Rester vertical

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In concorso alla 69esima edizione del Festival di Cannes, Rester vertical segna il ritorno di Alain Guiraudie dopo Lo sconosciuto del lago: un film grezzamente e matericamente esistenzialista, in cui si mettono a confronto uomini e bestie.

L’animale che mi porto dentro

Inoltratosi nella regione della Lozère, in cerca di lupi, di volti e/o di situazioni con cui riempire la propria vita e magari provare a scrivere la sceneggiatura che gli viene chiesta dal suo produttore, Léo incontra una ragazza, che aiuta il padre a portare al pascolo le pecore. Da lei avrà un figlio. Ma lì vicino Léo comincia a interessarsi anche a un misterioso ragazzo, che però gli sfugge. Il tempo passa, l’ispirazione non arriva e i soldi cominciano a scarseggiare… [sinossi]

Si parla costantemente della mancanza di coraggio del nostro cinema e, spesso, si finisce inevitabilmente per metterlo a confronto con quel che viene prodotto in Francia, opere che appaiono in media molto più complesse, stratificate, ambiziose e anche scomode delle nostre. Rester vertical, presentato in concorso alla 69esima edizione del Festival di Cannes, sembrerebbe proprio fare scuola in tal senso. Il regista, Alain Guiraudie, che con Lo sconosciuto del lago aveva ottenuto un successo internazionale (e il film era uscito anche in Italia, distribuito da Teodora), mette in scena in effetti una serie di situazioni ai limiti: l’atto di sodomia subito da un anziano per accompagnarlo alla morte, la vagina di una donna vista prima come oscuro oggetto del desiderio (e come origine dei piaceri del mondo) e poi come valvola meccanica da cui far uscire dei neonati (in una ripresa di una crudezza quasi insostenibile), e così via.

Scelte coraggiose e radicali che confermano l’essenza materica e ardimentosa del cinema di Guiraudie, visto che anche ne Lo sconosciuto del lago vi erano scene esplicite girate con una estrema naturalezza. Ma, stavolta, rispetto alla geometria narrativa e di messa in scena del suo precedente film, in Rester vertical vien a tratti da domandarsi a cosa serva tutto ciò.
Guiraudie ci vuole raccontare il percorso di perdizione di un uomo che, rifugiatosi tra monti, pastorelle, pecore e lupi, finisce per perdere la bussola e la lucidità e arriva a lambire – e, anzi, ad abbracciare – il suo lato ferino. Rester vertical per l’appunto, da un modo di dire locale, della regione della Lozère, che sta ad indicare il fatto che si deve restare verticali davanti ai lupi, li si deve affrontare a viso aperto. Il lupo come il male, il predatore feroce, e come il lato oscuro dell’umano. E dunque restare verticali, restare bipedi e senzienti, è la sfida del nostro protagonista, che dovrebbe scrivere una sceneggiatura per un produttore e non riesce a mettere su carta nemmeno una parola, rinunciando man mano a esprimersi intellettualmente e sprofondando invece verso l’apatia mentale e verso una vita di stenti.

Tutto questo percorso di discesa agli inferi – espresso in maniera magnifica dalla ripresa a bordo di un auto che viaggia con difficoltà lungo una serie di tornanti da cui si palesa un vuoto spaventoso – dà però nel complesso l’impressione di snodarsi in modo intermittente, quasi schizofrenico, con troppi cambi di tono e di registri e dove l’unico comun denominatore pare essere l’umorismo con cui Guiraudie affronta ogni situazione. Un umorismo, che non è ironia feroce ma che sembra piuttosto essere connotato da bonarietà e da uno sguardo col sopracciglio sempre alzato, ad indicare la sufficienza con cui vengono giudicati i personaggi. Perciò questo atteggiamento finisce inevitabilmente per smussare la radicalità dei materiali messi in mostra in Rester vertical, tanto che viene da domandarsi se il suddetto coraggio, il gusto di épater le bourgeois, non sia piuttosto una maniera, una posa, un sagace quanto innocuo divertimento. E allora sembra inevitabile essere portati a pensare che Rester vertical possa essere definito e limitato, al di là di tutte le sue provocazioni, come un film semplicemente “carino”, come tanti introversi film italiani degli ultimi decenni, cosa che non avremmo mai pensato di dire di fronte all’ottimo Lo sconosciuto del lago.

Info
La scheda di Rester vertical sul sito del Festival di Cannes.
Il sito ufficiale di Rester vertical.
  • Rester-vertical-2016-Alain-Guiraudie-01.jpg

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