Ghost Messenger

Ghost Messenger

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Presentato al Future Film Festival 2016, Ghost Messenger di Bong Hue Gu è un lungometraggio che pesca a piene mani tra la produzione nipponica e che mostra tutti i limiti narrativi della sua derivazione da due precedenti OAV. Più che apprezzabile, nonostante gli evidenti debiti estetici, la qualità grafica.

Anime e anime

Kang-lim è un Ghost Messenger, un super agente proveniente dal Mondo dei Morti, un mondo virtuale altamente tecnologizzato che controlla e decide la vita e la morte di ognuno attraverso un cellulare speciale, capace di catturare gli spiriti e digitalizzarli. A causa di un errore si ritrova intrappolato nel suo Soul Phone, che finisce nelle mani di un bambino con uno straordinario potere spirituale, in grado di vedere gli spiriti… [sinossi – programma FFF]

Trascurabile, tuttavia interessante. Selezionato fuori concorso al Future Film Festival 2016, Ghost Messenger di Bong Hue Gu gronda idee e qualità grafica, confermando la crescita esponenziale dell’industria dell’animazione sudcoreana e al tempo stesso i profondi legami artistici e produttivi con l’universo degli anime. Una risorsa, ma anche un limite. Un limite che in Ghost Messenger è enfatizzato dalla natura smaccatamente derivativa, dai debiti estetici e narrativi nei confronti di Mamuru Hosoda (Summer Wars), ma anche di FLCL e persino di Paranoia Agent, quantomeno in qualche virtuale movimento di macchina. Senza contare il sottogenere di riferimento, sempre in bilico tra fantastico e suggestioni tecnologiche, comicità e dramma, Bildungsroman e esseri buffi da collezionare.

Le buone notizie, soprattutto per il sudcoreano Studio Animal, arrivano dal versante grafico-estetico, dalla capacità di replicare lo standard medio-alto nipponico delle serie per il piccolo schermo e per il mercato home video: in Ghost Messenger sono più che apprezzabili il character design, anche nella versione deformed, la fluidità dei movimenti, le scelte cromatiche, la messa in scena. E non mancherebbero, seppur riciclate o con microscopiche varianti, le potenzialità narrative: una declinazione sudcoreana del labile confine tra vivi e morti, tra moderne tecnologie da acchiappafantasmi e folklore sciamanico. Ma la narrazione troppo frammentaria, i personaggi secondari gettati in un grande calderone e alcune parentesi smaccatamente superflue (lo shopping della principessa Bari e il siparietto con la prosperosa e discinta Mago) sono la pesante eredità degli OAV datati 2010 e 2014 che hanno dato vita a Ghost Messenger, lungometraggio buffo con l’afflato da episodio pilota.

L’operazione dello Studio Animal è ovviamente più che comprensibile, quantomeno sul piano commerciale, ma Ghost Messenger resta un prodotto da mercato home video, affossato da ellissi e da meccanismi narrativi poco sensati per un lungometraggio. Nonostante tutti questi limiti, il film di Bong Hue Gu ci ricorda che ad avanzare a ritmo spedito non sono solo la qualità e la produttività dell’industria dell’animazione, ma anche la vivacissima cultura popolare sudcoreana, in tutte le sue declinazioni, dalla K-pop ai manhwa, dalla televisione al cinema. Una crescita esponenziale, artistica e tecnologica. Ghost Messenger ci racconta di uno scontro tra cacciatori di fantasmi e spiriti inquieti, ma in un prossimo futuro la battaglia vera potrebbe essere tra anime e manhwa…

Info
Ghost Messenger sul sito del Future Film Festival 2016.
Ghost Messenger sul sito del Kofic.
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