La coppia dei campioni

La coppia dei campioni

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Torna l’asse Roma-Milano per la commedia nostrana. Ma, soprattutto, La coppia dei campioni mette in scena la decadenza di Massimo Boldi finendo per parlarci soprattutto della vecchiaia, fisica, tangibile del comico. E allora, con tutti i suoi limiti, il film di Giulio Base riesce a trascinarci in un piacere malsano dello sguardo.

Passa il tempo, sembra che non cambi niente

Due dipendenti della stessa multinazionale vincono alla lotteria aziendale un paio di biglietti per la finale della Champions League. Uno milanese, l’altro romano, uno benestante e l’altro nullatenente si conoscono per la prima volta all’imbarco per Praga detestandosi a prima vista. [sinossi]

Tra Boldi e De Sica siamo sempre stati dalla parte di De Sica, erede – degno o indegno che sia – della commedia dell’arte. Boldi invece è figlio del cabaret, perfetta incarnazione di quella comicità televisiva tipicamente anni Ottanta e tipicamente berlusconiana che ha fatto parecchi danni in giro per il paese. Ma, se fino a pochi giorni fa, credevamo che solo De Sica (e magari Verdone, o Proietti) potesse avere le capacità di mostrare il lato patetico del comico, quale tratto consustanziale del guitto e del giullare, vedendo La coppia dei campioni di Giulio Base è necessario ricredersi.
Massimo Boldi, superati ormai i settant’anni, appare nel film in tutta la sua inadeguatezza di burattino ingrigito; finge di essere immarcescibile, ma non lo è, non lo può essere, né lui né il suo personaggio, che è un classico farabutto meneghino, sempre pronto a tirare fuori le sue carte di credito, ad andare a puttane, a mostrarsi sgradevole, ignorante, becero, e così via.

Quel che succede di interessante e di subdolamente malsano in La coppia dei campioni è che Giulio Base mette in scena questa inadeguatezza, quasi la tematizza: odiato dalla moglie che lo umilia ripetutamente e amato dalla figlia nerd e fantozziana, Boldi incappa in una serie di traversie, da cui lo tira fuori inevitabilmente il suo “contraltare”, incarnato da Max Tortora, che invece ci parla dell’eterno ritorno della romanità, del tirare a campare di matrice sordiana. E dunque, nel confronto tra il povero proletario nullatenente Tortora e il ricco nullafacente Boldi, è quest’ultimo ad apparire un residuo del passato, un troglodita del comportamento, un esponente stancamente sopravvissuto della Milano da bere craxian-berlusconiana, un poveraccio che crede che le donne vadano da lui perché lo apprezzano e non per il suo gonfio portafogli.

In tutto questo, se Giulio Base avesse avuto un po’ più di coraggio, ad esempio togliendo o limando l’insopportabile personaggio di Anna Maria Barbera, che si lancia nei suoi consueti giochi di parole fini a se stessi (come se ci trovassimo ad assistere a un qualsiasi cinepanettone e non a un epicedio della comicità), e lavorando di più sulle défaillance fisiche e comiche di Boldi, avrebbe potuto regalarci un film veramente dolente nella sua apparente leggerezza ed evasione. E invece quest’essenza malsana e perversa la dobbiamo andare a ritrovare tra le pieghe di La coppia dei campioni, tanto da domandarci se questa operazione necrofila sulla comicità anni Ottanta sia pienamente consapevole o solo un frutto dell’eccessivo teorizzare dell’esercizio critico.

Info
Il trailer di La coppia dei campioni su Youtube.
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