Il GGG – Il grande gigante gentile

Il GGG – Il grande gigante gentile

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Steven Spielberg adatta per il grande schermo il celebre romanzo di Roald Dahl Il GGG – Il grande gigante gentile, racchiudendo in un film per l’infanzia tutta la sua poetica, il suo immaginario e la sua umanità. Fuori concorso a Cannes 2016.

Il gigante e la bambina

Sophie è una bambina che vive in un orfanotrofio a Londra. Una notte, mentre è sveglia a leggere un libro, scopre la presenza di un gigante e viene da lui rapita e condotta nella sua casa, in un paese abitato solo da giganti che si nutrono di carne umana. Ma colui che l’ha rapita non è un gigante come tutti gli altri. Il suo nome è GGG (acronimo che sta per Grande Gigante Gentile), ed è l’unico della sua specie a nutrire affetto per gli umani. Sophie e GGG diventano dunque amici, e la bambina lo aiuta nel suo lavoro: creare sogni da distribuire agli esseri umani che dormono… [sinossi]
Dal buon senso dei sogni
Può nascere una nuova maniera di pensare.
Antonin Artaud.

Prima della presentazione de Il GGG – Il Grande Gigante Gentile di Steven Spielberg nel fuori concorso della sessantanovesima edizione del Festival di Cannes, la storia dell’amicizia tra Sophie e GGG aveva già ricevuto una trasposizione cinematografica nel 1989, quando la britannica Cosgrove Hall Films fondata da Brian Cosgrove e Mark Hall diede alla luce Il mio amico gigante, un lungometraggio di cui in pochi serbano ancora memoria. Dopotutto l’incontro tra il cinema e i lavori di Roald Dahl è spesso stato proficuo sotto il profilo degli incassi, ma non sempre ha prodotto opere difficili da scacciare dalla memoria [1]. Anche per questo, forse, quando gli occhi si posano su Il GGG – Il Grande Gigante Gentile, lo spettatore prova l’ambita sensazione di essere trasportato in un altro mondo: non solo e non necessariamente quello dei giganti visitato dalla piccola ma intraprendente Sophie, orfana che si imbatte per caso e per azzardo in GGG, un essere alto sette metri che però non farebbe male a una mosca. Il mondo in cui ci si trova a muoversi è quello dell’immaginario, e Il GGG appare come un unico, lungo, immenso – ma non infinito – volo pindarico, astuzia della mente per rifuggire il caos del quotidiano, la miseria dell’esistente.
Ha una vita grigia e solitaria, Sophie, con l’unica compagnia di un gattino rosso che le corre dietro per gli enormi corridoi dell’orfanotrofio. Tutto è silenzio in quell’angolo di strada, e questo cozza con il rumore vitale che proviene dal pub, solo pochi metri più in là. Ma Sophie zittisce tutti, minaccia di telefonare alla polizia. Ha pochi anni ed è già avvizzita, sconfitta da una vita crudele. Se tocca a lei il privilegio (che come tutti i vantaggi contiene al proprio interno un pressante onere) di entrare nel mondo del fantastico, insieme a GGG, è solo perché si forza di andare contro le regole dell’orfanotrofio. Anzi, mentre le sta violando continua a ripeterle a mente (“non uscire dal letto! Non avvicinarti alla finestra! Non scostare le tende!”). La disobbedienza, in un mondo di regole poco comprensibili quando non ingiuste, è l’unico modo per evadere dalla gabbia del “normale”, ed entrare in contatto con il meraviglioso, che potrà anche apparire terribile agli occhi, ma è vivo. Con grande intelligenza Spielberg non enfatizza in alcun modo il passaggio dalla nebbiosa Londra al verde della terra dei Giganti, lassù al nord (quando GGG indica ai militari inglesi la presenza della sua patria su una cartina geografica, il suo dito esce – e non di poco – dai confini di carta); perché non si tratta di una vero slittamento da “reale” a “fantastico”, come spesso può accadere nei canoni del genere, ma di un semplice viaggio.

