminile non fa più paura come probabilmente faceva una volta. Fatta eccezione per le sequenze degli omicidi (pochi, tutto sommato) in dettaglio e al ralenti, ancora piuttosto potenti, per il resto il film di Serrador presenta un catalogo di segnali e situazioni canoniche, dalle porte scricchiolanti che si aprono da sé ai personaggi inquietanti, ai moventi morbosi di un indovinabilissimo assassino. Così, se il versante dello spavento tende un po’ a decadere, emerge in tutta la sua forza la natura allegorica del racconto e la sua sostanziale struttura di claustrofobico psicodramma, nonché un efficace sottotesto sarcastico e grottesco. Da un lato Serrador conferisce una rara coerenza alle sequenze di nudo (anzi, seminudo) che tanto avevano colpito i distributori italiani. Non tira mai aria di gratuito e le allusioni sessuali non fanno altro che contribuire alla creazione di un’atmosfera pesantemente repressiva. Basti pensare alla geniale sequenza dell’amplesso con il legnaiolo, che riverbera negli sguardi, nei rumori e negli atti delle altre ragazze, intente a ricamare o lavorare a maglia, colte e ingigantite in un’ansiogena serie di rapidi dettagli. Si tratta di un sottotesto erotico-sessuofobico che permea il film da cima a fondo, spesso sottolineato in chiavi grottesche tramite gigantesche allusioni (il bastoncino che va a stuzzicare il formicaio, tanto per dirne uno…).

Sotto le ampie vesti di un collegio femminile francese di fine Ottocento, tenute sotto stretta sorveglianza dalla direttrice Fourneau e dalle sue aguzzine, le ragazze non fanno che ricreare in piccolo una società concentrazionaria, in cui dominano la sottomissione e il sadismo. Pare (ed è del tutto comprensibile) che il film di Serrador abbia subito qualche taglio censorio nella Spagna di Francisco Franco. Ciò è desumibile da almeno due bruschi salti nella linearità del racconto, ma più in generale l’attenzione della censura franchista viene a ricordarci una prassi e una specificità al contempo. Da un lato, nei regimi totalitari e non solo il cinema è stato spesso sottoposto a controlli di questo tipo; dall’altro, non è forse così casuale che un insospettabile film di genere avesse sollevato l’interesse della censura. Gli orrori del liceo femminile mostra infatti una potente costruzione allegorica, capace di ragionare su totalitarismo, religione, identità sessuale e sopraffazione sociale secondo gli schemi di un “female prison movie” in costume.
In un contesto concentrazionario vengono a crearsi a poco a poco micro-riproduzioni di cellule sociali, in cui il rapporto è sempre radicato su un’indiscutibile verticalità (la “kapò”, fascistoide serva del potere impersonato dalla direttrice Fourneau, si diverte sadicamente con le altre allieve facendo valere a sua volta la propria autorità). Tale costruzione del potere trova poi forme di compromesso nella sottomissione, nel sadismo, nel feticismo. Così, la repressione sessuale si accompagna al controllo sociale determinato da un’oscura dimensione religiosa, e l’unico modello socio-comportamentale propagandato e accettato, nella sua indiscutibile unilateralità, può solo dare frutti deviati (in tal senso risulta geniale non tanto l’identità dell’assassino ma il suo movente, mosso da un idealismo malato).

Non sembra casuale insomma che la censura franchista si preoccupasse un po’, né che Serrador pensasse intelligentemente di “fuggire nella fiaba” per mettersi al riparo. Parlare per perifrasi e allegorie è spesso l’unico strumento che resta ad autori e intellettuali per continuare a esprimersi in contesti socio-politici dove si vorrebbe tappare la bocca a tutti quanti. Gli orrori del liceo femminile fugge in Francia (la delocalizzazione del racconto rispetto alla Spagna appare a sua volta uno scaltro escamotage) e in un generico Ottocento, sia pure ben rievocato nelle ricche scenografie del collegio. E fugge nella fiaba spaventosa per parlare di orrori ben concreti e reali, lontani da magia nera o afrori satanici. È l’orrore della mente quando schiava di altre menti, anzi quando vittima del pensiero unico.
Il dvd edito da Sinister e CG, dotato purtroppo di una versione italiana dal doppiaggio rovinatissimo, reinserisce qualche frammento che era stato tagliato nell’edizione italiana. Tra i vari tagli assume grande significato il reinserimento di una sequenza quasi intera, in cui Serrador giustappone in montaggio alternato la solenne preghiera delle ragazze prima di dormire, e le sevizie inflitte a una di loro come punizione per comportamenti irriguardosi. Di tutte le cose terribili che accadono nel collegio, i censori (o magari gli stessi distributori) italiani si preoccuparono di mettere in salvo soprattutto l’intoccabilità del rito religioso. Altro segnale che Gli orrori del liceo femminile qualche arma affilata l’aveva, capace di colpire in patria come in Italia. Sono state spesso rilevate anche delle somiglianze con Suspiria (1977) e Phenomena (1985) di Dario Argento. Certo, c’è la comunità femminile chiusa e repressiva e ci sono tetre insegnanti. Ma al di là della superficie le uniche vere similarità stanno nelle pettinature di Lilli Palmer e Alida Valli (nel primo caso) e nella morbosità familiare (nel secondo). Tratto, del resto, che accomuna tanto giallo, thriller e horror d’epoca.

Extra: galleria fotografica.
Info
La scheda di Gli orrori del liceo femminile sul sito della CG Entertainment.
  • gli-orrori-del-liceo-femminile-1970-Narciso-Ib----ez-Serrador-001.jpg
  • gli-orrori-del-liceo-femminile-1970-Narciso-Ib----ez-Serrador-002.jpg
  • gli-orrori-del-liceo-femminile-1970-Narciso-Ib----ez-Serrador-003.jpg
  • gli-orrori-del-liceo-femminile-1970-Narciso-Ib----ez-Serrador-004.jpg
  • gli-orrori-del-liceo-femminile-1970-Narciso-Ib----ez-Serrador-005.jpg
  • gli-orrori-del-liceo-femminile-1970-Narciso-Ib----ez-Serrador-006.jpg
  • gli-orrori-del-liceo-femminile-1970-Narciso-Ib----ez-Serrador-007.jpg
  • gli-orrori-del-liceo-femminile-1970-Narciso-Ib----ez-Serrador-008.jpg
  • gli-orrori-del-liceo-femminile-1970-Narciso-Ib----ez-Serrador-009.jpg
  • gli-orrori-del-liceo-femminile-1970-Narciso-Ib----ez-Serrador-010.jpg
  • gli-orrori-del-liceo-femminile-1970-Narciso-Ib----ez-Serrador-011.jpg

COMMENTI FACEBOOK

Commenti

Lascia un commento