Corpo estraneo

Corpo estraneo

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Fede, ragione, la difficoltà delle scelte. In Corpo estraneo Krzysztof Zanussi torna alla regia con una goffissima parabola moderna, piena di facili approssimazioni e vicina al puro materiale da propaganda cattolica.

Tutto il male del mondo

L’italiano Angelo s’innamora della polacca Kasia, che però è intenzionata a tornare a casa e prendere i voti. Il ragazzo la segue per starle vicino, e trova lavoro in una multinazionale dell’energia elettrica dominata da Kris, una spietata virago che cerca di irretirlo e raggirarlo… [sinossi]

Senilità complicate per apprezzati cineasti polacchi. Come già accadde per alcune delle ultime opere di Andrzej Wajda, anche Corpo estraneo, ultima fatica di Krzysztof Zanussi, viene a dirci quanto a volte sia difficile veder passare gli anni e mantenere una propria freschezza espressiva. Non c’è film più mortificante dell’opera tarda dalla quale spira aria di perdita senile di contatto con la realtà e conseguente goffaggine nel narrare la modernità, raccontata per enormi approssimazioni moraleggianti.
La faccenda si complica ulteriormente se l’autore poi si abbandona totalmente a un ideale, o peggio a un’ideologia, da perseguire oltre ogni ragionevolezza, chiamata a innervare ogni singolo elemento compositivo secondo un progetto di inarrivabile didascalismo. Oltretutto vi è ancora più da costernarsi quando si riscontrano cotanti fardelli ideologici proprio in chi li ha combattuti per anni (Zanussi e Wajda furono entrambi accesi polemisti contro il regime comunista polacco e le sue violazioni di libertà di pensiero), per poi finire ad affidare la propria arte alla celebrazione di qualche altro monolite esistenziale.
Se a questo ci aggiungiamo che in primo luogo è l’apparato espressivo a irrigidirsi e spersonalizzarsi, in pratica ci ritroviamo a valutare un prodotto cinematografico bell’e pronto per i seminari pseudo-psicologici di qualche associazione cattolica o para-cattolica, in cui per vie magari un po’ più sottili e serpeggianti di una volta si professa innegabilmente il pensiero unico e si combatte “tutto il male del mondo”, identificato in tutto ciò che non è “noi”. E Zanussi, detto senza troppi giri di parole, finisce per identificarsi in un autore da Opus Dei, cantore di un integralismo cattolico che lascia sconcertati e pure un po’ spaventati.

In tal senso Corpo estraneo opta innanzitutto per l’intreccio elementare, in cui personaggi volutamente bidimensionali si dibattono in mezzo a quesiti enormi. L’italiano Angelo (già il nome del personaggio non brilla certo per finezza programmatica) s’innamora della polacca Kasia, che tuttavia è decisa a prendere i voti. Tornata in Polonia, la ragazza entra in convento e Angelo la segue per starle vicino, ma si ritrova in un contesto lavorativo dominato da Kris, una virago spietata che spinge il ragazzo verso la perdizione e lo manda pure in galera. Finale denso di dubbi per tutti, tranne che per Kasia (forse).
Secondo un progetto di cinema scopertamente edificante nel senso più ingombrante possibile, Zanussi assomma con estrema faciloneria un catalogo di deviazioni nel personaggio di Kris sul quale fluttua innanzitutto un pregiudizio a monte che sembra venuto dagli anni Cinquanta: è una donna, e in quanto tale già la sua sete di potere e conseguente cavalcata carrieristica sono fuori luogo. Donnaccia a prescindere in quanto ambiziosa.
Su questo pregiudizio s’innesta un elenco davvero impressionante di tutto ciò che il canone cattolico rifiuta, un bignami anzi di tutte le maggiori questioni aperte negli ultimi anni in ambito cattolico: è atea, bisessuale, mistress, ama dominare gli uomini col frustino, è a favore della pillola del giorno dopo e più in generale degli anticoncezionali, afferma senza alcun dubbio di essere favorevole all’eutanasia, utilizza strumenti poco cattolici come la psicanalisi e l’ipnosi (l’alternativa suggerita è forse la Confessione?), e via dicendo.
All’altro polo, tralasciando l’eterea Kasia tentata dal convento, il buon Angelo è un cattolico fervente e resta fedele alla sua ragazza in procinto di farsi suora, praticando l’astinenza sessuale sia pure con qualche difficoltà (esilarante la sequenza della doccia fredda notturna). Ovviamente tra le numerose prove che il tapino deve affrontare vi è anche la turpissima omosessualità carceraria con tanto di pissing. Benché il corpo estraneo del titolo rimandi nelle intenzioni di Zanussi a ben altro, per buffo paradosso esso si riconverte in realtà nel corpo umano stesso, totale rimosso dell’intero film, estraneo a sé medesimo, anzi vero spauracchio di tutta la narrazione, dominata da una spaventosa sessuofobia da Santa Inquisizione. E a conti fatti il film si riduce a un puro e semplice materiale da propaganda cattolica, reso ancora più forte dal viatico dell’etichetta fuorviante di “cinema d’autore”.

