Troppo napoletano

Troppo napoletano

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Con Troppo napoletano il regionalismo assurge a fenomeno nazionale. Prodotto da Alessandro Siani, in collaborazione con Cattleya e Rai Cinema e distribuito dalla 01, il secondo film di Gianluca Ansanelli punta a seguire l’esempio di Song’e Napule – copiandone anche non pochi elementi – e in fin dei conti non sfigura nemmeno troppo.

Too Much Napoli

Quando il suo ex marito, un popolare cantante neomelodico, perde la vita lanciandosi dal palco per fare stage diving, Debora si preoccupa per la sorte di suo figlio Ciro di undici anni. Il ragazzino sembra molto turbato, al punto da non mangiare più neanche il ragù domenicale. Angosciatissima la madre lo porta da Tommaso, psicologo dell’infanzia timido e imbranato. Il dottore scoprirà però che a turbare Ciro non è solo la perdita del padre, quanto piuttosto le sue prime inquietudini amorose. [sinossi]

È forse possibile intuire una nuova tendenza del nostro cinema, non necessariamente positiva: il regionalismo. Nulla di troppo inedito, sia chiaro, ma è pur vero che dopo le rutilanti – si fa per dire – commedie incentrate sul tema Nord/Sud (che, in fin dei conti, riflettevano – anche in modo involontario – sull’impossibile unità dello Stivale), è arrivato ora il momento di film tipicamente e orgogliosamente locali. Non è un caso il recente successo al botteghino di Vita Cuore Battito, che un tempo avrebbe avuto una circolazione limitata al di fuori di Napoli, e che invece è assurto a fenomeno nazionale (per quanto gli incassi vengano in prevalenza dal Sud). Lo stesso forse si può dire, su un piano completamente differente, di Lo chiamavano Jeeg Robot, tipicamente romano, eppure già film di culto, la cui importanza è stata di recente riconosciuta a livello istituzionale dalle numerose candidature ricevute ai David e che non nega, anzi enfatizza, la location scelta, il quartiere di Tor Bella Monaca. Ma anche lo stesso De Laurentiis nel suo ultimo cinepanettone, Natale col boss, ha definitivamente abbandonato la multi-provenienza dialettale (un tempo basata soprattutto sull’asse Roma-Milano) per concentrare il suo film sempre su Napoli. Per non parlare poi di quel fenomeno lateralissimo che è Bianco di Babbudoiu, commedia sarda di ben scarsa levatura e di ben poco successo, distribuita però addirittura dalla Lucky Red, che forse sperava in una accoglienza nazionale del film.

All’origine di questa tendenza è probabile che vi sia Song’e Napule dei Manetti Bros, che ha permesso di riscoprire una napoletanità alleggerita dal gomorrismo e dal savianismo e che è piaciuta un po’ ovunque. Ma un suo ruolo ce l’ha avuto e ce l’ha ancora anche il programma tv Made in Sud che, prima trasmesso localmente, è poi passato su Raidue. Non solo diversi comici che tentano l’avventura cinematografica vengono da questa trasmissione, ma ciò che sembra decisivo in questo show è l’idea del regionalismo che si fa nazione (riconoscendo in maniera implicita – e ancora una volta – che la nazione non c’è). Così, non è troppo strano vedere che Cattleya e Rai Cinema, insieme ad Alessandro Siani (che il salto nazionale l’ha già ampiamente fatto), si siano messi a produrre Troppo napoletano, opera seconda di Gianluca Ansanelli (co-sceneggiatore di Si accettano miracoli), che sarà distribuita addirittura dalla 01 Distribution. Una commedia che un tempo si sarebbe fermata forse a Gaeta e che invece oggi si veste di ben altre ambizioni.
Ma se l’impegno produttivo/distributivo nel suo dare peso nazionale a un prodotto locale è pressoché inedito, gli intenti ‘artistici’ del film si connotano da subito come di seconda mano.
Troppo napoletano infatti è debitore in maniera palese proprio di Song’e Napule, a partire dalla presenza dei cantanti neomelodici, per passare al ruolo di Serena Rossi, molto simile a quello già interpretato nel film dei Manetti (anche qui viene per certi versi ingannata), fino ad arrivare al confronto tra la Napoli con la puzza sotto il naso, aristocratica, benestante, quella del Vomero e di Chiaia (una categoria che – come ci viene detto nel film di Ansanelli – viene definita dei “chiattilli”) e quella più popolare, generalmente identificata con i Quartieri Spagnoli. Infatti, se in Song’e Napule era il personaggio interpretato da Alessandro Roja a doversi mischiare malvolentieri con gli scugnizzi, qui è lo psicologo incarnato da Gigi, all’anagrafe Luigi Esposito (che, insieme a Ross – Rosario Morra – anche lui nel cast, compone per l’appunto un duo comico di Made in Sud), a trovarsi ad avvicinare i “troppo napoletani”, quelli che si portano tutta la famiglia al seguito compreso il vicino, sanno sempre proporre un piatto gustoso, bevono il caffè a tutte le ore e mettono in ordine anche le case degli altri.

Gli stereotipi dunque non si contano in Troppo napoletani, che ha molte meno idee rispetto a Song’e Napule e che dunque si connota sin nella sua concezione come prodotto ‘deteriore’, di risulta, teso a sfruttare l’onda del successo di un film precedente. Va detto però che, nel suo limitato cabotaggio, il film di Ansanelli riesce a dotarsi della dignità dell’intrattenimento, e anche a tratti del divertimento. Innanzitutto il cast è di ottimo livello, grazie non solo a Serena Rossi ma anche al bambino grassottello che interpreta suo figlio, Gennaro Guazzo (già in Si accettano miracoli); il contributo tecnico, dalla regia alla fotografia, è oltre la media delle commedie regionali (avvalendosi ovviamente dello sforzo produttivo di cui sopra); anche la scrittura funziona discretamente, giocando sul doppio binario delle storie d’amore (quella tra il personaggio di Serena Rossi e lo psicologo, con quella tra il figlio di lei e una “chiattilla” in erba).

E allora è proprio un male rifarsi esplicitamente a un altro film, ‘prendendone in prestito’ diverse idee e soluzioni? Bisogna forse ricordarsi che quando esisteva un’industria del cinema italiano, vi erano centinaia di sottofiloni, ci si copiava reciprocamente e si riciclavano in continuazione contenuti di varia natura. Era così che funzionava il cosiddetto cinema gastronomico, che a volte riusciva ad essere anche cinema medio, di media fattura. E allora se questo regionalismo potesse permettere di riportare in auge il cinema popolare in Italia?

Info
Il trailer di Troppo napoletano su Youtube.
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