Senior

Presentato allo Psycho Horror Day del Far East Film Festival, Senior è il nuovo lavoro di Wisit Sasanatieng che riesce ad aggiornare la mitologia sugli spettri e le case infestate, proiettando tradizioni e leggende thailandesi in una ghost story 2.0.

Ghost 2.0

Mon, una ragazza che ha il potere di fiutare i fantasmi, conosce uno spettro di nome Senior, che le chiede di aiutarlo a indagare sugli eventi avvenuti in passato nella sua antica scuola, ora trasformata in convento. Omicidio, tradimento e morte hanno infestato quel posto per oltre mezzo secolo, coinvolgendo una principessa, una segretaria, un giardiniere, un’infermiera e un ragazzo misterioso. [sinossi]

Avevamo lasciato Wisit Sasanatieng quattro anni fa, nel pieno di una svolta pop più commerciale con il supereroistico The Red Eagle che faceva non poco rimpiangere il suo surrealismo a tinte pastello degli esordi, di Le lacrime della tigre nera e Citizen Dog. Il tonfo di The Red Eagle ha in effetti costretto il regista thailandese a una pausa forzata e solo ora lo ritroviamo, allo Psycho Horror Day del Far East Film Festival, con Senior, una ghost story tratta da un suo stesso romanzo. Una storia di fantasmi thailandesi innovativa, che ricrea e reinventa stilemi di un genere antichissimo, per il cinema come per il folklore di tutte le culture.
Sasanatieng si impadronisce in pieno di una cultura ancestrale animista, quella stessa che è palpabile in Cemetery of Splendour di Apichatpong Weerasethakul, creando un’atmosfera dove il confine tra naturale e sovrannaturale, tra vivi e morti, tra cultura e superstizione è sempre più labile. Dove il fantastico solo fino a un certo punto è un qualcosa di anomalo e spaventoso. Dove i fantasmi hanno una natura immanente, non rimandando a luoghi dell’aldilà, paradisi o inferni.

Nel mondo abbiamo una normale compresenza di esseri viventi e spettri. Mon è una ragazza capace di sentire la presenza dei morti, reputata pazza dai suoi compagni di classe perché sembra parlare da sola, da quando, a 12 uscì miracolosamente illesa da un incidente stradale che costò la vita a entrambi i suoi genitori. La vediamo ricordare quell’evento che aveva affrontato con assoluta tranquillità, senza spaventarsi e senza paura per quella morte di cui cominciava a sentire l’odore, e che l’avrebbe accompagnata in seguito.
Senior è un bel ragazzo, con la giacca con distintivo collegiale, con l’unica peculiarità di essere morto ed essere una presenza spiritica, e di distinguersi soltanto per essere un tantino pallido. Normale quindi che tra i due si abbozzi una tensione sentimentale, che si arrivi a sfiorare il bacio. Senior fa alla ragazza, e ci fa, da Virgilio spiegandoci tante cose sul mondo dei fantasmi e sfatando tutti i luoghi comuni degli spettri da quattro soldi, da castello scozzese. I fantasmi, per esempio, spesso non ricordano come sono morti; mentre va smentita la credenza che possano sempre passare attraverso i muri: dipende in realtà, come ci viene mostrato in una didattica simulazione al computer, dalle abitazioni preesistenti, dove dimoravano in vita, se i muri c’erano o meno.

Wisit Sasanatieng con Senior riesce a confezionare un horror sensoriale, con i rumori e gli odori dei fantasmi, le loro tracce, e della natura. Ingloba tutta una serie di suggestioni gotiche e popolari, i cimiteri inquietanti, la detection nel passato cercando tra i vecchi libri ingialliti, tra i muri umidi e scrostati di severe dimore storiche, come quella di Profondo rosso con l’immancabile cadavere murato in un’intercapedine, o tra asettici corridoi bianchi come nell’ospedale di The Kingdom.
Le presenze fantasmatiche si distinguono tra quelle “reali”, con uno spessore umano e psicologico, e quelle mostruose da tunnel degli orrori, quelli in stile Ghostbusters o quelli inediti come il fantasma popcorn. Sasanatieng costruisce un film che è un tunnel degli orrori che non fa orrore, stemperato dall’autoironia. Una detective story in diversi momenti del passato, in una stratificazione di tempi, dove ogni luogo conserva la memoria degli eventi, delle persone e delle cose che vi si sono avvicendati.
Una strada è trafficata di macchine moderne e di carrozze fantasma. Una compresenza delle persone che hanno popolato il mondo e i loro ricordi, una camera verde alla Truffaut, fatta dei tanti ritratti accostati in serie delle persone della nostra vita che non ci sono più. E in questo flusso di memorie, il whodunit si scioglierà per caso, non con i classici meccanismi deduttivi del giallo, messi in piedi dagli improvvisati investigatori. E finiremo sul grande campanile di La donna che visse due volte, le stesse vertigini, ma cadendo all’esterno.
Wisit Sasanatieng mostra un potere immaginifico sempre originale, e lontano dai cliché del genere ghost story, che ormai, tanto a Hollywood quanto in Oriente, è costituito in buona parte di paccottiglia. Continuiamo certo a rimpiangere Le lacrime della tigre nera e Citizen Dog, che rimangono vette per lui inarrivabili, di cui rimane ben poco.

Info
La scheda di Senior sul sito del Far East.
Il trailer di Senior su Youtube.
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