È un altro, semmai, il punto di svolta de Il GGG – Il Grande Gigante Gentile: quando Sophie riesce a convincere il gigante che l’ha rapita – con un disegno tutt’altro che malvagio nella mente – a portarla con sé durante il suo “lavoro”, a un certo punto l’enorme amico della bambina prende la rincorsa e si lancia in un piccolo lago. Non sprofonda e basta, però, ma prende posizione eretta “al contrario”. Con un tuffo nel lago GGG si trova su un’altra sponda, nel territorio del sogno; anche lui, lì, è davvero in un mondo diverso. Spielberg, aiutato in questo dalla sceneggiatura di Melissa Mathison (deceduta lo scorso novembre prima di vedere ultimato il film: a lei si deve, rimanendo nell’universo spielberghiano, lo script di E.T. l’extra-terrestre), non sfrutta l’escamotage dei sogni solo come motore narrativo, ma li apparenta al sogno per eccellenza, quello del cinema. Anche GGG e Sophie sono costruttori di storie, narratori che cercano di eliminare con la loro arte l’incubo dalla Terra; sono i sogni, e non la CG imperante, il vero effetto speciale, visibile solo come saetta luminosa e non materiale. In un mondo in cui tutto è valutato in base alla forma e alla dimensione – la spassosa sequenza di GGG ospite della Regina d’Inghilterra è a dir poco esemplificativa –, il sogno è ancora qualcosa di immateriale, indecifrabile e impossibile da scorgere alla vista.
Eppure è lì, motore di intime emozioni, artefice di ricordi ora gioiosi ora dolorosi. Il GGG – Il Grande Gigante Gentile può sembrare un’opera minore di Steven Spielberg, ancor più alla luce delle ultime mirabolanti incursioni nella Storia, quella con la s maiuscola (Munich, War Horse, Lincoln, Il ponte delle spie), ma si tratterebbe di una lettura superficiale. Lo scarto con il romanzo di Dahl, che resta appannaggio solo ed esclusivo dei bambini in età prescolare, o giù di lì, è tutto nel finale scelto: Spielberg e la Mathison disegnano una conclusione tenera ma carica di una melanconia struggente, in cui la materia non può essere infranta e le distanze restano tali, superate solo dal demone/angelo della fantasia. Nessun viaggio in giro per il mondo, nessun castello costruito per volere della regina, nessun cottage per la piccola orfanella. Come Elliot ed E.T., anche Sophie e GGG devono staccare il cordone ombelicale, dirsi addio, rimanere ognuno nel proprio universo. Dahl si lanciava in ipotesi leggendarie, con il gigante – il più piccolo dei giganti, anche questo è un dato da non sottovalutare – che viveva senza alcun problema nel mezzo della civiltà continuando il suo lavoro in favore dei sogni dei bambini. Ma per Spielberg non sono solo i più piccoli a dover sognare, non solo per loro l’istante onirico è di sollievo dalle preoccupazioni della vita. E ciò che fa parte del mondo dei giganti non può far parte di Londra. Non è possibile perché ci sarebbe la realtà (quella vera) da dover fronteggiare, e di fronte alla quale non si potrebbe far altro che soccombere. Resta invece il sogno infinito, quello dal quale ci si lascia cullare nel buio, con un unico fascio di luce – democratico, uguale per tutti – che irrompe da uno schermo, e illumina ciò che un attimo prima era oscuro, e privo di forma.

Note
1. Fanno eccezione in particolar modo Fantastic Mr. Fox di Wes Anderson e James e la pesca gigante di Henry Selick, già autore con Tim Burton di Nightmare Before Christmas e destinato a un altro fortunato adattamento, quello di Coraline e la porta magica dal racconto di Neil Gaiman.
Info
Il trailer ufficiale di Il GGG – Il Grande Gigante Gentile.
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