Momotaro, Sacred Sailors

Momotaro, Sacred Sailors

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Presentato in anteprima nella ricca sezione Cannes Classics, il restauro di Momotaro, Sacred Sailors (1945) rende merito al lavoro di Mitsuyo Seo e allo sforzo produttivo della Shochiku. Primo lungometraggio animato giapponese e sfortunato, nonché tragicamente nefasto, film di propaganda.

Si alza il vento

Alla fine del loro addestramento navale, un orsetto, una scimmia, un fagiano e un cagnolino vanno a salutare le loro famiglie. Il fratellino della scimmia cade in un fiume e viene salvato prima di precipitare in una cascata. Successivamente, l’esercito giapponese costruisce una base aerea con l’aiuto degli animali del bosco. Un giorno, arriva con un aereo Momotaro, generale dell’esercito, accompagnato dai quattro amici, diventati oramai alti ufficiali… [sinossi]

Hiroshima e Nagasaki non sono ancora teatro di un mostruoso crimine contro l’umanità e la Marina giapponese continua a credere nella propaganda, nell’Impero, nella vittoria. Dopo un lungo e faticoso lavoro, il 12 aprile 1945 viene proiettato Momotarō: Umi no Shinpei (Momotaro, Sacred Sailors) di Mitsuyo Seo, prodotto dalla Shochiku [1]. È il primo lungometraggio d’animazione giapponese, evidentemente imperfetto e in bianco e nero. Una risposta alla prima pellicola animata cinese, Princess Iron Fan (1941), e un tentativo illusorio di non perdere troppo terreno dalla statunitense Disney, lontana anni luce con lo strabiliante Biancaneve e i sette nani (1937), con i fratelli Fleischer, con una vera e propria industria.

L’industria degli anime non esiste ancora, bisognerà aspettare la rapida ascesa e gli investimenti della Tōei Dōga, l’avvento delle serie televisive, il traino delle Olimpiadi di Tokyo. Momotaro, Sacred Sailors è un primo vagito soffocato dalla Storia, da Little Boy e Fat Man, dalla sua stessa natura di film di propaganda. Difficile, se non impossibile, restituirgli un po’ di visibilità negli anni dell’occupazione a stelle e strisce: si dovranno attendere gli anni Ottanta e una copia in negativo della pellicola ritrovata dalla Shochiku.
Grazie a Cannes Classics, una sezione altra che è una sorta di dimensione parallela, di macchina del tempo capace di farci riassaporare il cinema d’antan, Momotaro, Sacred Sailors trova finalmente una platea internazionale. Restaurato in 4K, praticamente perfetto, il film di Seo è la quinta pellicola portata al Festival di Cannes dalla Shochiku: un appuntamento annuale da seguire con religiosa attenzione.

Propaganda, guerra, vittoria, bambini che sognano di diventare soldati valorosi e di paracadutarsi sugli Stati Uniti. Gli yankee sono tratteggiati come degli orchi, degli oni, con tanto di corno in testa – l’idea è ripresa dal precedente mediometraggio Momotaro’s Sea Eagles (Momotarō no Umiwashi) diretto da Seo nel 1937. E anche Braccio di Ferro e l’immancabile scatola di spinaci non vengono risparmiati: una gag fulminante, tipica dell’animazione di propaganda del periodo bellico, che tra Occidente e Oriente non ha fatto prigionieri.
La Storia ci racconterà un finale diverso, l’animazione giapponese ripartirà faticosamente dalle proprie ceneri, diventerà un colosso, ragionerà in maniera straordinaria sulle tragedie della Seconda guerra mondiale (Barefoot Gen, Una tomba per le lucciole, Si alza il vento). Nonostante gli evidenti limiti grafici della prima parte della pellicola, la balbettante fluidità dei movimenti, le proporzioni sballate e le tante ingenuità narrative, Momotaro, Sacred Sailors mette in mostra nella parte finale una qualità grafica crescente, una maggiore accuratezza nei fondali, delle movenze più armoniose. Oltre a ispirare un Osamu Tezuka ancora adolescente, presente alla proiezione del 1945, Momotaro, Sacred Sailors è un passo importante verso quel tratto grafico, quella linea chiara, che sarà perfezionata negli anni Sessanta da artisti come Yasuji Mori – si vedano soprattutto i cortometraggi Kitty’s Graffiti (1957) e Kitty’s Studio (1959), il percorso artistico nella Tōei e il fondamentale contributo alla formazione di autori come Hayao Miyazaki e Gisaburō Sugii e allo stile grafico delle serie del World Masterpiece Theater.

Oltre al valore storico, produttivo ed estetico, Momotaro, Sacred Sailors ci lascia in eredità un finale amaramente significativo, coi vittoriosi paracadutisti giapponesi che richiamano l’immagine dei soffioni e coi bambini che si lanciano su una sagoma degli Stati Uniti disegnata sulla sabbia, emulando gli adulti e sognando future conquiste. E con gli ufficiali a stelle e strisce, oramai spalle al muro, che bofonchiano ripetutamente unconditional surrender

Note
1.
Il film è conosciuto con due titoli internazionali: il più utilizzato, solitamente, è Momotaro’s Divine Sea Warriors, ma il titolo inglese scelto per la versione restaurata presentata a Cannes 2016 è Momotaro, Sacred Sailors. La sostanza non cambia.
Info
La scheda di Momotaro, Sacred Sailors sul sito del Festival di Cannes.
Momotaro, Sacred Sailors sottotitolato in inglese su youtube.
La scheda di Momotaro, Sacred Sailors su AnimeNewsNetwork.
  • Momotaros-Divine-Sea-Warriors-1945-Momotaro-Umi-no-Shinpei-01.jpg

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