Intendiamoci, sul conflitto tra fede e ragione, sulla dimensione del dubbio religioso e quant’altro, si sono realizzati capolavori assoluti della storia del cinema (basti pensare a Dreyer o Bergman). Lungi da noi insomma di rifiutare la materia narrativa a priori sotterrandola con una mezza risata. Anzi rimarrebbe di grande interesse l’intenzione di indagare la coscienza cattolica, enucleare le ragioni anche di scelte estreme come l’astinenza sessuale prima del matrimonio o riflettere sull’idea stessa di fedeltà. Ma del tutto inaccettabile è in questo caso il come, la volontà affabulatoria, la tendenziosità di un racconto che nella sua veste rudimentale vuole proporsi come una sorta di parabola moderna di matrice didattica.
E ancor più inadeguati appaiono soprattutto gli strumenti espressivi, affidati a una messinscena anodina e impersonale mal supportata da attori non eccelsi (il protagonista italiano è Riccardo Leonelli, volto e approccio espressivo da fiction televisiva). In tanta mediocrità anche Wojciech Kilar compone uno dei suoi commenti musicali meno ispirati, mentre Zanussi si adopera per rassicurare tanti buoni fedeli che solo loro stanno nel giusto, e che il mondo “là fuori” è solo deviazione e crudeltà.
Curiosa sotto questo profilo è anche l’assimilazione di capitalismo e stalinismo, uno figlio (adottivo) dell’altro parrebbe voler dire Zanussi, ed entrambi modelli di vita decisamente lontani dalla spiritualità. Facilissime conclusioni, ma anche le uniche di un certo interesse all’interno di un racconto che si dedica esclusivamente alla celebrazione di una sola realtà e giustizia possibili. Oltretutto, da parte di un cineasta a suo tempo chiamato anche intellettuale fa specie ricevere questo peana spassionato in favore della Chiesa e delle sue ragioni, come se stessimo parlando di una misera istituzione sotto continui attacchi che dev’essere difesa con le unghie e con i denti. Tramite Corpo estraneo Zanussi si associa infatti a un atteggiamento diffusamente vittimistico attraverso il quale le istituzioni cattoliche cercano spesso di spacciarsi come oggetto di calunnie e persecuzioni sotto tiro costante delle più svariate minacce (a tal proposito non manca neanche uno sgradevolissimo siparietto sul mondo islamico). Per cui difendersi, arroccarsi, rispondere integralismo per integralismo. Fare propaganda cieca e acritica perché i barbari sono alle porte. Non ce n’è bisogno, la Chiesa non è debole, è fortissima e si difende benissimo da sola. No, non ci stiamo. E al limite ci godiamo 117 minuti di ridicolo involontario.

Info
La scheda di Corpo estraneo sul sito della distribuzione Lab80.
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